Il buio è uno spazio In evidenza

Fabrizio Giangrande 09 Lug 2012
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Esiste una sostanziale differenza tra il vedere ed il guardare, ossia tra la semplice facoltà dovuta al buon funzionamento della vista e la capacità di saper osservare, interrogarsi e capire.

Ci fornisce principalmente questo spunto di riflessione la mostra fotografica che espone gli scatti di Evgen Bavčar, allestita dal 19 gennaio al 25 marzo presso il museo di Trastevere in Roma e curata da Enrica Viganò.

Evgen Bavčar è nato nel 1946 in Slovenia, si è laureato in filosofia estetica presso l'Università La Sorbona di Parigi, è divenuto prima un ricercatore per il CNRS francese, poi poeta, scrittore, e conduttore radiofonico.

 

 

Una carriera illustre che appare straordinaria nella considerazione della cecità da cui Bavčar è stato colpito dall'età di dodici anni. Un handicap che sembra essere vissuto dall'autore non come tale ma come un privilegio che gli ha reso la possibilità di sviluppare due differenti esperienze: la visione fisica e quella mentale.

I ricordi d'infanzia, lo sviluppo tecnologico, l'utilizzo congiunto degli altri sensi ed un continuo confronto con i suoi "consiglieri-lettori" hanno reso possibile la realizzazione degli scatti fotografici.

Il percorso della mostra fotografica, che è costituita da differenti sezioni tra cui L'Infanzia, Paesaggio sloveno, Nel fluire del tempo e Vista tattile, rappresenta dunque un'intima e profonda riflessione da parte dell'autore. Una riflessione controcorrente e fuori dagli schemi rispetto ai luoghi comuni dell'arte. Un viaggio intriso di una palpabile nostalgia, per la sua terra e per la sua infanzia, fase della vita in cui la luce, le forme ed il colore non erano solo il risultato del ricordo.

Ma allo stesso tempo qualcosa in più. Una meditazione dalla quale scaturisce un universo complesso e completo, una realtà frutto di un sforzo mentale che diviene accessibile al pubblico attraverso lo strumento fotografico.

Evgen Bavčar propone dunque un modo di "vedere" quello che a lui non è più concesso "guardare".

Fabrizio Giangrande
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Ultima modifica il Venerdì, 28 Settembre 2012 09:22
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