Astrofisica (66)
Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri
30 Dic 2025 Scritto da Francesco Defler
Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà i ghiacci delle lune gioviane per supportare le missioni JUICE ed Europa Clipper.
Il 17 dicembre 2025 segna una data storica per la ricerca spaziale italiana. Presso il Dipartimento di Matematica e Fisica dell’Università degli Studi Roma Tre, è stato ufficialmente aperto lo SWIM Lab. Si tratta di un laboratorio all'avanguardia, unico nel suo genere, nato per rispondere a una delle domande più affascinanti della scienza moderna: c'è acqua liquida (e quindi vita) sui satelliti di Giove?
Polvere di stelle e origini della vita: una scoperta riscrive il viaggio degli atomi nel cosmo
28 Dic 2025 Scritto da Emanuela Corsi
Un nuovo studio sulla gigante rossa R Doradus rivela che la luce stellare, da sola, non basta a diffondere i "mattoni della vita" nello spazio.
Per decenni abbiamo creduto di sapere come gli elementi essenziali per la vita — come carbonio, ossigeno e azoto — venissero trasportati dalle stelle verso il resto della galassia. Ma una nuova ricerca condotta dalla Chalmers University of Technology (Svezia) ha appena messo in discussione questa certezza, aprendo un affascinante mistero cosmico.
La vecchia teoria: una "spinta" di luce
Fino ad oggi, gli astronomi ipotizzavano che il vento stellare prodotto dalle giganti rosse (stelle antiche e fredde, simili a quello che diventerà il nostro Sole tra miliardi di anni) fosse alimentato dalla pressione della luce. In sintesi: la radiazione della stella avrebbe dovuto colpire i granelli di polvere appena formati, spingendoli verso l'esterno come una vela solare e trascinando con sé i gas necessari a formare nuovi pianeti e, potenzialmente, la vita.
Il lato oscuro della coltivazione spaziale: quando il cibo diventa una minaccia silenziosa
16 Ott 2025 Scritto da Guido Donati*
Il sogno di colonizzare nello spazio o su altri pianeti si scontra con una delle sfide fondamentali: garantire la sopravvivenza umana. Le missioni spaziali a lungo termine, che si tratti di creare una base sulla Luna o del viaggio verso Marte, dipendono intrinsecamente dalla capacità di produrre cibo in loco. Tuttavia, uno studio rivoluzionario di Majid Mokhtari e collaboratori, pubblicato il 4 agosto 2025, getta una luce inquietante su questo aspetto. L'articolo, intitolato "Space-driven ROS in cells: a hidden danger to astronaut health and food safety", rivela che la coltivazione di piante in ambienti spaziali, sebbene apparentemente determini un passo avanti, potrebbe celare un rischio imprevisto e pericoloso: l'eccessiva produzione di Specie Reattive dell'Ossigeno (Reactive Oxygen Species - ROS).

Era il 4 ottobre 1957. A Baikonur, Kazakistan, il mondo attendeva con il fiato sospeso. Alle 22:28 ora di Mosca, un rombo assordante squarciò il silenzio della steppa. Il razzo R-7 Semërka si staccò dalla rampa, portando con sé un carico rivoluzionario: una piccola sfera di alluminio di appena 83,6 chilogrammi e 58 centimetri di diametro. Il suo nome era Sputnik 1.
Quel piccolo satellite artificiale, il primo mai lanciato dall'umanità, aveva un obiettivo semplice ma profondo: inviare un segnale radio. Due antenne lunghe e sottili spuntavano dalla sua superficie, pronte a diffondere il famoso "beep-beep-beep" che, per 22 giorni, avrebbe affascinato e spaventato il pianeta.
Un Nuovo Modello Per Comprendere Le Origini Dell'Universo
29 Lug 2025 Scritto da Cs Università di Padova
Superare il paradigma teorico inflazionario che è troppo “addomesticabile”: pubblicato su «Physical Review Research Letters» il lavoro del team internazionale di ricerca di cui fa parte l'Università di Padova.
Un team di scienziati, tra cui Daniele Bertacca e Sabino Matarrese del Dipartimento di Fisica e Astronomia G. Galilei dell’Università di Padova, in collaborazione con i colleghi Raúl Jiménez dell’Università di Barcellona e Angelo Ricciardone dell’Università di Pisa, ha pubblicato su «Physical Review Research Letters» un articolo dal titolo “Inflation without an inflaton”. In questo articolo si propone una nuova teoria sull’origine del nostro Universo. La nuova visione teorica introduce un cambiamento radicale sulla comprensione dei primissimi istanti di vita dell’Universo, senza fare affidamento su alcuni elementi speculativi tradizionalmente ipotizzati nella teoria standard dell’Inflazione.
Distinguere i buchi neri: sarà più facile grazie a un nuovo metodo basato sull'intelligenza artificiale sviluppato dall’Università di Milano-Bicocca
01 Apr 2025 Scritto da Università degli studi di Milano Bicocca
Un innovativo metodo basato sull’intelligenza artificiale che migliora la precisione nella classificazione di buchi neri e stelle di neutroni. È quello sviluppato da un team di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca, guidato dal professor Davide Gerosa e supportato dallo European Research Council. Lo studio, pubblicato sulla rivista Physical Review Letters, mette in discussione un’ipotesi ritenuta valida per decenni e apre la strada a un’analisi più accurata dei segnali cosmici.
L’astronomia delle onde gravitazionali permette di osservare coppie di oggetti compatti quali stelle di neutroni e buchi neri: le onde gravitazionali sono infatti prodotte dallo spiraleggiamento e dalla fusione di questi sistemi binari. Le analisi tradizionali assumono a priori come distinguere i due oggetti in ciascuna binaria. «Fino a oggi, il metodo più diffuso per l’identificazione degli oggetti prevedeva di etichettare il più massiccio come “1” e il meno massiccio come “2”. Tuttavia, questa scelta, apparentemente intuitiva, introduce ambiguità nelle misure, specialmente nei sistemi binari con masse simili. Ci siamo chiesti: è davvero la scelta migliore?», spiega Gerosa.
“Big Wheel”, scoperta una galassia a disco sorprendentemente grande nell’universo primordiale
21 Mar 2025 Scritto da Università degli studi di Milano Bicocca
Da sinistra, Sebastiano Cantalupo e Weichen Wang
Una galassia a disco sorprendentemente grande nell’universo primordiale, ovvero in un periodo cosmico iniziale – circa due miliardi di anni dopo il Big Bang – e che presenta quindi dimensioni più tipiche dei dischi galattici giganti dell'Universo attuale. È la scoperta del gruppo di ricerca “Cosmic Web”, nato all’interno dell’Unità di Astrofisica del dipartimento di Fisica dell’Università di Milano-Bicocca, riportata in un articolo pubblicato su “Nature Astronomy” (“A giant disk galaxy two bilion years after the Big Bang”, DOI: 10.1038/s41550-025-02500-2), a firma di Weichen Wang e Sebastiano Cantalupo, rispettivamente assegnista di ricerca (post-doc) e professore ordinario dell’ateneo, oltre agli altri membri del gruppo “Cosmic Web” e collaboratori internazionali. Una scoperta basata sui dati ottenuti dai ricercatori di Milano-Bicocca dal James Webb Space Telescope (JWST), l’osservatorio spaziale più grande e potente mai costruito finora, erede di Hubble, frutto di una partnership tra la Nasa, l’Esa e la Canadian Space Agency.
L’interazione tra buchi neri e onde gravitazionali si studia con un esperimento da tavolo
19 Mar 2025 Scritto da Redazione
Lo studio è basato sulla tesi di Chiara Coviello, laureata in Fisica all’Unipi
Uno studio basato sulla tesi di Chiara Coviello, laureata in Fisica all’Università di Pisa nel 2023 e adesso al King’s College di Londra per un dottorato di ricerca, è stato recentemente pubblicato dalla rivista AVS Quantum Science. Al centro dello studio – intitolato “Gravitational waves and Black Hole perturbations in acoustic analogues” – ci sono i buchi neri che, con il loro fascino oscuro, sono tra gli oggetti più affascinanti del cosmo e sono incredibilmente difficili da analizzare.
Solaris: le prime immagini in banda radio del Sole dal nuovo osservatorio italiano in Antartide
04 Mar 2025 Scritto da Università degli Studi di Milano-Bicocca
L’osservatorio Solaris è un innovativo progetto scientifico e tecnologico - frutto di una collaborazione tra diverse istituzioni scientifiche nazionali coordinate dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dall’Università degli Studi di Milano e dall’Università di Milano-Bicocca nell’ambito del PNRA (Piano Nazionale di Ricerca in Antartide) - finalizzato allo sviluppo di un sistema di monitoraggio continuo del Sole alle alte frequenze radio, per studi di fisica fondamentale, climatologia spaziale e interazioni Terra-Sole.
Nonostante sia attivo da pochissimo tempo e ancora nelle fasi iniziali di sviluppo (è infatti passato poco più di un anno dalla sua costituzione), Solaris ha già prodotto dati interessanti dal punto di vista scientifico per applicazioni di climatologia spaziale, in particolare mappe solari che consentono di studiare in banda radio a 95 gigahertz l'evoluzione della regione attiva che ha prodotto le tempeste solari responsabili dell’aurora di capodanno, visibile anche alle nostre latitudini. Le immagini sono state ottenute nelle scorse settimane, e sono tuttora in fase di analisi e interpretazione da parte di un team multidisciplinare di esperti [scarica le immagini].
Un'odissea nello spazio è davvero per tutti?
29 Gen 2025 Scritto da Università degli studi di Padova
Team di ricerca guidato da Padova effettua per la prima volta studio su astronauti in missione e scopre cosa accade al rientro sulla Terra: calo della dopamina, aumento dei livelli di cortisolo e stress sistemico Navigare nello spazio non è più un privilegio riservato ad astronauti professionisti. Questo nuovo tipo di viaggio o di esplorazione si sta espandendo sempre di più ai civili. Questi ultimi però potrebbero giungere alla missione nello spazio senza aver ricevuto un minimum di training o acclimatazione ad ambienti estremi, come lo spazio stesso richiederebbe. Questa diffusione di “space flight” pone allora nuovi importanti interrogativi e cioè quali possano essere le risposte biologiche nell’organismo dei navigatori dello spazio, siano essi ben addestrati o, soprattutto, astronauti dell’ultima ora. Non che studi sperimentali siano mancati negli ultimi decenni atti ad investigare, ad esempio, quali modificazioni possano essere impartite dalla microgravita’ sugli ormoni, il sistema immunitario, la risposta infiammatoria e comportamentale dei soggetti che compiano missioni nello spazio. La maggior parte di queste ricerche, però, è stata condotta ricorrendo a simulazioni a terra o a riproduzioni di viaggi spaziali in laboratorio usando modelli sperimentali.

