Settembre 2022


L’Università degli Studi di Milano propone due progetti per l’agricoltura studiati partendo dal cambiamento climatico in atto: dall’uso irriguo delle acque reflue depurate, riutilizzate in un’ottica di economia circolare, all’efficientamento dell’irrigazione durante la primavera e l’estate, per minimizzare gli effetti degli sbalzi
termici. Cercare di fronteggiare il cambiamento climatico in un settore particolarmente fragile come quello agricolo attraverso l’adattamento e lo sfruttamento del cambiamento climatico stesso: sono questi gli obiettivi principali di due progetti dell’Università degli Studi di Milano per efficientare il consumo di acqua, dedicati soprattutto a vigneti e coltivazioni di mais e riso.
Si tratta di ADAM (ADAttamento al cambio climatico con irrigazione Multifunzionale per la viticoltura) e di DWC (Digital Water City), coordinati dal Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali (DISAA) della Statale.

Gestione multifunzionale dell’irrigazione per i vitigni
Gli effetti del cambiamento climatico come l’intensificarsi di fenomeni meteorologici estremi (gelate tardo primaverili, ondate di calore estive, siccità) stanno creando criticità anche in un settore che fino ad ora si era dimostrato maggiormente resiliente: quello vitivinicolo. Settore strategico per l’Italia, che fino ad oggi sembrava risentire meno di altre colture anche degli effetti della scarsità idrica ma che ora teme per la qualità di produzione delle uve a marchio italiano, famose in tutto il mondo, con un fatturato da 1,7 mld di euro in export solo per il primo trimestre 2022 (dati elaborati dall' Osservatorio di Unione Italiana Vini). In quest’ambito, la Statale di Milano ha studiato il progetto ADAM (ADAttamento al cambio climatico con irrigazione Multifunzionale per la viticoltura), cofinanziato da Regione Lombardia nell’ambito del “Bando per il finanziamento di progetti di ricerca in campo agricolo e forestale”. La gestione multifunzionale dell’irrigazione, che si è svolta in via sperimentale nella stagione 2020 e 2021 presso alcuni vitigni di Chardonnay, ha evidenziato come l’irrigazione può essere utilizzata come protezione dalle gelate tardive primaverili (l’erogazione continua dell’acqua ha permesso di proteggere le gemme con uno strato di ghiaccio in continua formazione) e dagli eccessi termici estivi (con una riduzione media della temperatura dell’aria tra i 2.5°C e i 3°C durante gli episodi più significativi), garantendo la produzione e la qualità delle uve in funzione dell'obiettivo enologico prefissato. Inoltre, le pratiche suggerite consentono di produrre consistenti risparmi di volumi idrici e di nutrienti utilizzati e miglioramenti tangibili sulla qualità e quantità delle produzioni a beneficio dell’ambiente ma anche dell’economia aziendale. Infatti, il sistema di irrigazione a goccia automatizzato, associato a quello climatizzante tramite spruzzatori, permette la gestione della risorsa idrica in modalità efficiente, portando l’agricoltore ad impegnare la quantità idrica che tradizionalmente utilizza soltanto a protezione dallo stress idrico anche per proteggere il vigneto da eccessi termici estivi e gelate tardive, incrementando la resa e la qualità delle uve ottenute. “Un occhio di riguardo nelle nostre ricerche va sicuramente nella direzione della sostenibilità economica e ambientale. Ecco perché diventa fondamentale adottare pratiche irrigue innovative, in grado di garantire alle piante sia un’adeguata nutrizione idrica, sia un’efficace protezione dagli eccessi, con un elevato livello di automatizzazione della gestione degli interventi”, spiega il coordinatore del progetto Claudio Gandolfi, docente di Idraulica Agraria e Sistemazioni idraulico-forestali dell’Università Statale di Milano.


Utilizzo irriguo delle acque reflue depurate
Altro progetto che vede l’acqua come protagonista, è Digital Water City DWC, progetto H2020 di economia circolare, a cui la Statale partecipa con altre capitali europee (Berlino, Parigi, Copenaghen, Sofia). Il progetto prevede un utilizzo irriguo per le acque reflue, partendo dal depuratore situato a sud di Milano (Peschiera Borromeo): è stato creato un unico percorso che si sviluppa dal momento della produzione delle acque reflue, al loro trattamento, al controllo delle qualità dello scarico fino al riuso in agricoltura. In questo modo, l’acqua trattata non viene più scaricata nel fiume Lambro, come succede ora, ma controllata durante tutto il percorso e riutilizzata direttamente per l’irrigazione attraverso impianti ad alta efficienza.
Grazie a sistemi di monitoraggio con telerilevamento e droni per capire quando è il miglior momento per irrigare, l’intera filiera viene digitalizzata e monitorata attraverso una APP (un cosiddetto match-making tool per gli agricoltori e gestori dell’impianto e consorzio d’irrigazione per avere informazioni su qualità e quantità acqua disponibile), la cui interpretazione delle immagini è realizzata in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. Al progetto ha partecipato anche l’Istituto Superiore di Sanità che ha seguito le procedure per la gestione del rischio a livello dell’impianto di depurazione. “In prospettiva, con le tecniche proposte dal progetto, si potrebbero irrigare circa 2000 ettari con acque riciclate (pari a circa 2.800 campi da calcio), tutta acqua che attualmente viene scaricata nel Lambro e solo in parte eventualmente riutilizzata in seguito, ma in modo meno efficiente e controllato. Inoltre, grazie alle pratiche di depurazione che assicurano un’elevata qualità delle acque trattate, è anche possibile ipotizzare lo sviluppo di filiere a km 0 grazie alla prossimità con la città di Milano”, afferma il coordinatore del progetto Gian Battista Bischetti, docente di Idraulica Agraria e Sistemazioni idraulico-forestali alla Statale e Direttore del Dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali DiSAA.

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Palazzo Zabarella

 

01 ottobre 2022 – 26 febbraio 2023
Palazzo Zabarella, Padova



Così si legge nel Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, pubblicato a Milano l’11 marzo 1915 a opera di Giacomo Balla e Fortunato Depero, “astrattisti futuristi”, come loro stessi si firmano. Il manifesto costituisce la prima teorizzazione e testimonianza della tendenza non figurativa dell’arte d’avanguardia in Italia prefigurando un’arte “polimaterica”, un’arte nuova che diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti.
Ed è proprio il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo, a siglare il punto d’arrivo di una stagione artistica, quella del Futurismo, che è l’anima e l’essenza di una mostra d’eccezione che indaga in modo assolutamente inedito le origini del movimento. “Futurismo 1910-1915. La nascita dell’avanguardia”, allestita nelle sale di Palazzo Zabarella a Padova, con la curatela di Fabio Benzi, Francesco
Leone, Fernando Mazzocca, si impone infatti, come “sguardo altro”, offrendo una visione nuova ed originale e invitando alla scoperta di una realtà artistica fino a ora poco, o per niente, svelata. Sebbene negli ultimi quarant’anni si siano succedute molteplici rassegne dedicate al Futurismo, nessuna si è mai focalizzata in termini critici ed esaustivi sui presupposti culturali e figurativi, sulle radici, sulle diverse anime e sui molti temi che hanno concorso prima alla nascita e poi alla deflagrazione e alla piena configurazione di questo movimento che ha caratterizzato in modo così dirompente le ricerche dell’arte occidentale della prima metà del Novecento.

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Nasce dalla collaborazione tra Policlinico Gemelli e Ospedale Pediatrico Bambino Gesù la gestione di pazienti con degenerazioni retiniche ereditarie mediante terapie innovative
Oggi distinguono meglio i dettagli e riescono a muoversi con fiducia negli ambienti poco illuminati, senza timore di inciampare negli oggetti: un fratellino e una sorellina di 8 e 3 anni, affetti dalla stessa forma di distrofia retinica ereditaria, hanno riacquistato importanti capacità visive in seguito al trattamento con terapia genica. Gli interventi sono stati eseguiti in collaborazione dalle unità di Oculistica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, nell’ambito di un progetto avviato nel 2021 per la gestione comune di pazienti pediatrici e adulti affetti da degenerazioni retiniche ereditarie. La bambina che ha riacquistato la vista è la più giovane paziente in Italia ad aver ricevuto questo trattamento.

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Mercoledì, 21 Settembre 2022 14:00

L’8 E IL 9 OTTOBRE TORNA URBAN NATURE

 

“LA NATURA SI FA CURA”: NELLE PIAZZE ITALIANE REGALATI UNA FELCE E AIUTACI A CREARE LE OASI NEGLI OSPEDALI DEI BAMBINI


Sabato 8 e domenica 9 ottobre torna Urban Nature, la festa della Natura in città promossa dal WWF e arrivata alla sesta edizione, che ha l’obiettivo di rendere sempre più evidente il valore della natura in città e rinnovare il modo di pensare e pianificare gli spazi urbani, ridando spazio alla biodiversità. Oltre il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane e nei prossimi 30 anni si arriverà al 70%: ma a oggi nelle città italiane il verde attrezzato allo sport e al gioco rappresenta appena il 14% del verde urbano, un gap che va colmato attraverso una riqualificazione pianificata delle nostre città.

L’urgenza è dettata dal fatto che la natura in città ha un inestimabile valore nel garantire e accrescere il nostro benessere urbano: le piante depurano l’aria dalle polveri sottili prodotte dalle nostre attività inquinanti, creano ombra e contribuiscono alla regolazione della temperatura e all’assorbimento dei gas serra, contrastando le cappe di calore rese sempre più frequenti e pericolose dal cambiamento climatico, così come allagamenti e frane che vengono mitigati dall’azione di regimazione delle acque piovane. Ma la natura in città ha molti altri effetti benefici anche sul benessere psico-fisico, in particolare dei più giovani, contribuendo a diminuire le possibilità di malattie cardiovascolari, patologie articolari, ansia, depressione, infezioni respiratorie e obesità. Per i bambini ricoverati in ospedale e per la loro riabilitazione la natura, poi, offre infiniti stimoli a livello motorio sensoriale e percettivo.

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Researchers introduce a new neurocomputational model of the human brain that could bridge the gap in understanding AI and the biological mechanisms underlying mental disorders.

A new study introduces a new neurocomputational model of the human brain that could shed light on how the brain develops complex cognitive abilities and advance neural artificial intelligence research. Published Sept. 19, the study was carried out by an international group of researchers from the Institut Pasteur and Sorbonne Université in Paris, the CHU Sainte-Justine, Mila – Quebec Artificial Intelligence Institute, and Université de Montréal.

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A joint study by the Israel Antiquities Authority, Tel Aviv University and the Weizmann Institute of Science: reveals the world’s earliest evidence of opium use Opium residue was found in pottery vessels excavated at Tel Yehud, dating back to the 14th century BC.
According to the researchers, the Canaanites used the psychoactive drug as an offering for the dead. A new study by the Israel Antiquities Authority, Tel Aviv University and The Weizmann Instituteof Science has revealed the earliest known evidence of the use of the hallucinogenic drug opium, and psychoactive drugs in general, in the world. The opium residue was found in ceramic vessels discovered at Tel Yehud, in an excavation conducted by Eriola Jakoel on behalf of the Antiquities Authority. The vessels that contained the opium date back to the 14th century BC, and they were found in Canaanite graves, apparently having been used in local burial rituals. This exciting discovery confirms historical writings and archeological hypotheses according to which opium and its trade played a central role in  the cultures of the Near East.

The research was conducted as part of Vanessa Linares’s doctoral thesis, under the guidance of Prof. Oded Lipschits and Prof. Yuval Gadot of Tel Aviv University’s Department of Archeology and Prof. Ronny Neumann of the Weizmann Institute, in collaboration with Eriola Jakoel and Dr. Ron Be’eri of the Israel Antiquities Authority, and The study was published in the journal Archaeometry.

In 2012, the Antiquities Authority conducted a salvage excavation at the Tel Yehud site, prior to the construction of residences there. A number of Canaanite graves from the Late Bronze Age were found in the excavation, and next to them burial offerings – vessels intended to accompany the dead into the afterlife. Among the pottery, a large group of vessels made in Cyprus and referred to in the study as “Base-Ring juglets,” stood out.

Pubblicato in Scienceonline
Mercoledì, 21 Settembre 2022 13:35

Il morbo di Alzheimer è diverso tra uomini e donne

 

 


Uno studio delle Università Statale di Milano, Insubria, Milano-Bicocca e Tor Vergata ha evidenziato che l’Alzheimer modifica l’interazione tra le proteine e la fisiologia delle cellule in modo differente tra uomini e donne. La pubblicazione su Cell Reports
Una donna che soffre del morbo di Alzheimer presenta un profilo metabolico differente da un uomo con la stessa patologia perché la malattia attiva o meno, a seconda del sesso, differenti meccanismi fisiopatologici.

Pubblicato in Medicina


Un recente articolo, pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, a firma di docenti dalla Sapienza e dell’Università di Padova, si inserisce nell’attuale dibattito sull’origine evolutiva di Homo sapiens. La forma globulare di crani umani ritrovati in Etiopia, e comune a tutta l’umanità moderna, suggerisce che la specie sia nata da un piccolo gruppo isolato
Le ipotesi sull’origine di Homo sapiens sono sempre di grande interesse. L’ultimo significativo contributo al tema è fornito dall’articolo Pan‐Africanism vs. single‐origin of Homo sapiens: putting the debate in the light of evolutionary biology, pubblicato sulla rivista Evolutionary Anthropology, a firma di Giorgio Manzi, paleoantropologo del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza, e di due docenti dell’università di Padova, la filosofa della scienza Andra Meneganzin e lo storico e filosofo della biologia Telmo Pievani.

Pubblicato in Paleontologia


Un nuovo studio, coordinato dal Dipartimento di Biologia e Biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, ha dimostrato che le basse dosi di radiazioni possono proteggere i cromosomi da stress genotossici. I risultati sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Communications Biology
Sebbene non ci siano dubbi sul fatto che alte dosi di radiazioni ionizzanti come i raggi X e i raggi gamma possono avere gravi conseguenze biologiche, non sono ancora chiari i rischi delle basse dosi sulla salute umana.

Comprendere gli effetti associati alle basse dosi di radiazioni riveste un’importanza rilevante dal punto di vista sociale, proprio per le continue esposizioni a cui siamo giornalmente sottoposti, durante il lavoro o gli screening medici, ma anche per i frequenti viaggi aerei. Determinare con certezza questi rischi, in primo luogo sugli organismi modello, è quindi uno dei compiti centrali dell’epidemiologia e della biologia delle radiazioni.

Pubblicato in Genetica



Una ricerca pubblicata dalla rivista ‘Global Change Biology’ e coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine del Cnr di Ancona ricostruisce la storia delle invasioni biologiche nel mare nostrum, che negli ultimi 130 anni ha subito l’arrivo di circa duecento nuove specie ittiche grazie al cambiamento climatico

Con centinaia di specie esotiche, il Mar Mediterraneo viene oggi riconosciuto come la regione marina più invasa al mondo. Una ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Global Change Biology e coordinata dall’Istituto per le risorse biologiche e biotecnologie marine (Cnr-Irbim) di Ancona, ricostruisce questa storia per le specie ittiche introdotte a partire dal 1896.

“Lo studio dimostra come il fenomeno abbia avuto un’importante accelerazione a partire dagli anni ’90 e come le invasioni più recenti siano capaci delle più rapide e spettacolari espansioni geografiche”, spiega Ernesto Azzurro del Cnr-Irbim e coordinatore della ricerca. “Da oltre un secolo, ricercatori e ricercatrici di tutti i paesi mediterranei hanno documentato nella letteratura scientifica questo fenomeno, identificando oltre 200 nuove specie ittiche e segnalando le loro catture e la loro progressiva espansione. Grazie alla revisione di centinaia di questi articoli e alla georeferenziazione di migliaia di osservazioni, abbiamo potuto ricostruire la progressiva invasione nel Mediterraneo”. Tale processo ha cambiato per sempre la storia del nostro mare.

Pubblicato in Scienza generale
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