Geologia

Geologia (40)

Fotointerpretazione

17 Dic 2003 Scritto da

Le fotografie aeree inizialmente utilizzate solo per scopi militari, trovano oggi sempre più frequente applicazione in campi diversi, che vanno dalla geologia in generale all'ingegneria civile, alla pedologia, alle scienze forestali, all'archeologia alla sociologia e all'individuazione di inquinamenti sia nelle acque continentali e marine che nell'atmosfera.
La foto aerea è il prodotto di una macchina fotografica simile alle normali macchine fotografiche, dalle quali differisce solo per il fuoco fisso all'infinito, le speciali sospensioni atte ad eliminare le vibrazioni dell'aereo e per il grande formato del negativo. Tale camera può riprendere fotografie da grandi altezze, in genere non inferiori ai 1000 m. I caratteri distintivi di queste camere sono: distanza focale, il formato del negativo e l'angolo di apertura dell'obiettivo. Queste foto vengono analizzate con particolari strumenti chiamati 'stereoscopi' che permettono una visione tridimensionale dell'area fotografata, evidenziando così, ben precise caratteristiche del terreno.

Terremoto Abruzzo - foto dall'alto

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La Polizia di Stato effettuando la sorveglianza dall'alto tramite elicotteri diffone le foto della tragedia con una dichiarazione: "Mi sono trovato di fronte a una scena orribile di morti e macerie" ha detto il capo della Polizia, riferendosi alla realtà delle zone colpite dal terremoto in Abruzzo. Manganelli ha sottolineato che i soccorsi sono stati attuati con "la tempestività che la situazione impone" e che sono stati arrestati anche i primi "sciacalli" in azione.

 

Ecco le foto della tragedia:

 

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Di ora in ora si rende sempre più chiaro e drammatico il rapporto dei danni e delle vittime del forte terremoto di questa notte avvenuto vicino a l’Aquila. Si hanno rapporti da varie zone di crolli e di interi centri storici abitati rasi al suolo, si organizzano centri di raccolte in varie zone della città di Aquila. E’ stato disposto la chiusura preventiva di tutte le scuole in Abruzzo e delle Autostrade e strade statali per la verifica tecnica di agibilità.

Abstract

Project for creating a geothermal course in the  academic system in El Salvador.

Countries involved: El Salvador and Italy.

The project consists on the development of a geothermal course with the aim to provide training in Geothermal activities for technical and academic/research personnel of the university of El Salvador.  The project will involve the Institute for Geosciences and Earth Resources of the National Research Council of Italy (IGG-CNR), UES - San Salvador, LaGeo - San Salvador, CONACYT El Salvador and the Universities of Palermo (UNIPA).

Main objectives can be summarized as follows:

  • Transfer techniques and scientific know-how in order to contribute to the study of natural resources of geothermal origin in the El Salvador geological area;
  • Develop a suitable  plan for management of the geothermal resources in the next future; 
  • Contribute to the setup a specific sector within academic and research institutions responsible for management and exploitation of natural resources, with a resulting increase in their man-power, and, in particular, in the skill of the personnel;
  • Create a closer link between institutions, academic community, and the local population where geothermal activities are carry on (Ahuachapan and Berlin).

As expected consequence of these objectives, the project will be helpful in promoting and improving Academic and Research Institutions as far as the energy field of investigation is concerned. Finally these efforts will contribute to the knowledge in the geothermal energy potentiality  from a the socio-cultural point of view.

L’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’ENEA, in apertura dei lavori della giornata di studio su “Nuove idee per l’adeguamento sismico degli edifici storici” , che si è tenuta oggi all’ENEA, ha dichiarato: “In accordo con la sua nuova missione di Agenzia, l’ENEA è impegnata nel trasferimento delle più avanzate tecnologie antisismiche, già sviluppate per il settore energetico, al settore edilizio per la protezione sismica degli edifici e delle infrastrutture. La messa in sicurezza, il recupero e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, in particolare per gli edifici di interesse storico e artistico dei centri storici delle aree geografiche interessate dai terremoti, come il centro dell’Aquila, che rivestono una significativa rilevanza per il nostro Paese, fanno parte di una strategia economica e sociale, orientata allo sviluppo sostenibile.”

Riconoscere le zone con specifiche caratteristiche geologiche è essenziale sulla Terra per determinare dove è più probabile trovare un certo minerale o giacimenti di petrolio ma anche per individuare il percorso che deve seguire una strada o dove costruire insediamenti al sicuro da frane. Ma è altrettanto importante capire come si è formata una certa area, se una montagna si è innalzata da un antico fondo marino o è stata un vulcano ormai inattivo, le aree fossilifere o le sorgenti. Le carte geologiche sono gli strumenti che vengono usati per rispondere a queste esigenze e sono la rappresentazione dei diversi tipi di rocce che affiorano sulla superficie terrestre, evidenziati da colori convenzionali, ed le loro zone di contatto, inoltre ne è indicano anche l'età. I dati, su cui si basa storicamente la produzione di queste mappe, sono le rilevazioni geologiche locali, la fotografia aerea e, più recentemente, quella da satellite. Si ha traccia di mappe geologiche fin dall’antichità come quella realizzata intorno al 1150 A.C. riguardante i depositi auriferi dell'antico Egitto. La prima carta geologica “moderna” e di solito considerata quella prodotta da William Smith nel 1819, anno in cui realizzò la prima carta geologica dell'Inghilterra.

Nelle date dal 06 al 08 Dicembre 2009 gli speleosubacquei Moi Marcello, Vittorio Crobu e Carla Corongiu del Gruppo speleologico "Vittorio Mazzella" di Dorgali (Nu), sono stati invitati dalla associazione speleologica Progetto Sebino, per esplorare un sifone posto a circa 460 mt di profondità dall'ingresso, nella grotta denominata Abisso Bueno Fonteno e posta nel comune omonimo dell'Alto Sebino bergamasco.

La nostra associazione speleologica priva di scopo di lucro è sorta dall'unione di ben quattro gruppi speleologici locali; lo Speleo CAI Lovere (Bg), il G.S. Montorfano di Coccaglio (Bs), il G.S. Valle Imagna C.A.I.-S.S.I. (Bg) e lo Speleo Valtrompia di Marcheno (Bs), circa 3 anni fà.

Grazie al lavoro esplorativo di mappatura delle cavità e sorgenti compiuto sul territorio del Sebino dai 50 speleologi di questi quattro gruppi è stato possibile raggiungere il primo importante obbiettivo del ritrovamento ed esplorazione della grotta denominata "Abisso Bueno Fonteno", che misura ad oggi circa 17 Km tra cunicoli e grandi ambienti da noi cartografati (15° grotta d'Italia per lunghezza !) con un dislivello dall'ingresso di circa 500 mt.

Gli accadimenti legati all’eruzione di un vulcano pongono la collettività di fronte a diversi ordini di problemi. Il tipo di eruzione condiziona la tipologia dei rischi per la salute che possono verificarsi.
Nel recente caso del vulcano islandese Eyjafjallajkull i problemi di Public Health appaiono legati alla massiccia emissione di ceneri che, se da un lato producono i ben noti effetti negativi  sul traffico aereo, dall’altro ci inducono a riflettere su quali rischi per la salute possano configurare

Effetti respiratori

Il manifestarsi di sintomi respiratori da inalazione di cenere vulcanica dipendono da una serie di fattori: la concentrazione nell'aria di particelle sospese totali; la percentuale di particelle respirabili (inferiori cioè a 10 micron di diametro) nelle ceneri; la frequenza e la durata dell'esposizione, la presenza di silice libera cristallina, di gas vulcanici o di aerosol mescolati con la cenere;  le condizioni meteorologiche; i cosiddetti  “fattori di accoglienza” (condizioni di salute al momento dell’eruzione e  predisposizione  delle persone esposte incorrere in problemi respiratori);  uso di apparecchi di protezione respiratoria.
I sintomi acuti delle vie respiratorie comunemente riportati dalle persone durante e dopo la caduta della cenere al suolo sono costituiti da:
• irritazione nasale e di scarico (naso che cola)
• irritazione della gola o mal di gola franco, talvolta accompagnati da tosse secca
• persone con problemi respiratori preesistenti hanno sviluppato, nel corso di pregresse eruzioni vulcaniche, gravi sintomi bronchitici che sono perdurati sino ad alcuni giorni dopo la presenza visibile di cenere nell’ambiente (ad  esempio, tosse con produzione di espettorato, sibilo, respiro affannoso) e irritazione delle vie aeree
• persone con asma o bronchite hanno accusato  dispnea semplice o accompagnata da accessi di tosse
• Viene inoltre riferita, in modo diffuso, la sensazione soggettiva di “respirazione difficoltosa”

 

Una nube di cenere che si innalza dalla cima del vulcano. È questa l’immagine che, mai come in questi ultimi giorni, viene immediatamente in mente quando si pensa all’attività vulcanica. Durante la recente eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajoekull, tv e giornali ci hanno mostrato numerose immagini della colonna di cenere emessa dal vulcano. Molte delle immagini sono state riprese da aereo, molte altre acquisite da dispositivi montati a bordo di satelliti. Grazie alla grandissima diffusione di strumenti come Google Earth, è oggi noto a molti che immagini della superficie terrestre sono continuamente acquisite dai satelliti che orbitano intorno alla Terra a svariate centinaia di chilometri di altezza. Questi satelliti sono provvisti di sensori ottici, non molto diversi, come principio di funzionamento, dalle comuni macchine fotografiche.

Forse è meno noto che esistono altri satelliti che osservano la Terra utilizzando, invece della “luce”, una radiazione elettromagnetica a microonde simile a quella utilizzata per i telefoni cellulari o per riscaldare e cuocere pietanze nei forni, detti appunto “a microonde”. Uno dei vantaggi di tali sistemi è la capacità di acquisire immagini sia di giorno sia di notte, anche quando il cielo è coperto da nuvole o, come nel caso islandese, dalla cenere emessa dallo stesso vulcano, visto che in entrambi i casi le microonde riescono ad attraversale.

I sistemi lidar (Light Detection and Ranging) sono radar ottici basati sull’invio in atmosfera di radiazione laser e sono gli unici sistemi in grado di fornire la quota (base e top) di una nube vulcanica.
L’Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale del Cnr (Imaa-Cnr) coordina il progetto europeo EARLINET (European Aerosol Research Lidar Network), una rete di 26 stazioni lidar, costituitasi nel 2000 e distribuita a scala europea, dalla Norvegia al sud Italia, dal Portogallo alla Grecia.
Fin dalle prime ore dall’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull, le stazioni italiane EARLINET (L’Aquila, Napoli, Potenza e Lecce) sono in allerta e cominceranno le osservazioni appena le condizioni meteo lo permetteranno. Dai primi dati modellistici la nube potrebbe essere presente già da oggi nei cieli italiani, con un picco tra martedì e mercoledì.
Osservata in Olanda sin dal 15 aprile, la nube si è spostata sulla Francia e ha poi raggiunto la Germania. Il picco di intensità su Monaco è stato osservato il 17 aprile, dove lo strato più piccolo, di circa 100 metri e costituito da cenere (particelle più grosse), è sceso a quota 3000 m s.l.m.

 

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