Un meccanismo biologico rivoluzionario
A differenza di altri organismi che, per adattarsi a luci deboli, sintetizzano nuovi pigmenti, la N. gaditana adotta una strategia strutturale mai osservata prima.
"Questa microalga non produce nuovi componenti, ma riorganizza profondamente l'architettura interna dei suoi cloroplasti", spiega la Dott.ssa Elisabetta Liistro, prima firma dello studio. "Le membrane dei tilacoidi e i complessi fotosintetici si aggregano in grandi strutture che agiscono in modo fotonico, ottimizzando la cattura e la distribuzione della poca energia disponibile".
Questa capacità suggerisce che la biodiversità degli organismi fotosintetici e la loro abilità di adattarsi a nicchie ecologiche estreme (come i fondali oceanici o zone d'ombra) siano molto più vaste di quanto ipotizzato finora.
Verso applicazioni biotecnologiche e ambientali
La scoperta non ha solo un valore teorico, ma ha implicazioni pratiche nel settore delle energie rinnovabili e dell'industria alimentare. La Nannochloropsis gaditana è infatti già utilizzata per produrre:
Biocarburanti di nuova generazione
Acidi grassi essenziali
Omega-3
Il Prof. Tomas Morosinotto sottolinea l'importanza di questi risultati per la produzione industriale: "Nei fotobioreattori le alghe tendono ad ombreggiarsi a vicenda, limitando la penetrazione della luce visibile. Sapere che i fotoni a bassa energia possono comunque sostenere la crescita ci permette di migliorare le rese delle colture e di affinare i modelli climatici sul ciclo globale del carbonio".
Il sostegno alla ricerca
Lo studio è stato realizzato nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), uno dei centri nazionali finanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), confermando l'eccellenza della ricerca italiana nello studio della biodiversità e delle biotecnologie vegetali.



