Istruzione, Ricerca e Innovazione nell’Università

Giuseppe Novelli & Renato Lauro 30 Lug 2008
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Non passa giorno che l’Università Italiana non venga “aggredita” dai
media e descritta come sede dove molti “fannulloni” passano il tempo e si
divertono a fare esami per trascorrere il tempo. A questo si aggiunge la
completa indifferenza della classe politica nei riguardi dell’Università e la
pesante congiuntura economica che riduce fortemente i finanziamenti a carico
delle Università con il rischio di far chiudere molti laboratori di ricerca di livello
internazionale.

Le Università sono essenziali in tutti i campi del sapere e della
conoscenza e rappresentano il miglior biglietto da visita di un Paese. L’evidenza
dello stretto rapporto tra lo sviluppo delle conoscenze scientifiche e la crescita
competitiva dell’ economia, ha fatto nascere nelle società più avanzate una
nuova consapevolezza sulla centralità della ricerca e sui suoi rapporti con le
attività produttive. Nei paesi più avanzati questa nuova attenzione si è tradotta
in interventi volti a migliorare i sistemi di ricerca, individuare le aree di
eccellenza, valutarne il posizionamento internazionale, selezionare le aree di
intervento, e, con l’eccezione di alcuni paesi europei tra i quali l’Italia, in
aumenti significativi rispetto al PIL degli investimenti pubblici e privati in R&S .
Perché questo semplice concetto non è afferrato in Italia? Perché negli
ultimi anni l’immagine della nostra Università è stata deteriorata? Ci sono
colleghi che hanno scritto libri sull’argomento, Ministri che hanno di volta in
volta prodotto riforme per l’Università senza ottenere in cambio un
miglioramento della qualità. Eppure le nostre Università sono ricche di talenti in
tutti i settori della conoscenza e i nostri laureati sono apprezzati all’estero al
punto che vengono richiesti in continuazione (evidentemente le nostre
Università formano bene!), ma allora perché non riusciamo a portare le nostre Università a livelli internazionali in grado di attrarre studenti stranieri. Dobbiamo
smetterla con la storia dei “cervelli in fuga”, dobbiamo invece chiederci perchè
non importiamo “cervelli”. Il motivo è uno solo: assenza di competitività
accademica e mancanza di una valutazione della qualità.
Appare evidente che le potenzialità racchiuse nel concetto di Autonomia
Universitaria e nelle nuove modalità concorsuali non vengono adeguatamente
interpretate e si continua ad agire seguendo schemi non solo obsoleti, ma
anche pericolosi in quanto limitano fortemente il nostro grado di competitività
sia a livello nazionale che internazionale. La realtà accademica è oggi in rapida
trasformazione e bisogna operare in modo che ciascuno di noi sia consapevole
della strada che si sta percorrendo e della velocità con la quale si muovono le
altre Università ed in modo particolare le altre Facoltà di Medicina. E'
necessario operare in modo da far crescere in ciascuno il desiderio di
confrontarsi con il nuovo, senza alcun timore e nella consapevolezza dei nostri
mezzi e delle nostre capacità. Le singole Facoltà possono vincere questa sfida
solo muovendosi in modo compatto e dandosi strumenti adeguati a prendere
decisioni rapide ed incisive in termini sia di attivazione di strutture di
avanguardia che di reclutamento di personale in grado di farle funzionare. Solo
le Facoltà che sapranno utilizzare al meglio le proprie risorse, con criteri di
flessibilità e di incisività, potranno presentarsi sullo scenario nazionale ed
internazionale con un elevato (dignitoso è riduttivo) grado di competitività. E’
necessario che si arrivi alla scelta di andare ad un concorso o ad una chiamata
di persona qualificata attraverso una valutazione accorta e meditata cercando di
garantire a tutti la possibilità di carriera attraverso il reperimento di risorse
dell’imprenditoria e finanza privata. Queste risorse dovranno anche essere per
valorizzare le potenzialità dei ricercatori ed associati, cercando di assicurare a
tutti uno sbocco dignitoso nella carriera accademica oppure in quella
assistenziale. L’attività di ricerca è oggi penalizzata dalla esiguità dei
finanziamenti istituzionali. Per incrementare la disponibilità di risorse da
dedicare alla ricerca è necessario trovare nuove idee per il reperimento di
risorse, ad esempio attraverso l’istituzione di piattaforme di ricerca interfacoltà
e/o interdipartimentali per ulteriormente sperimentare, ove possibile, la
realizzazione di piastre di servizi comuni che consentano l’utilizzo ottimale e il
contenimento dei costi di attrezzature e facilities; l’intercettazione di
finanziamenti fuori dai canali tradizionali e segnatamente dall’Europa, da
Fondazioni, da collaborazioni con Enti di Ricerca internazionali, da
collaborazioni con il mondo industriale ed economico che faciliti lo sfruttamento
dei prodotti della ricerca attraverso la valorizzazione dell’attività brevettuale;
l’avvio di spin-off e/o di start-up ed altre iniziative apportatrici di finanziamenti
(fund raising); avviare attività di ricerca su commissione mettendo a
disposizione delle aziende conoscenze e tecnologie dell’Ateneo, centri di utilità
e servizi; varare un piano di assunzione di giovani ricercatori da selezionare con
rigorosi criteri meritocratici e su specifici progetti di ricerca.

 


La valutazione è un momento fondamentale per il miglioramento
complessivo dell'università, in quanto:

  1. stimola l'introduzione in ogni ateneo di adeguati sistemi qualità, di
    metodi di controllo costante delle procedure e dei risultati per un continuo
    potenziamento dei livelli qualitativi;
  2. favorisce la diffusione di informazioni corrette che consentano il
    controllo sociale e lo sviluppo di positive logiche di mercato;
  3. garantisce il valore degli investimenti fatti dallo Stato e dalla società
    civile nelle università.

La fase di transizione in cui si trova l’Università italiana, se ben
interpretata, può favorire lo sviluppo di un clima in cui prevalga il bisogno di
affermarsi come un tutt’uno, in cui l’individualismo sappia integrarsi all’interno degli
scopi generali (ad esempio l’introduzione di un sano turn-over delle cariche
didattiche ed organizzative, è non solo da auspicare nell’immediato, ma anche da
introdurre immediatamente). Forza e credibilità vengono dal far precedere l'agire da
idee e valori condivisi, dal desiderio di pacificazione e di coesione, dalla giusta
considerazione data alle ambizioni e alle speranze di ciascuno.

 

Autore:
Giuseppe Novelli & Renato Lauro

Giuseppe Novelli - Preside Facoltà di Medicina Università di Roma Tor Vergata
Università dell'Arkansas

 

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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