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Martedì, 30 Aprile 2019 17:52

Cambiamenti oceanici mai visti

Figura 1. Confronto tra andamenti temporali in comunità marine Nell’ultimo decennio il riscaldamento terrestre ha portato a mutamenti biologici su scala oceanica senza precedenti. Un nuovo studio internazionale, a cui partecipa il Cnr-Ismar, suggerisce che le future variazioni di temperatura avranno effetti ancor più importanti sulla vita marina. I risultati, pubblicati su Nature Climate Change, sono stati ottenuti grazie a un nuovo modello numerico globale costruito sulla teoria ‘Metal’ Secondo il 5th Assessment Report dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dal 1995 l'oceano globale ha assorbito oltre il 90% del calore in eccesso intrappolato nell'atmosfera dai gas serra. Tuttavia, solo una minuscola parte degli oceani è attualmente monitorata rispetto al cambiamento globale, il che limita la nostra capacità di prevedere le sue implicazioni sulla biodiversità a scala oceanica. Alessandra Conversi dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) partecipa a un team di ricerca internazionale, guidato dal Cnrs (Francia), che, utilizzando un nuovo modello numerico globale, prevede che l'aumento del calore oceanico porterà a sostanziali cambiamenti biologici nel mare. Lo studio, pubblicato su Nature Climate Change, identifica in particolare alterazioni inusuali nella vita marina dopo il 2010 nel Pacifico, nell'Oceano Atlantico e nell'oceano Artico. “Questi risultati suggeriscono l'inizio di una nuova era climatica caratterizzata da forti cambiamenti biologici in regioni sempre più diffuse”, spiega Conversi.
Pubblicato in Medicina
La neve delle Alpi Europee fonde più velocemente a causa delle polveri del Sahara. Lo hanno scoperto i ricercatori del dipartimento di Scienze dell’ambiente e della terra dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con Arpa Valle d’Aosta, INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), ricercatori francesi (Univ. Grenoble Alpes, Météo-France e CNRS) e Max Planck Institute, in Germania. I risultati dello studio Saharan dust events in the European Alps: role in snowmelt and geochemical characterization, condotto da Biagio Di Mauro (assegnista dell’Università di Milano-Bicocca),sono stati recentemente pubblicati sulla rivista internazionale “The Cryosphere”. Grazie all’utilizzo di un modello numerico che ha permesso di simulare la dinamica nivale includendo ed escludendo l’effetto delle polveri, i ricercatori hanno potuto stimare l’effetto delledeposizioni di sabbia sahariana sulla neve nella catena Alpina. Analizzando i dati, i ricercatori hanno appurato che in anni caratterizzati da intense deposizioni sahariane, come nella stagione del 2015/2016, le polveri hanno causato un anticipo della scomparsa della neve di circa un mese - pari a un quinto della stagione nivale - in un sito a 2160 m di quota in Valle d’Aosta.
Pubblicato in Ambiente
Uno studio di un team di ricerca della Sapienza, in collaborazione con l’Istituto Pasteur di Roma, l’Università Cattolica e il Jackson Laboratory (USA), ha caratterizzato il meccanismo di azione di due molecole per rallentare il declino muscolare legato all’età. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Aging Cell Uno dei primi effetti dell’invecchiamento è la perdita di massa muscolare scheletrica associata a una riduzione della forza. Questo processo, denominato sarcopenia, è spesso accompagnato dall’alterazione delle giunzioni neuromuscolari, con conseguente compromissione della comunicazione tra sistema nervoso e tessuto muscolare. È importante quindi mantenere funzionanti e in salute i muscoli anche nell’età senile per aumentare la qualità stessa della vita delle persone anziane. Per fare luce su questo meccanismo, un nuovo studio coordinato dal gruppo di ricerca di Antonio Musarò del Dipartimento di Scienze anatomiche istologiche medico legali e dell'apparato locomotore della Sapienza, in collaborazione con l’Istituto Pasteur-Italia, l’Università Cattolica di Roma e il Jackson Laboratory (USA), ha analizzato il fattore di crescita IGF-1, che ha un ruolo fondamentale per il differenziamento delle cellule muscolari.
Pubblicato in Medicina

 

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