A caccia d'acqua sulla Luna

Nicola Nosengo 21 Lug 2009
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Fotomosaico della Luna - credits NASAOcchi puntati sulla Luna in questi giorni. E non solo per ricordare la missione Apollo 11, che giusto quaranta anni fa (era il luglio del 1969) portava per la prima volta degli esseri umani a mettere piede sul nostro satellite naturale, ma anche e soprattutto grazie a due missioni della NASA, le prime a raggiungere la Luna (senza astronauti, ovviamente) dopo dieci anni, chiamate LCROSS (Luna Crater Observation and Sensing Satellite) e LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter). A loro spetta tra l'altro il compito di risolvere uno dei grandi punti interrogativi che ci restano sulla Luna, che per il resto è tutto sommato il corpo celeste che conosciamo meglio. Ovvero, c'è acqua lassù?

I campioni di roccia lunare raccolti dalle varie missioni Apollo si sono rivelati completamente privi di acqua. D'altronde come potrebbe essercene, in assenza di atmosfera, nelle zone battute dalla luce solare? Questo di per sé non significa però che nei profondi crateri presenti presso le zone polari della Luna, dove il Sole non batte ormai da miliardi di anni, non possa essere rimasta dell'acqua in forma di ghiaccio, magari portata dalle comete. E durante gli anni Novanta, in effetti, le sonde Clementine e Lunar Prospector della NASA avevano rilevato diversi segni della presenza di ghiaccio nelle zone polari, in particolare tracce indirette della presenza di idrogeno. Tuttavia l'idrogeno non è ancora la "pistola fumante", perché potrebbe anche trovarsi in materiali rocciosi o in residui dell'impatto di comete. "Nessuna missione finora è stata in grado di provare l'esistenza di acqua su Marte" spiega Enrico Flamini, responsabile Osservazione dell'Universo per l'Agenzia Spaziale Italiana, "d'altronde finora nessuna era stata pensata espressamente per questo scopo".

 


LCROSS e LRO, lanciati dallo stesso vettore il 18 giugno, proveranno ora a dare una risposta definitiva all'enigma. LRO è in orbita attorno alla Luna dal 23 giugno, e vi resterà per circa 4 anni per costruire mappe più dettagliate della superficie del satellite e raccogliere informazioni più precise sulle sue temperature e risorse. Le prime immagini ravvicinate scattate dalle sue fotocamere sono già arrivate a Terra, ed evidenziano un gran numero di crateri di impatto nella regione del Mare Nubium. Il più piccolo LCROSS sarà invece protagonista di un allunaggio, attualmente previsto per il 9 ottobre, che ha come principale obiettivo quello di indagare proprio la presenza di ghiaccio d'acqua nella Luna in un cratere permanentemente in ombra al Polo Sud del satellite. LRO darà una mano studiando dall'orbita la zona dell'impatto di LCROSS, e se l'acqua c'è, le due sonde la troveranno.


Perché tanto interesse per l'eventuale acqua lunare? Presto detto: perché se ci fosse, potrebbe facilitare la futura costruzione di colonie lunari. Non solo perché quell'acqua si potrebbe bere o usare per coltivare piante. Ma anche perché potrebbe essere scissa in idrogeno e ossigeno da usare come propellente dei velivoli spaziali, alleggerendo così il carico che una missione lunare dovrebbe portare con sé in previsione del viaggio di ritorno o di un nuovo decollo verso mete più lontane. In questo modo sarebbe più facile pensare di usare la Luna come base intermedia da cui lanciare missioni, per esempio, verso Marte.

 

Nicola Nosengo

 

Didascalia dell'immagine sopra (in inglese) - Image credits:  This false-color mosaic was constructed from a series of 53 images taken through three spectral filters by Galileo's imaging system as the spacecraft flew over the northern regions of the Moon on December 7, 1992. The part of the Moon visible from Earth is on the left side in this view. The color mosaic shows compositional variations in parts of the Moon's northern hemisphere. Bright pinkish areas are highlands materials, such as those surrounding the oval lava-filled Crisium impact basin toward the bottom of the picture. Blue to orange shades indicate volcanic lava flows. To the left of Crisium, the dark blue Mare Tranquillitatis is richer in titanium than the green and orange maria above it. Thin mineral-rich soils associated with relatively recent impacts are represented by light blue colors; the youngest craters have prominent blue rays extending from them. The monochrome band on the right edge shows the unretouched surface of the moon. The Galileo project, whose primary mission is the exploration of the en:Jupiter system in 1995-97, is managed for en:NASA's Office of Space Science and Applications by the Jet Propulsion Laboratory.
Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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