Cinque scenari per il futuro della NASA

Pubblicata la prima sintesi del Rapporto Augustine, che dovrà guidare le scelte di Obama sui programmi di volo umano
Così com’è, “il programma di esplorazione spaziale umana americano è insostenibile. Persegue obiettivi che non coincidono con le risorse allocate”. Inizia con una dura premessa il documento che la Commissione Augustine – nominata dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama – ha elaborato negli ultimi mesi per ridefinire i piani di volo umano della NASA. Il rapporto, di cui al momento è stata pubblicata solo una sintesi alla quale seguirà a breve un corposo approfondimento, indica chiaramente che solo un aumento dei fondi può consentire alla NASA di proseguire il suo programma di voli umani. L’attuale budget della NASA, pari a 18,7 miliardi di dollari annui, dovrebbe crescere di altri 3 miliardi perché si possano considerare “sensate” le future missioni che porteranno gli astronauti a stelle e strisce verso la Luna o verso altre destinazioni più lontane. Altrimenti la NASA resterà confinata in orbita LEO (Low Earth Orbit, fino a un massimo di 2000 km di quota) almeno fino al 2030. Sulla base delle indicazioni del rapporto, trasmesso alla Casa Bianca, il presidente Obama è chiamato a decidere entro ottobre come e dove destinare i finanziamenti delle future attività spaziali.
Il mondo tecnologico e scientifico che conosciamo

In orbita non c'è crisi

Il mercato dei satelliti di osservazione della Terra è in pieno boom. Le previsioni degli esperti di settore
La crisi? Nello spazio non si sente, almeno a giudicare dall’andamento del mercato dei satelliti di osservazione della Terra. Con un fatturato mondiale che nel 2009 ha raggiunto il miliardo di dollari e si stima possa quadruplicare nel giro di pochi anni, il settore va a gonfie vele e si sta affermando come una delle principali leve per rilanciare la crescita economica globale dopo la fase di recessione. A snocciolare dati e previsioni è Euroconsult, azienda specializzata in analisi di mercato nel settore dei servizi satellitari che ha presentato il rapporto “Satellite-Based Earth Observation, Market Prospects to 2018” in apertura del convegno sul mercato mondiale dei satelliti in corso a Parigi dal 7 al 10 settembre.
Attività dell'Osservatorio sulla codificazione e sulla formazione del giurista in Cina nel quadro del sistema giuridico romanistico
Relazione del primo anno di attività e programma del secondo anno
1. La creazione dell’Osservatorio sulla codificazione e sulla formazione del giurista in Cina nel quadro del sistema giuridico romanistico si è inserita in un momento strategico della collaborazione in atto fra Università di Roma “Tor Vergata”, “Sapienza” Università di Roma, Dipartimento Identità Culturale del C.N.R. con i colleghi cinesi e con la Università della Cina di Scienze Politiche e Giurisprudenza-CUPL.
Formazione del giurista in Cina

Festival Risvegli d’Arte

Scienzaonline Anno 6° n. 67 Agosto 2009
Scienzaonline Anno 6° n. 67 Agosto 2009
Diagnostica scintigrafica avanzata: anche le tecniche SPECT potranno diagnosticare tumori di piccole dimensioni
La ricerca industriale nel settore dell’Imaging Scintigrafico è da tempo dominio dei grandi Gruppi internazionali (Siemens, General Electric, Philips) ma in questo settore anche l’Italia può proporre alcune tecnologie avanzate che hanno l’ambizione di apportare dei miglioramenti significativi nella diagnosi dei tumori. E proprio dal lavoro dei ricerca eseguito nei laboratori dell’Istituto di Ingegneria Biomedica del CNR di Roma, che alcune idee sono state messe a punto, brevettate e successivamente concesse per lo sfruttamento industriale ad una piccola Azienda italiana, la Li-tech SpA (Life Imaging- Technologies), nata proprio da uno spin-off del CNR. La particolarità di questa ricerca, ormai avviata da oltre 4 anni, sta nella realizzazione di dispositivi in grado di fornire un imaging in grado di fornire migliori dettagli rispetto alle analoghe tecniche scintigrafiche.
Cambiamento del clima, G8, habitat, attività antropiche e biodiversità del Parco delle Orobie Bergamasche: meno catastrofismo e più ricerca scientifica
Commento a due articoli apparsi sul Corriere della Sera (8 luglio 2009)
e L'Eco di Bergamo (7 luglio 2009)
Ho letto l'articolo pubblicato su ‘Corriere della Sera – Lombardia’ dell’8 luglio 2009 "Clima, sparisce la primula delle vette" a firma Laura Guardini. Intervengo, in qualità di ricercatore CNR impegnato sui cambiamenti del clima e i suoi effetti sulla vegetazione, per portare alcuni chiarimenti sulla correttezza delle premesse scientifiche e i benefici che si vorrebbero ottenere da queste iniziative. Contestualmente commento le affermazioni del Presidente del Parco delle Orobie Bergamasche - Franco Grassi - e riportate nell'edizione del 7 luglio di "L'Eco di Bergamo" e la posizione del WWF.
L'articolo annuncia la creazione di una stazione del progetto Gloria (Global Observation Research Initiative in Alpine Environments) - coordinato dal prof. Graziano Rossi dell'Università di Pavia - nei pressi del Rifugio Albani, sul versante settentrionale del massiccio della Presolana. Il Presidente del Parco delle Orobie bergamasche, Franco Grassi, e il direttore, Mauro Villa, hanno dato i battesimi dell'iniziativa. Il WWF supporta l'iniziativa nel quadro della problematica sui cambiamenti climatici. In sostanza vengono sistemati reticoli per il monitoraggio della dinamica delle specie vegetali "che, spinte dall'aumento della temperatura, salgono". Dai conseguenti scenari di estinzione seguirebbe la necessità di "reintroduzione" di queste specie (parole del Presidente del Parco in L'Eco di Bergamo, martedì 7 luglio 2009) e quindi l'opportunità di creare una banca di semi per la conservazione ex situ delle specie. Addirittura si ipotizza che Primula albenensis ("primula delle vette") e il 60% delle specie si estingueranno entro il 2080.
Dall’Adriatico all’Oceano per capire i cambiamenti globali
Capire come le masse d'acqua si mescolino e trasferiscano il calore è il passo fondamentale per capire come i movimenti oceanici influiranno sul clima del prossimo secolo. Senza questa conoscenza, tutti i modelli numerici che prevedono gli effetti del cambiamento climatico nei prossimi secoli non potranno che dare informazioni approssimative
Un gruppo internazionale di oceanografi e sismologi, coordinato dai ricercatori dell’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Venezia (Ismar-Cnr), ha effettuato a bordo della nave Urania, nell’Adriatico centro-meridionale, la campagna Adriaseismic-09, allo scopo di sperimentare e mettere a punto nuove metodologie di ricerca.
La campagna ha consentito di acquisire dati che contribuiranno a migliorare le attuali proiezioni sugli effetti dei cambiamenti climatici globali, spiega il capo della spedizione Sandro Carniel dell’Ismar-Cnr, “in quanto l’oceano costituisce la più grande riserva di calore del pianeta, che le correnti trasportano ovunque e il cui rilascio modificando il clima di interi continenti”. Le osservazioni hanno, per la prima volta, evidenziato la presenza di onde interne all’Adriatico meridionale, “simili a quelle di superficie, ma alte parecchi metri, che si sviluppano tra due strati d’acqua di densità diversa e sono innescate dalle correnti di marea. Esse”, prosegue Carniel, come le onde marine, “possono frangersi e contribuire al mescolamento tra le masse d’acqua, alla turbolenza e all’evoluzione della temperatura e della salinità del mare”.
Medicina
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