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Dicembre 2020


Già prima dei tre anni i bambini possono apprendere capacità empatiche e altruistiche, grazie al dialogo sulle proprie e altrui emozioni e sul significato dei comportamenti prosociali. Questo è il risultato di una ricerca condotta presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” di Milano-Bicocca, dal titolo “Promoting prosocial behavior in toddlerhood: A conversation-based intervention at nursery”, appena pubblicata sul Journal of Experimental Child Psychology (DOI: 10.1016/j.jecp.2020.105056).

 Il gruppo di ricercatori, composto da Elisa Brazzelli, Ilaria Grazzani e Alessandro Pepe, ha messo a punto il programma TEPP – Toddler Empathy and Prosociality Program – per promuovere nei piccoli l’empatia e i comportamenti prosociali, ovvero quelle azioni orientate al benessere altrui senza trarne un vantaggio personale. Il programma è basato sulla lettura di ‘storie prosociali’ e sulla successiva conversazione con piccoli gruppi di bambini relativa sia a stati interni come emozioni, desideri e intenzioni sia a condotte prosociali. I partecipanti allo studio sono stati 142 bambini, di età compresa tra i 21 e i 36 mesi frequentanti dieci nidi di province lombarde, e i loro genitori a cui è stato chiesto di compilare questionari.

Pubblicato in Medicina

Ad effettuare la scoperta un team internazionale guidato da ricercatori dell’Agenzia Spaziale Italiana e del Mullard Space Physics Lab dello University College London

La responsabilità è delle onde magnetiche. È stato così risolto il giallo della variazione chimica tra la fotosfera solare e la sua corona, grazie ad una combinazione unica di osservazioni multi-quota acquisite simultaneamente da Terra e dallo spazio.

Per la prima volta è stato possibile non solo osservare onde magnetiche nella cromosfera del Sole, ma anche identificare un legame tra queste onde e le regioni coronali dove viene esaminata l’anomalia chimica. Questo risultato è stato ottenuto grazie all’utilizzo combinato di dati simultanei acquisiti dallo spettropolarimetro italiano ad alta risoluzione BIS realizzato dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e installato fino al 2019 al telescopio DST (New Mexico, USA), dallo spettrometro UV EIS a bordo della missione JAXA Hinode, e dai dati acquisiti dal Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA.

Ad effettuare questa scoperta è stato un gruppo internazionale guidati da ricercatori dell’Agenzia Spaziale Italiana e del Mullard Space Physics Lab dello University College London (UCL/MSSL). Sono coinvolti anche 7 tra istituti di ricerca e università, tra cui l’INAF, oltre al working group internazionale sulle onde nell’atmosfera solare (WaLSA). I risultati sono stati pubblicati sull’edizione speciale sull’onde magneto-idrodinamiche nel Sole del Philosophical Transaction della Royal Society A e l’Astrophysical Journal.

Pubblicato in Astrofisica
Lunedì, 21 Dicembre 2020 09:48

Quando il ghiaccio sparì dal Nord Atlantico


Lo studio, a cui hanno partecipato l’Istituto di scienze polari del Cnr e l’Università Ca’ Foscari Venezia, mostra che durante l’ultima era glaciale nel Nord Atlantico le riduzioni di ghiaccio marino si verificarono nell’arco di 250 anni, in concomitanza con eventi di rapido aumento delle temperature. I risultati sono pubblicati su Pnas Gli improvvisi eventi di riscaldamento climatico nell’emisfero Nord, avvenuti durante l’ultima era glaciale, sono stati accompagnati da una egualmente rapida riduzione dell’estensione di ghiaccio marino nel Nord Atlantico. A sostenerlo è un lavoro sul paleoclima pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) e realizzato da un team di ricerca internazionale di cui hanno fatto parte l’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) e l’Università Ca’ Foscari Venezia, e coordinato dall’Università di Bergen (Norvegia).

Pubblicato in Ambiente
Lunedì, 21 Dicembre 2020 09:15

Maculopatia atrofica

 

La degenerazione maculare legata all'età (Age-related Macular Degeneration, AMD di tipo atrofica) o più comunemente chiamata maculopatia atrofica è una grave patologia oculare che interessa la macula, ossia la porzione della retina più ricca di fotorecettori e responsabile della visione centrale fine e dettagliata che ci permette di riconoscere un volto, leggere, eseguire lavori di precisione, guidare l'auto etc.

Nei Paesi tecnologicamente avanzati, l'incidenza della maculopatia atrofica è aumentata fortemente e continua ad aumentare a causa dell'incremento della vita media. L' AMD colpisce infatti circa l'11% delle persone di età compresa tra i 65 e i 74 anni e tale percentuale cresce sensibilmente man mano che si considerano fasce d'età più avanzata. Oggigiorno la maculopatia atrofica, nei paesi più industrializzati, rappresenta la causa più comune di cecità legale e di ipovisione nelle persone di età superiore ai 55 anni. L'AMD può presentarsi in due forme: l'AMD atrofica (o non-neovascolare o secca) e l'AMD essudativa (o neovascolare o umida). La maculopatia esordisce solitamente nella forma atrofica (90% dei casi) e più raramente (10% dei casi) nella forma essudativa. In alcuni pazienti l'AMD atrofica può evolvere in forma essudativa.

La maculopatia atrofica è caratterizzata dalla presenza di drusen, minuscole aree di accumulo di materiale di scarto derivante prevalentemente dal metabolismo delle cellule retiniche, che si localizzano tra l'epitelio pigmentato retinico (RPE) e la membrana di Bruch. Le drusen sono evidenziabili all'esame del fondo oculare ed appaiono come piccole formazioni di colore giallastro.

Pubblicato in Medicina

 

L’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19 è ancora protagonista delle nostre vite e anche il Natale che ci aspetta sarà diverso da quelli passati. Come accade ogni anno, però, il WWF Italia propone una rilettura green delle feste natalizie, che permetterà di rispettare le tradizioni, ma con un occhio di riguardo per la tutela dell’ambiente che, mai come in questo momento storico, è indice anche della salute umana.

Ecco i 5 consigli da seguire come una buona stella, per rendere più sostenibili anche i giorni di festa.

 

1) IL BUON MENU
Scegliamo un eco-cenone in famiglia: per realizzarlo esistono piatti della cucina tradizionale italiana, oltre a quelli strettamente vegetariani, perfetti per bilanciare il gusto e il rispetto della natura. Fra questi la ribollita toscana, zuppa di fagioli, tortelli di zucca, carciofi alla romana o fritti, insalata di rinforzo campana. Potete anche preparare ricette green sostituendo, ad esempio, il ragù di carne con verdure o legumi. Per il pesce preferite specie meno conosciute e poco richieste, come il sugarello, il tonnetto allitterato, il tombarello, lo zerro, il muggine, il pesce serra, insieme a molluschi come vongole, cozze e ostriche .
Per non sbagliare a tavola seguite 3 principi fondamentali: prodotti di stagione, locali, zero sprechi di cibo con l’aggiunta della taglia giusta per il pesce! E per approfondire consultate la guida al consumo di pesce sostenibile sul sito pescesostenibile.wwf.it

Pubblicato in Ambiente
Lunedì, 21 Dicembre 2020 09:02

Si può controllare il caos?

 

Ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Cnr e della Universidad Carlos III di Madrid hanno dimostrato come reti caratterizzate da una dinamica caotica possano essere indirizzate a raggiungere un comportamento, purché compatibile con la dinamica spontanea del sistema. Il lavoro è pubblicato su Scientific Reports

Ricercatori dell’Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc) e della Universidad Carlos III (Madrid, Spagna) hanno dimostrato come reti caratterizzate da una dinamica caotica possano essere indirizzate a raggiungere un comportamento. Il lavoro pubblicato su Scientific Reports propone un protocollo capace di guidare la rete in direzione di una evoluzione desiderata, purché questa sia compatibile con la dinamica spontanea del sistema.

Pubblicato in Scienza generale


 

Innovativo progetto scientifico dello scienziato Pierre Thibault recentemente entrato a far parte nell'Ateneo triestino, grazie ad un grant ERC dell'Unione europea.
Nelle minuscole stelle marine che vivono nel mare di Norvegia sono state rinvenute delle spie dei cambiamenti climatici. Sono cambiamenti che avvengono nel loro organismo e che per la prima volta sono stati osservati grazie a quella sorta di potente microscopio che è il sincrotrone "Elettra", nell'ambito di una ricerca condotta dal gruppo scientifico del fisico Pierre Thibault, dell'Università degli studi di Trieste (Dipartimento di Fisica), con Irene Zanette, ricercatrice dell'Università di Southampton che, dal prossimo gennaio, lavorerà proprio alla macchina di luce di sincrotrone "Elettra" di Trieste.

Pubblicato in Ambiente


Ricercatori italiani e peruviani, coordinati dal Dipartimento di Biologia ambientale, sono partiti dall’analisi della morfologia dentale di individui che vivevano nelle aree corrispondenti a Bolivia, Cile e Perù più di mille anni fa per comprendere le dinamiche di migrazione e i legami biologici di queste popolazioni prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo
Un gruppo di ricercatori italiani e peruviani, coordinati dal Dipartimento di Biologia ambientale, ha analizzato la morfologia dentale di un campione di 1591 individui provenienti da 66 siti della Bolivia, del Cile e del Perù, risalenti al periodo arcaico e intermedio tardo (tra il 1000 d.C. e il 1450 d.C.) per tentare di comprendere la complessa storia delle popolazioni che risiedevano in queste aree prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo.

I risultati dello studio, pubblicato su PLoS One, hanno permesso di individuare le dinamiche e i legami biologici tra i diversi gruppi umani e suggeriscono che la popolazione dell’area geografica studiata abbia subito l’influenza di due fattori importanti: la presenza stabile di una popolazione e il cambiamento culturale dovuto ai movimenti delle popolazioni.

Pubblicato in Antropologia



I soggetti Non-Demented with Alzheimer Neuropathology (NDAN) hanno la capacità di attivare una risposta cerebrale antiossidante efficace al punto da far fronte alla neurodegenerazione causata dall’Alzheimer.
A dimostrarlo è un nuovo studio pubblicato su The Journal of Neuroscience, dal titolo “Oxidative damage and antioxidant response in frontal cortex of demented and non-demented individuals with Alzheimer’s neuropathology”, frutto della collaborazione tra la University of Texas Medical Branch, l’Oregon Health & Science University e l’Università degli Studi di Roma Tre.

La demenza è in crescente aumento nella popolazione generale ed è stata definita dal Link identifier #identifier__10473-1Rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e di Alzheimer’s Disease International una priorità mondiale di salute pubblica: circa 35,6 milioni di persone nel mondo ne risultano affette, con 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno e un nuovo caso diagnosticato ogni 4 secondi. In Italia, secondo l'Istat, circa 1 milione di persone sono colpite da demenza e circa 3 milioni sono direttamente o indirettamente coinvolte nell’assistenza dei loro cari. Tra le forme di demenza, la più comune e devastante è la malattia di Alzheimer, i cui casi potrebbero triplicare nei prossimi 40 anni, in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione, con costi sociali ed economici elevatissimi.

Pubblicato in Medicina

 


Lo studio condotto all’Università di Pisa pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.


La replicazione immediata, involontaria e automatica dell'espressione facciale del partner prolunga la durata dei contatti sessuali e porta vantaggi “sociali” nel lungo periodo. È questo quanto emerge da una ricerca sui bonobo (Pan paniscus), una delle grandi scimmie più strettamente imparentate con la nostra specie, condotto da un gruppo di etologi dell’Università di Pisa e pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.
Lo studio, iniziato nel 2017 in una delle più grandi colonie al mondo di bonobo ospitata presso il Wilhelma Zoo a Stoccarda in Germania, ha esaminato la Mimica Facciale Rapida attraverso quattro espressioni facciali: il sorriso a denti stretti (silent bared-teeth), il broncio (pout-face), la risata (play face) e la bocca ad anatra (duck-face).
“Grazie ai bonobo siamo riusciti per la prima volta a studiare il fenomeno della mimica facciale nel contesto sessuale”, spiega professoressa Elisabetta Palagi del Dipartimento di Biologia che ha condotto la ricerca con le dottoresse Giada Cordoni, consulente del Museo di Storia Naturale di Calci dell’Ateneo Pisano, Marta Bertini e Giulia Annicchiarico.

Pubblicato in Medicina

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