Fotosintesi "invisibile": scoperta la microalga che cresce sfruttando la luce a bassa energia

Alessia Di Gioacchino 08 Gen 2026


Uno studio dell’Università di Padova rivela come la Nannochloropsis gaditana riesca a superare i limiti teorici della fotosintesi, aprendo nuove frontiere per le biotecnologie.

Per decenni la scienza ha considerato la luce visibile (tra i 400 e i 700 nm) come l'unico carburante possibile per la fotosintesi ossigenica. Questa radiazione, nota come PAR (Photosynthetic Active Radiation), è sempre stata ritenuta la soglia energetica minima per permettere agli organismi di convertire CO2 in materia organica rilasciando ossigeno.

Tuttavia, una ricerca d'avanguardia pubblicata sulla rivista New Phytologist ha scardinato questa certezza. Lo studio, condotto dal gruppo di ricerca dei professori Tomas Morosinotto e Nicoletta La Rocca presso il Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, ha dimostrato che la microalga marina Nannochloropsis gaditana è in grado di prosperare utilizzando esclusivamente la luce far-red (730 nm), una radiazione oltre lo spettro visibile e a bassissima energia.

Un meccanismo biologico rivoluzionario
A differenza di altri organismi che, per adattarsi a luci deboli, sintetizzano nuovi pigmenti, la N. gaditana adotta una strategia strutturale mai osservata prima.

"Questa microalga non produce nuovi componenti, ma riorganizza profondamente l'architettura interna dei suoi cloroplasti", spiega la Dott.ssa Elisabetta Liistro, prima firma dello studio. "Le membrane dei tilacoidi e i complessi fotosintetici si aggregano in grandi strutture che agiscono in modo fotonico, ottimizzando la cattura e la distribuzione della poca energia disponibile".

Questa capacità suggerisce che la biodiversità degli organismi fotosintetici e la loro abilità di adattarsi a nicchie ecologiche estreme (come i fondali oceanici o zone d'ombra) siano molto più vaste di quanto ipotizzato finora.

Verso applicazioni biotecnologiche e ambientali
La scoperta non ha solo un valore teorico, ma ha implicazioni pratiche nel settore delle energie rinnovabili e dell'industria alimentare. La Nannochloropsis gaditana è infatti già utilizzata per produrre:

Biocarburanti di nuova generazione

Acidi grassi essenziali

Omega-3

Il Prof. Tomas Morosinotto sottolinea l'importanza di questi risultati per la produzione industriale: "Nei fotobioreattori le alghe tendono ad ombreggiarsi a vicenda, limitando la penetrazione della luce visibile. Sapere che i fotoni a bassa energia possono comunque sostenere la crescita ci permette di migliorare le rese delle colture e di affinare i modelli climatici sul ciclo globale del carbonio".

Il sostegno alla ricerca
Lo studio è stato realizzato nell'ambito del National Biodiversity Future Center (NBFC), uno dei centri nazionali finanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), confermando l'eccellenza della ricerca italiana nello studio della biodiversità e delle biotecnologie vegetali.

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