Scienze Naturali

Scienze Naturali (48)

Scienze Naturali

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca ha scoperto che il rischio rappresentato dai contaminanti organici persistenti (POP) è mille volte superiore alla soglia di sicurezza per i cuccioli di orso polare che si nutrono di latte contaminato. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Environmental Toxicology and Chemistry” della casa editrice statunitense Wiley.

 

Milano, 5 gennaio 2017 – Gli inquinanti minacciano la salute dei cuccioli dell’orso polare. Nell’ecosistema artico il rischio è quasi inesistente per i pesci, relativamente basso per le foche, molto elevato per gli orsi polari e drammatico per i loro cuccioli. Dato che alcune di queste sostanze inquinanti si accumulano nei grassi e il latte di mamma orsa è particolarmente grasso, il rischio per i cuccioli è di tre ordini di grandezza superiore alla soglia di sicurezza: in altre parole, almeno 1.000 volte di più.

Domani Inaugurazione dell’Anno della Ricerca 2017 con la Plenary Lecture del Premio Nobel Tim Hunt.

Sossio De Vita, giovane architetto partenopeo, è il vincitore del concorso internazionale bandito per selezionare un progetto di ricostruzione dei una parte dello storico edificio che ospita la Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli. L’annuncio è stato dato questa mattina presso la Sala Conferenze Donato Marino. L’iniziativa, realizzata con il supporto di Fondazione Inarcassa, braccio operativo sui temi della professione di Inarcassa, rappresenta un’occasione importante per condividere una progettualità architettonica che avrà una notevole importanza sulla vita di Napoli e dei suoi cittadini.

L’Italia è la più grande consumatrice di insetticidi in Europa: oltre che essere largamente utilizzati nelle attività agricole, grandi quantità di essi vengono diffuse, da Enti pubblici e privati, nelle aree fortemente antropizzate, per contrastare i cosiddetti “insetti molesti”.

Come giustificazione di questo costante e ripetuto avvelenamento del territorio, nelle Ordinanze dei Comuni frequentemente si cita Aedes albopictus in quanto potenziale vettore di malattie, quali Chikungunya e Dengue, e Culex pipiens come vettore di West Nile Virus.

L’idea nasce in Emilia-Romagna dove il Museo del cielo e della terra offre a grandi e piccini l’opportunità di osservare da vicino la metamorfosi della farfalla e sostenere così progetti di ripopolamento di questi meravigliosi insetti oggi in pericolo di estinzione

“La farfalla
cambia dimora sul salice
ad ogni soffio di vento”.
Matsuo Basho (1644-1694)

Questo delicato haiku di Basho evoca tutta l’impalpabile leggerezza della farfalla che, simile ad un fiore in movimento, si stacca dal suo stelo e si lascia dolcemente cullare dal vento.

La farfalla fa la sua prima comparsa sulla Terra già nel Cretaceo, oltre 100 milioni di anni fa. Incisioni di farfalle su grandi dischi d’oro ornavano le tombe regali di Micene come simbolo dell’immortalità dell’anima e gli antichi Greci designavano la farfalla con il nome ψυχή (psyche), che in greco vuol dire appunto “anima”.

Fra poco sarà primavera, la stagione in cui la Natura, con l’aiuto della luce e del tepore del sole, si risveglia. Le giornate saranno più lunghe e, dopo il letargo invernale, germoglieranno i bulbi fioriti, le foglie torneranno sui rami, i giardini si riempiranno di colori e gli orti di sapori. Uscendo dalle comode tane in cui si sono protette dal freddo, si riaffacceranno all’aperto anche molte creature, e torneranno a farsi vivi gli insetti, tra i quali, purtroppo, anche le fastidiose zanzare.

Superfluo dire che sono utili anch’esse (sono fonte di sopravvivenza per altre specie), perché l’antipatia nei loro confronti è totale e generale. Per difendersi dalle loro punture si è infatti disposti ad usare, sia sul corpo che nell’ambiente, prodotti chimici repellenti e insetticidi che, come ora sta avvisando la scienza: http://www.isprambiente.gov.it/files/pubblicazioni/quaderni/ambiente-societa/Quad_AS_10_15_ProfilassiAntiZanzare.pdf fanno più male alla salute di qualche ponfo provocato da questi insetti.

Ma la bella notizia è che sì, le punture di ogni specie di zanzara e di altri fastidiosi insetti possono essere prevenute. La Dr.ssa Laura Cavalli farmacista, e l’erborista Miriam Baroni, di Zea Centro Studi, ci hanno rivelato come farlo, suggerendoci alcuni efficaci ed economici metodi naturali:

Riassunto
Si segnala il rinvenimento di un raro idrozoo, Craspedacusta sowerbyi Lankester, 1880, in uno
stagno in Località Pardossi, Pontedera, Pisa.

Abstract
We report the discovery of a rare idrozoo, Craspedacusta sowerbyi Lankester, 1880, in a pond in Pardossi location, Pontedera, Pisa.
Introduzione
All’inizio del mese di Giugno 2012 in un lago per pesca sportiva in località Pardossi Pontedera Pisa  veniva notata da alcuni pescatori la presenza di numerose piccole meduse della grandezza di 2-3 cm., pulsanti in prossimità della superficie. L’esame degli esemplari ha rivelato che si trattava dell’ Idrozoo, Craspedacusta Sowerbyi Lankester, 1880, specie cosmopolita che però risulta molto rara nelle acque interne Italiane . Le poche segnalazioni sono riferite alle località: 2002 Lago della Svizzera Parco dei boschi di Carrega (Parma), 2006 Lago di Gussola (Cremona), 2006 Lago di Alsiero (Como), 2011 Lago della Cassiana Calenzano Firenze.

Un biologo dell'Università dello Utah ha identificato 33 nuove specie di formiche predatori nell'America Centrale e nella Zona dei Caraibi. Molte di queste specie osservate al microscopio o una lente sono realmente mostruose e per tale motivo sono state identificate con i nomi di alcuni degli antichi Dei e demoni Maya.

Jack Longino, entomologo e biologo spiega "Tali specie sono mostruose viste sotto un microscopio, la loro testa è una sorta di scudo, gli occhi ridotti e piccoli ai lati e hanno mascelle feroci irte di denti aguzzi per colpire le loro prede! Sembrano una sorta di Alien in miniatura e questo le rende per me  interessanti e divertenti".

In uno studio pubblicato lunedì 29 luglio 2013, all'interno della rivista Zootaxa, Longino descrive ed identifica 14 nuove specie del genere Eurhopalothrix, e le distingue dalle altre 14 specie già conosciute dalla scienza. Il nome del genere deriva dal greco "dai capelli a forma di clava" e si pronuncia (you-row-pal-oh-thrix). In un'altro studio in pubblicazione Longino identifica altre 19 specie (rispetto alle 15 già esistenti), appartenenti al genere Octostruma (che si pronuncia oct-oh-strew-ma), il nome del genere significa che le antenne sono formate da otto segmenti.

 

La scoperta è avvenuta nell’atollo di Gambier. L’ha realizzata Francesca Benzoni, biologa dell’Ateneo, nell’ambito della spedizione scientifica internazionale Tara Oceans. “Scoperta importante per la conoscenza della biodiversità dei coralli”.

Milano, 30 luglio 2013 – Echinophyllia tarae: si chiama così la nuova specie di corallo scoperta nell’atollo di Gambier (Polinesia francese) dalla spedizione scientifica internazionale Tara Oceans, che dal 2009 al 2012 ha sondato, studiato e analizzato per la prima volta a livello globale la vita microscopica marina negli oceani.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Zookeys (Echinophyllia tarae sp. n. (Cnidaria, Anthozoa,Scleractinia), a new reef coral species from the Gambier Islands, French Polynesia), è stata realizzata da Francesca Benzoni, ricercatrice del Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca, che, all’interno della spedizione, ha coordinato e condotto gli studi sulla diversità dei coralli e il loro stato di salute.

La nuova specie di coralli (vedi gallery fotografica) è la prima specie descritta come risultato della spedizione Tara Oceans: appartenente al genere Echinophyllia, è un corallo duro, si sviluppa in colonie tra i 5 e i 20 metri di profondità, ed era finora noto solamente nell’arcipelago di Gambier.

 

Trovato un cucciolo di Drago a Londra!

Un essere che assomiglia fortemente ai mitologici Draghi verrà analizzato tramite biopsia per scoprire se è un'abile burla o realmente la scoperta del primo rappresentante di una nuova specie, i Draghi!

La notizia è apparsa sul Times di Londra, l'autorevole quotidiano della capitale inglese, con tanto di foto scioccanti del piccolo essere sotto formaldeide.

La storia nasce dal fatto che un signore di nome David Hart, nipote di Frederick Hart, un tempo facchino del Museo di Storia Naturale di Londra, rimettendo ordine tra le vecchie cianfrusaglie dello zio non più in vita, trova il barattolo con il piccolo di drago.

Ora, gli scienziati increduli, hanno già appurato che la storia del signor David Hart è comprovata da incartamenti del Museo di Storia Naturale di Londra, che l'oggetto in questione risale al 1890, e che fu inviato da scienziati Tedeschi agli Inglesi.

Dato il contesto storico dell'epoca, che vedeva i tedeschi in forte rivalità con gli inglesi, gli scienziati dell'epoca pensarono ad una burla per screditarli, ed accantonarono l'essere sotto formaldeide regalandolo infine al signor Frederick Hart, che allora era impiegato nel museo.

Passano 100 anni ed infine il cucciolo di drago, ancora perfettamente conservato salta fuori regalando un'emozione non a poche persone!

Ora si attendono i risultati della biopsia che verrà effettuata sull'essere per stabilire se sia organico o inorganico!

Alcuni testimoni che hanno potuto visionare il reperto asseriscono che se l'essere è una burla, è fatto realmente bene e che da vicino, non si riesce a distinguere se è vero o falso!

Autore: Nicola Cosanni

Nome: Anoplophora
cognome: chinensis o glabripennis
nazionalità: asiatica
statura: 25 mm il maschio, 35 mm la femmina
costituzione: robusta
occupazione: lavorazione del legno
segni particolari: lunghe antenne blu
osservazioni: è pericolosissimo e fa parte di una organizzazione dedita alla distruzione dei boschi
RICERCATO, VIVO O MORTO!


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