It’s down, baby, it’s down!

Edvige Petraccia 18 Giu 2008
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“It’s down, baby, it’s down!” è il grido di gioia lanciato da uno dei tecnici della sala di controllo di Pasadena al momento della ricezione del primo segnale dal suolo di Marte inviato dalla sonda Phoenix. I timori di un fallimento erano tanti, non a caso la scelta del nome: Phoenix è la fenice risorta dalla ceneri dei fallimenti del Mars Climate Orbiter e del Mars Polar Lander; ma la sonda c’è l’ha fatta, dopo circa dieci mesi di viaggio e 680 milioni di km, è sbarcata in prossimità della calotta del Polo Nord di Marte e per la prima volta esplorerà la zona artica del Pianeta Rosso alla ricerca, probabilmente solo fossili, di vita unicellulare.

 

La missione di Phoenix è quella di trivellare il durissimo suolo marziano per raccoglierne campioni alla ricerca di ghiaccio (la massa del pianeta è troppo esigua per trattenere un'atmosfera significativa, e temperatura e pressione atmosferica sono troppo basse per permettere la formazione di acqua in forma liquida alla superficie però è possibile che sotto la superficie, dove pressione e temperatura sono maggiori, possano essere rimaste delle sacche di acqua in grado di aver conservato anche forme di vita elementari).
La zona in cui si è posata è una distesa piatta costellata da qualche ciottolo e priva di grandi rocce e ghiaccio in superficie; è stata, inoltre, confermata la presenza delle fenditure poligonali osservate in passato da altre sonde in orbita attorno al pianeta rosso, simili a quelle che si trovano anche sulla Terra, nelle zone artiche, e che indicano la presenza di terreno ghiacciato ed estremamente compatto: il permafrost.

 



Due sono gli obiettivi della missione: il primo è lo studio della passata presenza di acqua sul pianeta, necessaria per comprendere i cambiamenti climatici del pianeta; il secondo è la ricerca di zone vivibili sul pianeta.


La regione dove è atterrata Phoenix è troppo fredda per permettere all'acqua di esistere in forma liquida ma ogni 50.000 anni per via delle periodiche modificazioni dell'orbita di Marte la regione diventa abbastanza calda per fondere l'acqua e in queste condizioni se la vita esiste dovrebbe svilupparsi.

 

Edvige Petraccia

 

Link

http://phoenix.lpl.arizona.edu/

Ultima modifica il Lunedì, 28 Febbraio 2011 08:04
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