L'eredità della Luna

Francesco Rea 21 Lug 2009
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La Terra fotografata dalla LunaIl 4 ottobre 1957 un oggetto di produzione terrestre orbitava per la prima volta al di fuori dell’atmosfera del pianeta Terra, dodici anni dopo,il 20 luglio del 1969,  un uomo, George Armstrong, posava per primo il piede su un corpo celeste che non fosse il pianeta che aveva dato i natali al genere umano, la Luna. Due momenti fondamentali di un’era che oggi è denominata l’era spaziale. Oggi, 52 anni dopo lo Sputnik, si riconosce a questa era di aver prodotto un balzo in avanti all’umanità non già eguale, ma superiore, all’evoluzione che il genere umano aveva conosciuto nei 500 anni precedenti. Quelli per intenderci della fine del geocentrismo con la rivoluzione copernicana, con l’avvento dell’astronomia grazie a Galileo,ma anche agli studi di Leonardo, la rivoluzione industriale, gli avanzamenti nello studio della medicina grazie a Pasteur e Fleming, allo studio dell’atomo e delle regole dell’universo grazie ad Einstein  e Fermi.

  Insomma l’umanità, che già molto doveva nella sua evoluzione scientifica e tecnologica ai 500 anni precedenti, in appena 50 anni, con la conquista dello spazio si trova a fronteggiare un balzo nel futuro che non ha precedenti. L’accesso allo spazio esterno dà infatti nuova vitalità alla voglia di conoscenza insita nell’uomo, portandolo a superare barriere tecnologiche fino allora impensabili e aprendo la strada a nuove conoscenze che altrimenti sarebbero rimaste difficilmente penetrabili dalla conoscenza umana.

Molto del nostro vivere quotidiano deve alla conquista dello spazio, dalle cose più banali, come i pannolini, a nuovi materiali, come il teflon o alcune leghe di metallo, all’ecografie, piuttosto che la capacità di rigenerazione dell’acqua, piuttosto che dell’aria o dei liquidi corporei, in una visione di conquista, ora e ancora molto futuribile ma non impensabile, di altri pianeti del sistema solare, primo fra tutti Marte. Ma molto della scienza e tecnologia che si è sviluppata per conquistare lo spazio è ora utilizzata per servire l’umanità. A cominciare dalle telecomunicazioni che hanno unito il globo terrestre, ai sistemi ottici e radar che dapprima ci hanno permesso di scrutare il cosmo e ora ci permettono di scrutare il nostro pianeta, comprendendolo meglio e quindi permettendo all’umanità di preservarlo nell’utilizzo delle sue risorse, non già più in maniera impropria e sconsiderata, ma in affinità e simbiosi.

 

Certo c’è ancora molto da capire, da scoprire. La Terra, che ancora conosciamo poco, non è che un granello di sabbia dell’immensa spiaggia che è l’universo. La materia oscura di cui è composto il 70% dell’universo ci nasconde ancora i suoi misteri, ma passi in avanti sono stati fatti e molto ci si attende dalle sonde e dai satelliti che gli scienziati di tutto il mondo, congiuntamente hanno realizzato. Il cosmo è ancora molto grande da esplorare, ma l’uomo ha saputo costruire un proprio futuro ipotizzandosi altrove, non solo nel proprio paese d’origine. Un futuro non prossimo, ci vorranno ancora decenni, ma non più fantascientifico ma ipotizzabile. E ogni tappa nella conoscenza e nella conquista dello “spazio esterno” è almeno tre passi avanti a beneficio del genere umano sulla Terra.

 

Francesco Rea

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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