Scienze Naturali

Scienze Naturali (48)

Scienze Naturali

Granulina gofasi Smriglio & Mariottini,1996. Olotipo. 2.6 x 1.8 mm. Mar Tirreno Centrale, coste laziali. (41°51'N, 11°28'E, 356/600 m). Museo di Zoologia dell'Università di Bologna, cat. n. 11676.

 

Seguendo il modello proposto da Pérès & Picard (1964), la zonazione verticale biologica del Mar Mediterraneo prevede la suddivisione dei fondali in Piani, che sono convenzionalmente considerati come intervalli definiti di profondità. Il fattore principale che influenza maggiormente questa suddivisione è rappresentato dalla presenza o dalla mancanza della luce che consente di risuddividere ulteriormente l'ambiente bentonico in due principali sistemi: il Sistema Fitale (o litorale) composto dai piani Sopralitorale, Mesolitorale, Infralitorale e Circalitorale, e il Sistema Afitale (o profondo) suddiviso nei piani Batiale, Abissale e Adale. In questa nota ci interesseremo del piano batiale che costituisce circa il 90 % dei fondali marini e che arriva fino ad una profondità massima di 3.000 m.

Costituito in prevalenza da fondali fangosi e fango sabbiosi il piano batiale si presenta con una minima parte di consistenza rocciosa; le sue biocenosi sono poco conosciute e relativamente studiate, a causa della difficoltà di raggiungimento delle elevate profondità.

Nel corso di una ricerca iniziata nel 1987 e tutt'ora in corso al largo del Mar Tirreno Centrale, sono stati dragati in varie riprese, oltre 1500 kg di sedimento; tali prelievi sono stati effettuati su dei fondali adiacenti delle biocenosi a coralli bianchi presenti nel batiale, al largo della costa laziale. Infatti su questi fondali, ad una profondità compresa fra 450 e 650 m, prosperano ancora scogliere a Madrepora oculata e, dai frammenti campionati, si presume siano presenti anche piccole colonie di Lophelia prolifera; ma si tratterebbe di episodi isolati, in quanto insediamenti residui di una fauna rigogliosa presente in Mediterraneo durante le epoche glaciali.

Conopleura aliena Smriglio, Mariottini, Calascibetta, 1999. Olotipo. 6.8 x 4.0 mm. Mar Tirreno Centrale, coste laziali. (41°51'N, 11°28'E, 350 m). Museo di Zoologia dell'Università di Bologna, cat. n. 12694.

 

Nei sedimenti campionati sono state rinvenute numerose e interessanti specie di molluschi, fra le quali alcune nuove, in seguito descritte alla scienza.

I numerosi campionamenti effettuati hanno scaturito moltissimo materiale che ha fornito una notevole quantità di specie con un'alta percentuale di esemplari per alcune di queste; ed inoltre ha consentito di individuare un legame, probabilmente trofico, fra le specie reperite e la tipologia di fondale; infatti molte di queste hanno potuto essere collegate al tipo di substrato, molle o duro, in funzione della percentuale di reperimento di individui viventi.

Solo fra i numerosi rami e frammenti di madrepora, si sono potute reperire valve di Acesta excavata (Fabricius J.C.,1779) bellissimo grande Limidae Rafinesque, 1815 di profondità, molto raro in Mediterraneo, a causa della forte regressione del tipo di habitat in cui svolge il proprio ciclo vitale. Alcune Rissoidae Gray, 1847, quali Alvania cimicoides (Forbes,1844), Alvania elegantissima (Monterosato,1875), Alvania subsoluta (Aradas,1847), sono state reperite in gran numero di esemplari privi di parti molli; gli individui viventi sono stati separati esclusivamente da sedimento fangoso frammisto ad una alta componente sabbiosa, per cui sembra logico dedurre che questo tipo di sedimento ne rappresenti l'habitat preferenziale. Lo stesso tipo di sedimento ospitava molte specie di Turridae Swainson, 1840, alcune delle quali complete di parti molli, quali: Microdrillia loprestiana (Calcara,1841) dal caratteristico apice rossiccio, Mangelia serga (Dall,1881), Gymnobela abyssorum (Locard,1897) rappresentata da esemplari di grande taglia per questa specie, Pleurotomella eurybrocha (Dautzenberg & Fischer H.,1896), Pleurotomella gibbera Bouchet & Warén,1980 ex Jeffreys ms., Pleurotomella packardi Verrill,1872, il cui ritrovamento ha rappresentato la prima segnalazione per il Mar Mediterraneo, Conopleura aliena Smriglio, Mariottini, Calascibetta, 1999, un nuovo Turridae dall'insolita morfologia conchigliare, Raphitoma     pseudohystrix Sykes,1906, Teretia teres (Reeve,1844), Taranis laevisculpta Monterosato,1880, Taranis moerchi (Malm,1863). Ancora un Rissoidae, Onoba oliverioi Smriglio & Mariottini, 2000, descritto come nuova specie, ha un habitat specifico, riferito ad un sedimento composto da una alta percentuale sabbiosa; infatti questo tipo di sedimento è stato dragato solo una volta, insieme agli esemplari della stessa specie, che non si è potuta ritrovare negli altri prelievi campionati.

Spirolaxis clenchi Jaume & Borro,1946. Diam. 5.1 mm. Mar Tirreno Centrale, coste laziali, (41°51'N, 11°28'E, 600 m), biocenosi a coralli bianchi. Collezione privata Smriglio-Mariottini (Rome, Italy).

 

Fra i Cystiscidae Stimpson, 1865, i numerosi individui di Granulina Jousseaume, 1888 ritrovati hanno consentito di descrivere una nuova specie, Granulina gofasi Smriglio & Mariottini,1996, dedicata al Dr. Serge Gofas, competente malacologo dell'Università spagnola di Malaga.

Ringicula ciommeii Mariottini, Smriglio & Oliverio, 2000, una nuova singolare specie legata ai fondi molli dell'area in esame, è stata trovata in gran numero di esemplari, di cui alcuni viventi, consentendo una buona caratterizzazione della morfologia conchigliare.

Callostracon tyrrhenicum Smriglio & Mariottini,1996, identificato erroneamente dagli studiosi con un'altra specie extramediterranea, ma invece nuova per la malacofauna mediterranea, ha incrementato il numero delle specie conosciute di Acteonidae, tutte rare e legate esclusivamente ad habitat profondi, tranne una, Acteon tornatilis Linneo, 1758, appunto la più reperibile in acque più superficiali.

Spirolaxis clenchi Jaume & Borro,1946 rarissimo Architectonicidae Gray J.E., 1840, originariamente descritto per le acque di Cuba, dalla caratteristica conchiglia planospirale a giri disgiunti, trovata vivente per la prima volta in assoluto, consentendo così la descrizione dell'opercolo, mai osservato in precedenza. Emarginula bonfittoi Smriglio & Mariottini, 2001, tipica di substrati duri, è stata reperita in un considerevole quantitativo di individui, ed è andata ad accrescere le specie mediterranee attribuite al genere. In chiusura, il ritrovamento di un esemplare freschissimo di Lurifax vitreus Warèn & Bouchet, 2001, legato alle hydrothermal vents e seeps oceaniche, potrebbe suscitare ripensamenti fra gli studiosi e i geologi della morfologia dei fondali mediterranei.

In conclusione, l'elevato numero di specie rare o nuove per la scienza provenienti dallo studio dei fondali profondi del Mar Tirreno Centrale ha permesso di accrescere le conoscenze del piano Batiale, ed in senso generale, del Mar Mediterraneo, ma ulteriori studi saranno attuati per incrementarne una maggiore comprensione.

 

Ringraziamenti
Ringrazio calorosamente il Signor Luca Egidi per il sempre cortese aiuto tecnico.



BIBLIOGRAFIA

Jaume, M. L. & Borro P., 1946 - Novedades en Moluscos marinos Cubanos. Revista de la Sociedad Malacológica "Carlos de la Torre" 4 13-22, pl. 2.

Peres J.M. e Picard J. 1964. Nouveau manuel de bionomie bentique de la Mer Mediterranee. Rec. Trav. Stn. Mar. d'Endoume, Bull., 31: 1-137.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Typhlomangelia nivalis (Loven, 1846). Contributo primo. Bollettino Malacologico, 1-4 (23):47-52.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1987 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di alcuni Turridi provenienti da una biocenosi a coralli bianchi. Contributo II. Bollettino Malacologico, 11-12 (23):381-390.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: ritrovamento di Adeuomphalus ammoniformis G. Seguenza, 1876, Fissurisepta granulosa Jeffreys, 1883 e Propilidium ancyloide (Forbes, 1840). Contributo III. Bollettino Malacologico 1-4 (24): 1-6.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Amygdalum luteum (Jeffreys, 1880). Contributo IV. Bollettino Malacologico 5-8 (24): 145-147.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1988 - Molluschi del Mar Tirreno Centrale: segnalazione di Pleurotomella packardi Verrill, 1872. Contributo V. Bollettino Malacologico, 5-8 (24): 148-149.

Smriglio C., Mariottini P., Gravina F., 1990 - New data on Spirolaxis clenchi Jaume & Borro, 1946, from the Mediterranean Sea (Gastropoda Prosobranchia: Architectonicidae). Basteria, Leiden, 54 (4-6): 211-216.

Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Descrizione di una nuova specie di Cystidae Stimpson, 1865 per il Mar Mediterraneo: Granulina gofasi n. sp. La Conchiglia, Roma, 28 (281): 54-56.

Smriglio C., Mariottini P., 1996 - Central Tyrrhenian sea Mollusca: XI. Description of Callostracum tyrrhenicum sp. nov. (Gastropoda, Acteonidae) and remarks on the other Mediterranean species of the family Acteonidae d'Orbigny, 1835. Basteria, Leiden, 60 (4-6): 183.

Smriglio C., Mariottini P., & Giusti F., 1996 - Prima segnalazione di Gregorioscala sarsi (Kobelt, 1903) per il Mar Mediterraneo e ritrovamento di Acirsa cfr. corsicana Nordsieck, 1974 per il Mar Tirreno Settentrionale. La Conchiglia, Roma, 28 (279): 47-49.

Smriglio C., Mariottini P. & Calascibetta S., 1999 - Description of a new species of Conidae Fleming, 1822 from the Mediterranean Sea: Conopleura aliena n. sp. Bollettino Malacologico, 34(1-4): 27-32.

Mariottini P., Smriglio C. & Oliverio M., 2000 - The Ringicula leptocheila complex, with the description of a new species (Opisthobranchia, Ringiculidae). Bollettino Malacologico, 36(5-8): 71-82.

Smriglio C. & Mariottini P., 2000 - Onoba oliverioi n. sp. (Prosobranchia, Rissoidae), a new gastropod from the Mediterranean. Iberus, 18(1): 15-19.

Smriglio C. & Mariottini P., 2002 - Lurifax vitreus Warèn & Bouchet, 2001 (Gastropoda, Orbitestellidae), first report from Mediterranean Sea. Bollettino Malacologico, 38: 45-47.


Autore: Carlo Smriglio

Granulina gubbiolii Smriglio & Mariottini, 1999 – Olotipo, veduta anteriore, 2.4 x 1.7 mm. Stretto di Gibilterra, 300/350 m. Museo di Zoologia dell’Università di Bologna (n. catalogo MZB14001).

 

Il bacino del Mare di Alboran, malacologicamente parlando, rappresenta un tipico esempio di area zoogeografica con esclusive endemicità, causa di particolare distinzione dalle altre aree del Mar Mediterraneo.

Questo bacino, situato nella parte più occidentale del Mediterraneo, è delimitato ad occidente dalla soglia dello stretto di Gibilterra, per un’estensione totale di circa 60 km, e con una profondità massima di circa 286 m., che lo mette in comunicazione con l’adiacente Oceano Atlantico; le sue acque, con una profondità massima di 1500 m, si estendono per una superficie di circa 54.000 km², bagnando percentualmente le linee di costa della Spagna, il settentrione del Marocco e l’Algeria. Al centro di questo mare è posizionata l’Isola di Alboran le cui acque circostanti presentano dei fondali coralligeni di notevole ricchezza, che esibiscono degli singolari endemismi faunistici, fra i quali, unici dal punto di vista malacologico, Coralliophila alboranensis Smriglio & Mariottini 2003, Granulina gubbiolii Smriglio & Mariottini, 1999, Aphanitoma mariottinii Smriglio, Rufini e Martin Peréz, 2001, Coralliophila africana Smriglio & Mariottini, 2001, più altre specie rare, di cui si hanno scarse segnalazioni, come: Acrilloscala lamyi (de Boury, 1909), Epitonium dendrophylliae Bouchet & Warén, 1986, Gymnobela abyssorum (locard, 1897), Gymnobela subaraneosa (Dautzenbergh & Fischer H., 1896), Eudolium bairdii (Verrill & Smith, 1881), Panopaea glycimeris (Von Born, 1778); di quest’ultima specie cosiddetta “ospite freddo”, residuo di epoca glaciale, la diffusione mediterranea, nel senso pieno del termine, dopo il Mare di Alboran, è relegata solo alle coste siciliane, con una popolazione, fra l’altro ancora da verificare se effettivamente Recente, presente nei fondali della zona di Taormina. Questo dato fa intuire quanto possa essere preziosa la popolazione presente nel Mare di Alboran, che testimonia ancora concretamente l’effettiva presenza della specie in Mar Mediterraneo.

 

Coralliophila alboranensis Smriglio & Mariottini, 2003 – paratipo “A”, veduta anteriore, 5.9 x 3.6 mm. Isola di Alboran, 80-150 m. (Collezione P. Mariottini/C. Smriglio, Rome, Italy ).

Le specie discusse reperibili in quest’area sono legate, per alcuni casi, ad habitat specifici; la popolazione dalla quale provengono gli esemplari tipici di Granulina gubbiolii colonizza i fondali batiali dello Stretto di Gibilterra (300/350 m) che costituiscono l’ultima propaggine delle acque del Mar Mediterraneo; Coralliophila alboranensis è legata ai fondi coralligeni circostanti l’Isola di Alboran (80-150 m), ed è, come tutti i rappresentanti della sottofamiglia, sicuramente parassita di un anthozoo ospite, non ancora individuato.

Aphanitoma mariottinii, un Turridae rappresentante di un genere considerato estinto, da poco tempo riabilitato alla malacofauna Recente, è specie anch’essa legata al medesimo ambiente coralligeno (150 m), tuttavia, oltre al locus typicus, si è potuta campionare anche su fondali di zone limitrofe a quest’ultimo, estendendone maggiormente l’areale di distribuzione, che raggiunge anche le coste spagnole atlantiche. Coralliophila africana descritta per le acque al largo della costa West africana (Sierra Leone - 9°28'N, 14°58'W), quindi in Oceano Atlantico, è stata reperita, per un singolo individuo subadulto, nel Mare di Alboran; ma occorrono altri ritrovamenti documentati, per estenderne con sicurezza la distribuzione a questa area geografica, in quanto, è noto che una alta percentuale di specie appartenenti a Coralliophilinae sono dotate di fase larvale planktotrofica, e quindi può capitare che rappresentanti di questa famiglia possano giungere in Mediterraneo, tramite lo Stretto di Gibilterra, veicolate per trasporto passivo dalle correnti oceaniche in entrata. I dati esposti fanno intuire quanto sia malacologicamente importante il bacino del Mare di Alboran, area geografica che convenzionalmente, con la propria fauna, si pone in una fase intermedia fra quella atlantica e quella mediterranea.

Aphanitoma mariottinii Smriglio, Rufini, Martin Perez, 2001 – Olotipo, veduta anteriore,11.3 x 4.4 mm, Mare di Alboran, 150 m. Museo di Zoologia dell'Università di Bologna (n.di catalogo MZB18568).

 

 

Ringraziamenti
Ringrazio tanto il Signor Luca Egidi per il cortese e tempestivo aiuto tecnico



BIBLIOGRAFIA

Bellardi L., 1872-1890 - I Molluschi dei terreni terziari del Piemonte e della Liguria. Voll. 1-6. Mem. R. Acc. Sc. Torino.

Fernandez J., 2000 – Notizia de nuevos táxones para la ciencia en el ámbito íbero-balear y macaronésíco. Graellsia, 56: 119-150.

Smriglio C., Rufini S., Martin Perez J. M., 2001 - Rediscovery of the Genus Aphanitoma (Bellardi, 1875) (Turridae, Neogastropoda) in the Mediterranean Sea, with Description of a New Species: Aphanitoma mariottinii sp. nov., La Conchiglia, 32 (299): 39-43.

Smriglio C., Mariottini P., 1999 - Description of Granulina gubbiolii n. sp. (Neogastropoda, Cystiscidae) from the Mediterranean Sea, La Conchiglia, 31 (292): 35-40.

Smriglio C., Mariottini P., 2001 - Description of two new species of Coralliophilinae from the African Coast: Coralliophila hayesi sp. nov. e C. africana sp. nov., La Conchiglia 33 (301): 19-22.

Smriglio C., Mariottini P., 2003 - Description of Coralliophila alboranensis sp. nov. (Neogastropoda, Muricidae) from the Mediterranean Sea. La Conchiglia, 35 (307): 47-48, 60.

Smriglio C., Spada G., 2003 - New data on Aphanitoma mariottinii Smriglio, Rufini, Martin Perz, 2001 and Aphanitoma locardi (Bavay, 1906) (Turridae, Neogastropoda). La Conchiglia, 35 (309): 35-42.

Trigo J., Rolàn E., 2002 - Nueva cita de Aphanitoma mariottinii (Gastropoda, Turridae) en el Atlantico espanol. Notiziario SEM 38:45.


Autore: Carlo Smriglio

Aphanitoma locardi Bavay, 1906. Olotipo, veduta anteriore, dimensioni: 10.4 mm x 3.5 mm.

 

Recentemente, come coautore di un lavoro di malacologia ho avuto il privilegio di poter descrivere una nuova specie di molluschi, inquadrandola nella Famiglia Turridae Swainson, 1840, ed attribuendola ad Aphanitoma (Bellardi, 1875), genere rappresentato da varie specie esclusivamente fossili, quindi da considerarsi estinto, e distribuito nei giacimenti del terziario presenti in Piemonte e Liguria (Bellardi, 1877; Pinna & Spezia, 1978; Cavallo & Repetto, 1992).

Infatti in seguito al ritrovamento di quattro esemplari in buono stato di freschezza di questa specie, in sedimenti provenienti dai fondali coralligeni del mare di Alboran (batimetria di prelievo 150 m.), area geografica mediterranea situata poco dopo lo Stretto di Gibilterra, si è potuto riconsiderare il Genere come Recente, annoverandolo nell'attuale malacofauna vivente del Mar Mediterraneo. L'olotipo di A. mariottinii, è stato depositato nella collezione del Laboratorio di Malacologia dell'Università di Bologna con il codice MZB18568, i restanti paratipi sono conservati rispettivamente nella seguenti collezioni private: Smriglio (Roma, Italy), Rufini (Anguillara, Italy) e Martin Perez (Malaga, Spain). Il nome della specie è stato dedicato al Professor Paolo Mariottini, biologo molecolare di fama internazionale (Terza Università di Roma), esperto malacologo, nonché personale amico d'infanzia.

Un'accurata ricerca bibliografica ha consentito di scoprire una seconda specie Recente, "dimenticata" dalla comunità scientifica: Aphanitoma locardi Bavay, 1906, reperita dall'Autore in un campione di sedimento, residuo della storica crociera "Travailleur" verificatasi nello scorso secolo. L'olotipo, unico esemplare conosciuto di questa seconda specie, è stato dragato in Oceano Atlantico, al largo delle coste del Marocco (stazione 61, dragaggio XXXIV, 112 m), ed è attualmente conservato nelle collezioni malacologiche del Museum National d'Histoire Naturelle (MNHN) di Parigi, e grazie alla sempre cortese disponibilità di Virginie Heros e Philippe Bouchet, è stato possibile esaminarlo e fotografarlo. L'analisi della conchiglia ha consentito di separare nettamente le due specie, che differiscono per varie caratteristiche morfologiche, tra cui la diversa scultura.

 

Aphanitoma mariottinii Smriglio, Rufini, Martin perez, 2001. Olotipo, veduta anteriore, dimensioni: 11.3 mm x 4.4 mm

 

Un elemento distintivo che ha consentito l'attribuzione inequivocabile di entrambe le specie ad Aphanitoma, è la presenza di due distinte pieghe columellari ravvicinate, considerate forte componente diagnostica e rappresentativa del Genere; questa caratteristica morfologica infatti si evidenzia anche in tutte le specie fossili attribuite a quest'ultimo. Una seconda nota su A. mariottinii, pubblicata nel 2003 (Smriglio & Spada, 2003), basata sull'esame di sei lotti, per un totale di 20 esemplari (Collezione del Laboratorio di BIM e Malacologia, Parigi), tutti dragati fra le acque mediterranee dello Stretto di Gibilterra e il Golfo Ibero-Marocchino, fra 24 e 524 m, ha permesso di ben caratterizzare la morfologia di questa rara specie, di estenderne il range batimetrico ed allargarne la dispersione geografica; inoltre il rinvenimento di un esemplare vivente, ha consentito di effettuare un accurato disegno a colori, magistralmente eseguito da Gianni Spada, che ha ritratto per la prima volta la morfologia delle parti molli in estensione, per una specie appartenente al Genere Aphanitoma (Bellardi, 1875).

Infine un terzo lavoro su questa specie ne ha ampliato ulteriormente la distribuzione geografica, segnalando il ritrovamento di cinque individui reperiti spiaggiati ma in buone condizioni di freschezza, a Playa Balieiros, A Coruña, costa spagnola atlantica (Trigo & Rolan, 2002).

 

BIBLIOGRAFIA

Bellardi L., 1872-1890 - I Molluschi dei terreni terziari del Piemonte e della Liguria. Voll. 1-6. Mem. R. Acc. Sc. Torino.

Cavallo O., Repetto G., 1992 - Conchiglie fossili del Roero. Associazione Naturalistica Piemontese, Memorie. Vol.2. pp 251.

Pinna G., Spezia L., 1978 - Catalogo dei Tipi del Museo Civico di Storia Naturale di Milano. V. I Tipi dei Gasteropodi fossili. Atti Società Italiana di Scienze Naturali. Milano. 119 (2): 125-180, tavv. 64.

Smriglio C., Rufini S., Martin Perez J. M., 2001 - Rediscovery of the Genus Aphanitoma (Bellardi, 1875) (Turridae, Neogastropoda) in the Mediterranean Sea, with Description of a New Species: Aphanitoma mariottinii sp. nov., La Conchiglia, 32 (299): 39-43.

Smriglio C., Spada G., 2003 - New data on Aphanitoma mariottinii Smriglio, Rufini, Martin Perz, 2001 and Aphanitoma locardi (Bavay, 1906) (Turridae, Neogastropoda). La Conchiglia, 35 (309): 35-42.

Trigo J., Rolàn E., 2002 - Nueva cita de Aphanitoma mariottinii (Gastropoda, Turridae) en el Atlantico espanol. Notiziario SEM 38:45.


Autore: Carlo Smriglio

 

Carlo Smriglio & Paolo Mariottini

Key words: Gastropoda, Heterobranchia, Mathilda letei, Mathilda bieleri, Taxonomy, Mediterranean Sea.

La famiglia Mathildidae Dall, 1889 comprende un piccolo gruppo gasteropodi marini, soprattutto di acque profonde, morfologicamente caratterizzati da nicchio allungato, turritelliforme, generalmente provvisto di protoconca iperstrofica e ornato da scultura costituita da cordoni spirali attraversati da costole assiali. Questi molluschi per abitudini alimentari sono associati ai cnidaria e la morfologia della conchiglia larvale, ne suggerisce una fase pelagica piuttosto lunga, motivo di una vasta distribuzione geografica.

Sul volume Boll. Malacol., 44 (7-11): 20-24 (2008) sono state descritte due nuove specie della famiglia Caecidae per la zona Indo-Pacifica, Caecum varanoi n. sp. e Caecum smriglioi n. sp. da parte dei seguenti autori: Mauro Pizzini, Italo Nofroni e Antonio Confitto.

 

L’acqua, origine della vita, elemento sacro agli antichi, sostanza taumaturgica, fattore attrattivo nel processo di popolamento è da sempre stata al centro di riti e di festività: ad essa sono stati consacrati luoghi di culto, in suo onore sono stati compiuti riti propiziatori, essa è lo strumento per mezzo del quale avvengono le guarigioni. Un elemento della natura capace di sacralizzarne il paesaggio: l’inspiegabilità della sua origine ha rivestito di magia alcuni luoghi, il cristianesimo si è sovrapposto ai culti pagani dell’acqua, l’eremitismo ha contribuito ad avvolgere con un velo mistico la montagna abruzzese, laboriosamente organizzata dai grandi monasteri.

 

I risultati dello studio ENEA-Green Cross Italia sulla filiera dell’industria cinematografica

Cinema in Classe AL’intera industria cinematografica mondiale è responsabile del 2 per cento delle emissioni globali di CO2. È quanto emerge dal convegno #CinemaInClasseA, organizzato a Roma da ENEA e Green Cross Italia, che ha analizzato i consumi e le possibilità di risparmio del settore in Italia. “Abbiamo calcolato che i consumi di energia e le relative emissioni si potrebbero ridurre di circa il 20 per cento, se tutte le produzioni cinematografiche adottassero protocolli di sostenibilità per la realizzazione dei propri film”, ha sottolineato Antonio Disi dell’ENEA, coordinatore della Campagna nazionale per l’efficienza energetica Italia in classe A, promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e realizzata dall’ENEA.

Uno studio dell’Ibaf-Cnr e Ibam-Cnr identifica origine e modalità di diffusione del noce comune, evidenziando l’influenza dell’uomo. Il lavoro, pubblicato su Plos One, ha incrociato i dati genetici della pianta con l’analisi glottologica della parola ‘noce’ e con i dati archeologici, topografici e storici relativi alla distribuzione geografica della specie

Un recente studio condotto dagli istituti del Consiglio nazionale delle ricerche di Biologia agro-ambientale e forestale (Ibaf-Cnr) e per i Beni archeologici e monumentali (Ibam-Cnr), ha permesso di identificare l’origine e le modalità di diffusione del noce comune (Juglans regia L.), specie oggi apprezzata per le proprietà nutraceutiche dei frutti ricchi di acidi grassi polinsaturi. Pubblicato su Plos One, il lavoro evidenzia l’origine asiatica della pianta e l’esistenza nel Caucaso e nelle valli delle montagne dell’Asia Centrale di almeno quattro zone dove le popolazioni di noce conservano un valore elevato di diversità genetica, probabilmente sopravvissute in nicchie ecologiche protette dopo le glaciazioni del Pleistocene (Kyrgyzstan occidentale, Asia occidentale e centro-meridionale, Uzbekistan centro-orientale, province di Xinjiang and Shandong in China).

Una passione, una scienza e un'arte che possono contribuire a cambiare il futuro sviluppo socio-economico urbano.
La Costa Rica, perla dell'America Centrale, è famosa in tutto il mondo per le sue lunghe spiagge dorate, la sua natura incontaminata, il suo incredibile patrimonio faunistico, l'aroma robusto del suo caffé. Oggi, però, grazie alla creatività e allo spirito imprenditoriale di un italiano, può vantare una nuova attrattiva: il vino.

Il conservatore onorario del Museo Civico di Rovereto, Giorgio Perazza, al centro dell'importante rinvenimento nell'ambito del lavoro di costante osservazione e mappatura del territorio finalizzato allo "Atlante corologico delle orchidee dell'Italia nord-orientale" di prossima pubblicazione da parte del Museo.

Oggi in campo botanico gran parte delle nuove specie e sottospecie si individuano attraverso differenze minime, non visibili a occhio nudo, e accertabili solo attraverso l'indagine genetica;
LA SCOPERTA DI UN FIORE NUOVO PER LA SCIENZA, CHE DIFFERISCE DALLE SPECIE GIÀ DESCRITTE SIA DAL PUNTO DI VISTA MORFOLOGICO CHE PER L'HABITAT PARTICOLARE, È FATTO DI PER SÉ RARISSIMO.
Se poi il _locus classicus_ è il BOSCO DI NUOVA FORMAZIONE A ERTO (Friuli Venezia Giulia), A MONTE DEL LAGHETTO RESIDUO DEL VAJONT,
SUL PENDIO DILAVATO IL 9 OTTOBRE 1963 DALL'IMMANE ONDATA provocata dall'enorme frana staccatasi
dal monte Toc e finita nella diga, la scoperta scientifica si mescola con la storia e diventa rappresentativa della capacità della Natura di rigenerarsi.
È questo il caso della NUOVA ORCHIDEA _LIPARIS LOESELII _SUBSP. _NEMORALIS_, descritta da Perazza, Decarli, Filippin, Bruna e Regattin
sull'importante rivista internazionale Journal Europäischer Orchideen, nel numero 44 (3) del 2012.

 

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