Questa è la mia musica!

Marina Pinto 22 Ott 2008
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La genetica è una scienza importante e molto affascinante, ma la musica non lo è da meno. Se poi le due cose si combinano che ne viene fuori qualcosa che va oltre l’immaginabile, anche se oggi è diventato una realtà.
Infatti il mondo moderno può accostare ciò che appartiene alla ricerca scientifica all’arte dei suoni rendendo le due dottrine più che mai vicine, quasi l’una il completamento dell’altra. La genetica ci ha reso edotti sulla meraviglia del nostro DNA, sulle sue forme, le diversità, le anomalie, le peculiarità, le componenti e le variabili che esso può presentare, con in più una “similarità musicale” davvero sorprendente.
La scoperta è opera del ricercatore giapponese operante in California Susumu Ohno, il quale, partendo dall’osservazione della forma perfettamente armonica della catena del DNA, è riuscito a tradurla in musica attraverso una metodica invero originale ed affascinante.


Il DNA (acido DesossiriboNucleico) è un nastro avvolto in una spirale di eliche costanti e perfettamente geometriche, dove i ribosomi formano ordinati cristalli aggregati in tetrametri, così chiamati perché formati da quattro distinti nucleotidi chiamati A, G, T, C.
Partendo da questo punto Susumu Ohno ha realizzato una semplice equazione:

nucleotide = coppia di suoni.


Poi ha convertito ogni nucleotide in due possibili suoni:


A = Do-Re,  G = Mi-Fa,  T = Sol-La,  C = Si-Do


È evidente che la formula cosi congegnata riproduce l’esatta sequenza della scala musicale.

A seconda della disposizione dei diversi nucleotidi posti all’interno della catena del DNA i suoni corrispondenti si mescolano secondo un ordine che, come lo stesso DNA, è unico ed irripetibile, proprio come un pezzo musicale.
Quindi, l’ordine e la simmetria di certa musica (quella di Bach, per esempio, speciale nella sua struttura logica, per certi versi precisa come una formula matematica) potrebbero essere non solo il frutto di uno studio accurato e preciso unito alla fantasia di una mente superiore, ma un messaggio preciso proveniente dal codice genetico, un segno di ordine ed armonia nato con l’uomo stesso, che è dentro di lui, nel suo DNA, appunto.

È una scoperta sorprendente, ma forse non così complessa, ed anche la musica che ne deriva non lo è; si tratta, infatti, di musica genericamente tonale e dal carattere piuttosto garbato, caratterizzata da un Tema cui seguono delle variazioni con un motivo periodico che si ripete a mo’ di ritornello, che altro non è che la ricorrenza ripetitiva che il DNA serba in sé, un modulo chimico più volte proposto che si traduce in una frase musicale compiuta che dà il senso generale alla musica. Si rimane davvero incantanti all’ascolto di tale simmetrica, armoniosa e modulata musica, una melodia generata da quella struttura chimica sottilissima, invisibile ma perfetta, racchiusa nel segreto di una cellula.

Esistono dei geni corrispondenti ad alcune musiche già composte? Per esempio dei valzer, delle sonate, delle mazurche, qualcosa che diventa “sonoro” e che nasconde in sé il segreto della vita? Ohno se l’è chiesto, e ce lo chiediamo anche noi.

La ricerca è iniziata dal “Notturno” op. 55 n. 1 di Chopin. La sua forma musicale ha rivelato una sequenza di frasi, temi e ripetizioni che poteva essere riconducibile ad una struttura genetica straordinariamente somigliante a quella di una proteina.
La frase ciclica del brano di Chopin è formata da nove note: do-fa-mi-re-do-si–do-re-do, che si presenta più volte invariata o con piccole modifiche. I nucleotidi corrispondenti a tale frase musicale si traducono nella sequenza CAACCTCCC che si presenta ricorrente nel DNA del gene preso in esame, come se il motivo del “Notturno” fosse continuamente rievocato.
Ascoltare al pianoforte tale melodia suscita una grandissima emozione ed un’intensa commozione, perché è come se la natura rivelasse al mondo quella melodia chopiniana fino a quel momento tenuta gelosamente serbata nel suo patrimonio chimico, una musica scesa nelle dita del grande polacco per posarsi su di una tastiera magica in un tempo lontano, una voce molto più “interiore” di quanto non pensassimo.

Le caratteristiche genetiche umane portate dal DNA sono diverse da persona a persona, ed anche, per quanto ne sappiamo, infinite nella loro unicità, e anche la musica lo è. Alcune persone hanno un DNA lento e ripetitivo nella sua struttura, e quindi la musica che ne potrebbe derivare dovrebbe avere le stesse particolarità, altri però sono portatori di un codice genetico ben diverso, geniale, è il caso di dire. Da qui l’origine di certe invenzioni, delle grandi opere musicali di cui ancora oggi ci si chiede come sia stato possibile realizzare ed ancor più pensare, come la Nona di Beethoven, le Quattro Stagioni di Vivaldi e via dicendo.

Scoperte come questa non possono non lasciare una traccia nel mondo moderno, e in America è già iniziata la caccia al proprio DNA al fine di determinarne la struttura e poterla confrontare con la musica che più si ama, o anche affidarla ad un compositore di musica perché ne faccia qualcosa.
Perché - e forse è proprio così - questo potrebbe essere il sistema giusto per capire qual è la musica più adatta a ciascuno di noi, quella che ancora deve essere messa sulla carta ma che già esiste dentro ciascuno di noi, ed ugualmente una riprova del perché certa musica ci piace ed altra no, così che al momento di un ascolto ognuno può dire con cognizione di causa “Questa è la mia musica!!”

 

 

Marina Pinto

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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