Meduse galattiche nell’occhio di VLT

27 Giu 2017 Agnese Cerroni
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Lo spettroscopio istallato sull’osservatorio ESO ha individuato una “medusa” nel cluster di Abell2670. La galassia avvistata è peculiare sia nell’aspetto che nelle caratteristiche: appartiene alla famiglia late type ma si comporta come una early

 

MUSE pesca una strana “medusa” nel cuore di Abell 2670. Attraverso il Multi Unit Spectroscopic Explorer, il potente spettroscopio tridimensionale istallato sul Very Large Telescope dell’ESO, un gruppo internazionale di astronomi ha individuato, all’interno dell’ammasso Abell 2670, una fuoriclasse del “mare” con spettacolari code di gas e giovani stelle brillanti.  Si tratta di una cosiddetta galassia medusa, una formazione stellare che deve il suo aspetto alla catena di interazioni tra il suo gas, il cluster di riferimento e la forza di ram. La straordinaria presenza di materiale all’interno di una galassia di tal genere infatti avvia processi di rimodellamento per mezzo dell’azione della pressione di ram (la forza di resistenza generata quando qualcosa si muove attraverso un fluido). In altre parole, mentre una galassia appartenente ad un cluster come Abell 2670 si muove, precipitando verso il centro dell’ammasso, si deforma per via della spinta creata in quell’ambiente ricco di materia. Filamenti lacerati di gas e code in cui si formano stelle, simili a tentacoli blu di una medusa cosmica, illustrano il processo.

La peculiarità della medusa pescata da MUSE risiede nel fatto che la sua presenza è inattesa in quel contesto: queste strutture ricche di gas dalla forma tipica e dall’atteggiamento “sotto pressione” appartengono, secondo la classificazione dell’Hubble tuning fork, alle late type galaxies. Quella nel ventre di Abell 2670 invece fa parte della famiglia delle early type. In quest’ultimo gruppo il gas presente è stato sfruttato o eliminato in precedenza, per cui manca la miccia d’accensione di nuove stelle e l’azione di ram. Il che significa niente tentacoli. I rilevamenti effettuati da MUSE mostrano ugualmente lunghe scie di gas ionizzato, starburst e blob di materia luminosa a forma di girino. Queste masse informi hanno code di stelle orientate verso il centro del cluster e flussi di gas che puntano nel verso opposto: la galassia avvistata dunque è trascinata verso il cuore di Abell dalla pressione ram, proprio come accade alle late type galaxies.

Per giustificare l’anomalia i ricercatori hanno analizzato la natura della galassia per appurare che si trattasse davvero di una early type: i dati relativi a colore, morfologia e velocità confermano l’appartenenza a questa famiglia. L’interrogativo allora è: da dove viene tutto quel gas che ha innescato i processi di rimodellamento sotto la spinta della pressione? E ancora, come mai c’è una medusa nel ventre di una early type? La conclusione dello studio, i cui risultati sono stati pubblicati su arXiv, è che la galassia di Abell 2670 sia stata soggetta a fusione, acquistando materiale da una compagna che ne aveva in abbondanza. Un’altra possibilità è che gli addensamenti siano in realtà galassie nane mareali, Tidal Dwarf Galaxies (TDG), che si formano in seguito all’interazione o fusione di galassie massicce.

 

 

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