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Nanoplastiche e fertilità: scoperto il legame che minaccia il sistema ormonale

Emma Bariosco 21 Feb 2026


Un nuovo studio internazionale, guidato dall'Università Statale di Milano in collaborazione con l'Università di Torino e la Queen Mary University of London, rivela come le particelle microscopiche di plastica possano infiltrarsi nei neuroni responsabili della nostra capacità riproduttiva. La ricerca, pubblicata sulla rivista Small, suggerisce che queste sostanze agiscano come pericolosi interferenti endocrini.

Il bersaglio: i neuroni della pubertà
Al centro dell'indagine ci sono i neuroni GnRH, le cellule cerebrali che orchestrano l'inizio della pubertà e regolano la fertilità attraverso il rilascio di ormoni specifici.

Utilizzando modelli cellulari avanzati (GT1-7 e GN11), i ricercatori hanno osservato un fenomeno inquietante: le nanoplastiche riescono a varcare la membrana cellulare, alterando profondamente il comportamento dei neuroni:

Blocco della migrazione: Nei neuroni immaturi (fondamentali durante lo sviluppo fetale), le particelle riducono la capacità di spostarsi verso la loro sede corretta.

Alterazione ormonale: Nei neuroni maturi, la plastica interferisce con la normale secrezione degli ormoni necessari alla riproduzione.

Genetica e Ambiente: un mix rischioso
La ricerca ha fatto un passo ulteriore, collegando i dati di laboratorio alla genetica umana. Analizzando il DNA di pazienti affetti da gravi ritardi puberali, gli scienziati hanno individuato varianti rare del gene NPAS2.

Questo suggerisce un'interazione pericolosa: la suscettibilità genetica di un individuo, unita all'esposizione ambientale alle nanoplastiche, potrebbe moltiplicare il rischio di sviluppare patologie del sistema riproduttivo.

Perché questa scoperta è fondamentale?
Mentre i tassi di infertilità globale sono in costante aumento, la scienza cerca di dare risposte oltre la genetica. Le cause ereditarie note spiegano infatti solo il 50% dei casi di deficit ormonale.

"Lo studio indica che le nanoplastiche possono agire come nuovi interferenti endocrini, disturbando funzioni essenziali dei neuroni GnRH e contribuendo potenzialmente alla comparsa di disturbi riproduttivi." — Anna Cariboni, coordinatrice della ricerca (Università Statale di Milano).

 

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