Sindrome da rientro: i 10 fattori predittivi

1) la durata del viaggio. In tempi di crisi economica e di vacanze brevi la percentuale di soggetti che soffriranno di sindrome da rientro sarà probabilmente minore rispetto al passato.
2) Caratteristiche del viaggio. Viaggi avventurosi, trekking, che comportani un distacco maggiore rispetto alle abitudini di vita.
3) Distacco totale dal lavoro e grado di distacco dai mezzi di comunicazione (giornali, radio, TV, internet).
4) Forti aspettative connesse al viaggio e alla vacanza e delusione e frustrazione per non aver raggiunto gli obiettivi del viaggio.
5) Full immersion in paesi con tradizioni, religioni e culture distanti dalle proprie.
6) Forte coinvolgimento in situazioni che impegnino sul piano fisico ed emotivo (militari, missionari, volontari della protezione civile, operatori di soccorso per calamità naturali).
7) Attività professionali che comportino un forte impegno intellettuale e manageriale e relativo rischio che il viaggio provochi un effetto wash out. Il cervello può infatti cancellare oltre al superfluo idee e progetti per alleviarne il carico e ridurne lo sforzo intellettuale.
8) Precarietà del lavoro di base e rischio di vedersi soppiantare da altri sul posto di lavoro.
9) Capacità di base di affrontare situazioni nuove e più in generale gli eventi della vita.
10) Attitudine all'ansia o alla depressione nel viaggiatore e capacità di affrontare il futuro con energia ed ottimismo.
Walter Pasini
Presidente della Società Italiana di Medicina del Turismo
2) Caratteristiche del viaggio. Viaggi avventurosi, trekking, che comportani un distacco maggiore rispetto alle abitudini di vita.
3) Distacco totale dal lavoro e grado di distacco dai mezzi di comunicazione (giornali, radio, TV, internet).
4) Forti aspettative connesse al viaggio e alla vacanza e delusione e frustrazione per non aver raggiunto gli obiettivi del viaggio.
5) Full immersion in paesi con tradizioni, religioni e culture distanti dalle proprie.
6) Forte coinvolgimento in situazioni che impegnino sul piano fisico ed emotivo (militari, missionari, volontari della protezione civile, operatori di soccorso per calamità naturali).
7) Attività professionali che comportino un forte impegno intellettuale e manageriale e relativo rischio che il viaggio provochi un effetto wash out. Il cervello può infatti cancellare oltre al superfluo idee e progetti per alleviarne il carico e ridurne lo sforzo intellettuale.
8) Precarietà del lavoro di base e rischio di vedersi soppiantare da altri sul posto di lavoro.
9) Capacità di base di affrontare situazioni nuove e più in generale gli eventi della vita.
10) Attitudine all'ansia o alla depressione nel viaggiatore e capacità di affrontare il futuro con energia ed ottimismo.
Walter Pasini
Presidente della Società Italiana di Medicina del Turismo
Lascia un commento
Assicurati di aver digitato tutte le informazioni richieste, evidenziate da un asterisco (*). Non è consentito codice HTML.