Mozart dà i numeri

Marina Pinto 22 Dic 2009
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La musica ha a che fare con i numeri? Certo che si, e Mozart ce lo dimostra. Infatti, una delle sue opere più famose, “Le nozze di Figaro”, inizia con le parole (anzi, i numeri): “Cinque, dieci, venti, trenta, trentasei, quarantatre”. Chi canta (o conta) è il protagonista, Figaro, che misura lo spazio per il suo letto nuziale.
Anche nel “Don Giovanni” si conta (e si canta), e a farlo è il servo di Don Giovanni, il dissoluto libertino più famoso della storia dell’opera, Leporello, che rivela a Donna Elvira (la quale pure spasima per il perfido traditore, ma ognuno è libero di farsi del male come vuole) il catalogo amoroso del licenzioso cavaliere di Spagna elencando numericamente le sue conquiste: “In Italia seicento e quaranta, il Almagna duecento e trentuna, cento in Francia, in Turchia novantuna, ma in Ispagna son già mille e tre...”.

Insomma, a Mozart piacevano i numeri, ma, tralasciando le arie dove si conta mentre si canta (o si canta contando, come preferite) sappiamo che le sue conoscenze in campo matematico furono ben profonde, tanto che un uso preciso (e stupefacente, viste le difficoltà) della scienza dei numeri in abbinamento alla musica lo troviamo in diversi passaggi delle sue opere. Per esempio, osservando la costruzione della scena del ballo dello stesso “Don Giovanni”, alla fine del primo atto, Mozart sovrappone tre danze tanto diverse sia nello stile che nel ritmo: un minuetto in ¾, una contraddanza in 2/4 ed una allemanda in 3/8. E qui non ci voleva solo la genialità musicale (quella Mozart ce l’aveva), ma anche una precisione aritmetica non indifferente, perché, se analizziamo la partitura, ci accorgiamo che ad ogni due battute del minuetto ne devono corrispondere tre della contraddanza e sei dell’allemanda. Un bel daffare. Non a caso la suddetta scena è non solo difficile da eseguire, ma anche da ascoltare.

E così, grazie a Mozart, anche i numeri sono diventati musica. O forse lo sono sempre stati. Proprio così, perché oggi si è scoperto che ascoltare la musica di Mozart migliora le prestazioni degli studenti nell’ambito della matematica.
Una tale rivelazione proviene da un progetto avviato da alcuni insegnanti inglesi, i quali hanno fatto ascoltare della musica mozartiana ad una classe di loro alunni di soli sei anni durante alcune lezioni di matematica, mentre un’altra classe svolgeva una lezione tradizionale. Bene, al confronto, gli alunni che avevano ascoltato Mozart avevano avuto migliori risultati.
La promotrice di un tale clamoroso e singolare esperimento, la professoressa Doulla Simon, preside della scuola, ha dichiarato che un risultato simile è dovuto al fatto che le sinfonie di Mozart stimolano il pensiero matematico, perché raggiungono alcune parti del cervello che altri stimoli (comprese altre musiche) non guadagnano allo stesso modo.

Alcuni esperti (scienziati, medici, musicologi, matematici), hanno cercato la ragione di questo straordinario effetto, ed all’uopo hanno affermato che la zona del cervello dove si elabora la musica sia la stessa che interviene nella percezione spaziale, così che, al momento dell’ascolto, la sostanza grigia sia maggiormente attivata e risponda più positivamente al problema che ha di fronte. In definitiva la musica di Mozart avrebbe un impatto paragonabile alle pulsazioni elettriche delle nostre sinapsi sapendole mettere in perfetto ordine (un analogo risultato è stato evidenziato anche sui topi di laboratorio, che sotto lo stimolo della musica di Mozart acquisiscono un maggiore senso di orientamento riuscendo ad uscire dal labirinto con più facilità).

Ma perché Mozart, e non Beethoven, Brahms o Verdi? La scienza non ha una risposta certa, ma forse la musica si. È certo infatti che la costruzione formale della musica mozartiana, perfettamente simmetrica ed equilibrata, ha quel quid d’imponderabile che permette un tale prodigio: nelle sue melodie, infatti, i temi musicali sono richiamati ad intervalli fissi con un andamento regolare, come una costruzione matematica, dove tutto torna. E tutto in un insieme melodico meraviglioso. Ed ecco che il nostro cervello riconosce l’ordine della struttura, si tranquillizza e realizza al meglio ciò che gli è richiesto.

Insomma, Mozart dà i numeri. E che numeri!

 

Marina Pinto

Ultima modifica il Martedì, 27 Giugno 2017 15:49
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