Sistema Solare... caotico In evidenza

agnese cerroni 15 Giu 2017
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Un gruppo di ricercatori americani ha preso in esame un campione di rocce sedimentarie della formazione di Niobrara, in Colorado. In esso, la firma chimica del cambiamento climatico e un indizio a favore della teoria del caos

Con le rocce, dalla parte del caos. Fino ad una manciata di anni fa il Sistema Solare veniva immaginato come un meccanismo eliocentrico regolare, in cui i pianeti orbitavano attorno alla stella madre marciando con la puntualità delle lancette di un orologio con orbite semi periodiche e prevedibili. A partire dal 1989, con l’osservazione delle 'periferie' cosmiche e in particolare con lo studio del piccolo Plutone e del suo incedere irregolare, si è fatta largo la teoria di un moto caotico. Oggi un gruppo di ricercatori del Wisconsin-Madison e della Northwestern University ha trovato una possibile conferma all’ipotesi che il Sistema Solare sia governato dal caos, attraverso l’analisi delle rocce sedimentarie del Colorado: lo studio, apparso ieri su Nature, sembra fornire indizi a sostegno del fatto che le piccole variazioni registrate nel moto dei corpi e ripetute nel corso dei millenni producano grandi cambiamenti. La “teoria del caos” - nota anche come “effetto farfalla” – avrebbe indotto radicali mutamenti climatici, registrati sulla Terra nella memoria delle rocce.

 Analizzando la formazione di Niobrara in Colorado - un canyon composto da strati di rocce sedimentarie con prevalenza di calcare e argillite, formatosi quando sul nostro pianeta c’erano ancora i dinosauri – il team ha trovato la firma, antica 87 milioni di anni, della transizione di risonanza Terra/Marte. Il fenomeno è una diretta conseguenza del cosiddetto 'effetto farfalla', per cui le piccole variazioni alle condizioni iniziali, nel lungo periodo, producono cambiamenti importanti nei sistemi non lineari. In termini spaziali, due corpi che si avvicinano tra loro mentre girano intorno ad un comune centro di gravità possono influenzarsi a vicenda e modificare i rispettivi assi di rotazione. Il che comporta una variazione nell’esposizione alla radiazione solare che genera un cambiamento climatico. Per trovare prove di quanto i cicli astronomici possano condizionare il clima terrestre – passato e futuro – il gruppo di scienziati ha osservato la composizione chimica delle rocce di Niobrara e analizzato le percentuali di argilla e carbonato di calcio presenti, concludendo che in esse c’è memoria delle rivoluzioni climatiche collegate ai cicli astronomici: un clima caldo umido ad esempio consente una sovrabbondanza di argilla negli strati sedimentari, uno freddo o secco genera più calcare.

Ulteriore conferma al fenomeno della transizione di risonanza Terra/Marte (ovvero della reciproca influenza climatica) è stata data anche attraverso l’analisi del radioisotopo, un metodo per datare le rocce a partire dalle percentuali di decadimento radioattivo negli elementi che le compongono. Futuri studi potranno chiarire alcuni aspetti del caos e analizzare, in prospettiva climatica, la marcia della Terra intorno al Sole.

Ultima modifica il Martedì, 27 Giugno 2017 18:06
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