Scoperte nuove molecole prodotte dai microbi intestinali nell'infanzia: potrebbero influenzare il rischio di diabete di tipo 1

Emma Bariosco 07 Gen 2026

 

Un team di ricerca internazionale ha scoperto prove schiaccianti del fatto che alcune molecole derivate dai microbi intestinali possano svolgere un ruolo cruciale nel modellare il sistema immunitario durante la prima infanzia. I risultati offrono una nuova prospettiva su come lo sviluppo precoce del microbiota intestinale possa contribuire al rischio di malattie autoimmuni, tra cui il diabete di tipo 1.

Lo studio ha analizzato oltre 300 campioni di feci raccolti da bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi. Questi bambini presentavano un rischio genetico per il diabete di tipo 1 e alcuni di loro hanno successivamente sviluppato autoanticorpi insulari, marcatori precoci della malattia. I ricercatori hanno monitorato oltre 100 acidi biliari coniugati da microbi, una classe di composti scoperta solo di recente e ancora poco conosciuta.

Il ruolo dei batteri intestinali
Gli acidi biliari vengono prodotti a partire dal colesterolo nel fegato e secreti nell'intestino dopo ogni pasto per aiutare la digestione dei grassi. Recentemente, gli scienziati hanno scoperto che i batteri intestinali possono ricombinarli con diversi amminoacidi e altre molecole, producendo una vasta gamma di nuove strutture. Queste molecole di origine microbica sono state a lungo trascurate e identificate solo negli ultimi anni.

"Questo è il primo studio a mostrare come questi acidi biliari derivati dai microbi si sviluppino durante i primi anni di vita", osserva il Professor Matej Orešič, coordinatore dello studio presso l'Università di Örebro (Svezia) e l'Università di Turku (Finlandia). La ricerca indica che, con la crescita dei bambini, gli acidi biliari primari (di origine epatica) diminuiscono, mentre quelli secondari (coniugati dai microbi) aumentano costantemente.

Collegamento tra profilo chimico intestinale e diabete
Diversi di questi acidi biliari presentavano livelli significativamente diversi nei bambini che hanno sviluppato autoanticorpi rispetto a quelli rimasti negativi. In particolare, i neonati a rischio mostravano alterazioni nei coniugati dell'acido deossicolico e dell'acido ursodeossicolico, suggerendo uno squilibrio nel modo in cui i microbi intestinali producono questi composti.

I ricercatori hanno inoltre identificato specifici batteri intestinali la cui abbondanza è strettamente correlata a questi modelli di acidi biliari. Secondo il ricercatore Santosh Lamichhane dell'Università di Turku, ciò conferma che gli acidi biliari sono fondamentali per la maturazione del microbiota e del sistema immunitario nelle prime fasi della vita.

L'impatto sul sistema immunitario
Essendo il diabete di tipo 1 una malattia immunomediata, il team ha testato se queste molecole potessero influenzare le cellule immunitarie umane. I test di laboratorio hanno rivelato che:

Gli acidi biliari coniugati dai microbi modulano i segnali infiammatori nei monociti.

Alcune molecole attenuano le vie infiammatorie, mentre altre le amplificano.

Questi composti influenzano direttamente la differenziazione delle cellule Th17 e delle cellule T regolatorie (Treg), fondamentali per l'equilibrio tra infiammazione e tolleranza immunitaria.

Verso nuove strategie di prevenzione
Nel complesso, i risultati rivelano un livello di comunicazione finora sconosciuto tra microbioma e sistema immunitario durante una fase critica dell'infanzia, definita come "fase di addestramento" immunitario.

"Il nostro lavoro evidenzia come queste molecole possano spiegare perché le alterazioni nello sviluppo del microbioma precoce siano associate a un maggiore rischio di malattie autoimmuni", spiega Orešič. Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per determinare un nesso di causalità, la scoperta apre alla possibilità di utilizzare i profili degli acidi biliari per identificare i bambini a rischio o per sviluppare interventi precoci volti a favorire una traiettoria immunitaria più sana.

La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature Communications, fa parte del progetto dell'Unione Europea INITIALISE.

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