Arresto cardiaco in ospedale: l’adrenalina riattiva il cuore in meno di un minuto

Claudia Pompili 08 Gen 2026



Quando il cuore di un paziente si ferma tra le mura ospedaliere, ogni secondo è decisivo. Il protocollo standard prevede l'inizio immediato del massaggio cardiaco, della ventilazione e l'uso del defibrillatore. Tuttavia, quando queste manovre non bastano, entra in gioco l'adrenalina.

Nonostante l'uso di questo farmaco sia una pratica consolidata da oltre cinquant'anni (celebre il suo impiego negli shock anafilattici), la sua reale efficacia nel contesto specifico dell'arresto cardiaco intra-ospedaliero non era mai stata documentata in modo così preciso fino ad oggi.

Una conferma scientifica per una "verità" nota
"Finora l'effetto dell'adrenalina in questa situazione non era stato dimostrato in modo inequivocabile", spiega il Professor Eirik Skogvoll, consulente presso il St. Olavs Hospital e docente alla NTNU.

Un nuovo studio, condotto dall’anestesista Anders Norvik insieme al team di emergenza dell'ospedale, ha finalmente trasformato quella che era una convinzione clinica in una certezza scientifica, analizzando con precisione i tempi di somministrazione e i risultati ottenuti.

Risultati sorprendenti: efficacia quintuplicata
Dalla ricerca emergono dati estremamente significativi sulla velocità d'azione del farmaco:

Azione immediata: L’adrenalina produce effetti visibili entro un solo minuto dalla somministrazione.

Ripresa del battito: Grazie al farmaco, le probabilità che il paziente riacquisti il polso (il primo passo verso la sopravvivenza) aumentano di cinque volte.

Questi risultati sono stati ottenuti grazie a una registrazione meticolosa dei tempi durante i tentativi di rianimazione, permettendo ai ricercatori di distinguere le opinioni dai dati statistici reali.

Il limite della terapia: l’importanza della rapidità
Lo studio mette però in luce anche un aspetto critico: la prima dose è quella che conta di più. Secondo il dottor Norvik, se il paziente non risponde al primo intervento farmacologico, la somministrazione di dosi successive sembra essere molto meno efficace. Sebbene questo dato richieda ulteriori conferme, suggerisce l'importanza vitale della tempestività nel primo intervento.

Un'eccellenza nella ricerca sulla rianimazione
Il gruppo di ricerca della NTNU e del St. Olavs Hospital è da anni all'avanguardia nello studio delle tecniche di rianimazione. Il lavoro è frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto le Università di Stavanger e del Paese Basco (Bilbao).

I risultati, già presentati alla conferenza dell’European Resuscitation Council (ERC), sono stati recentemente pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Resuscitation Plus.

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