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Gli accadimenti legati all’eruzione di un vulcano pongono la collettività di fronte a diversi ordini di problemi. Il tipo di eruzione condiziona la tipologia dei rischi per la salute che possono verificarsi.
Nel recente caso del vulcano islandese Eyjafjallajkull i problemi di Public Health appaiono legati alla massiccia emissione di ceneri che, se da un lato producono i ben noti effetti negativi  sul traffico aereo, dall’altro ci inducono a riflettere su quali rischi per la salute possano configurare

Effetti respiratori

Il manifestarsi di sintomi respiratori da inalazione di cenere vulcanica dipendono da una serie di fattori: la concentrazione nell'aria di particelle sospese totali; la percentuale di particelle respirabili (inferiori cioè a 10 micron di diametro) nelle ceneri; la frequenza e la durata dell'esposizione, la presenza di silice libera cristallina, di gas vulcanici o di aerosol mescolati con la cenere;  le condizioni meteorologiche; i cosiddetti  “fattori di accoglienza” (condizioni di salute al momento dell’eruzione e  predisposizione  delle persone esposte incorrere in problemi respiratori);  uso di apparecchi di protezione respiratoria.
I sintomi acuti delle vie respiratorie comunemente riportati dalle persone durante e dopo la caduta della cenere al suolo sono costituiti da:
• irritazione nasale e di scarico (naso che cola)
• irritazione della gola o mal di gola franco, talvolta accompagnati da tosse secca
• persone con problemi respiratori preesistenti hanno sviluppato, nel corso di pregresse eruzioni vulcaniche, gravi sintomi bronchitici che sono perdurati sino ad alcuni giorni dopo la presenza visibile di cenere nell’ambiente (ad  esempio, tosse con produzione di espettorato, sibilo, respiro affannoso) e irritazione delle vie aeree
• persone con asma o bronchite hanno accusato  dispnea semplice o accompagnata da accessi di tosse
• Viene inoltre riferita, in modo diffuso, la sensazione soggettiva di “respirazione difficoltosa”

 

Pubblicato in Geologia

L’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’ENEA, in apertura dei lavori della giornata di studio su “Nuove idee per l’adeguamento sismico degli edifici storici” , che si è tenuta oggi all’ENEA, ha dichiarato: “In accordo con la sua nuova missione di Agenzia, l’ENEA è impegnata nel trasferimento delle più avanzate tecnologie antisismiche, già sviluppate per il settore energetico, al settore edilizio per la protezione sismica degli edifici e delle infrastrutture. La messa in sicurezza, il recupero e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, in particolare per gli edifici di interesse storico e artistico dei centri storici delle aree geografiche interessate dai terremoti, come il centro dell’Aquila, che rivestono una significativa rilevanza per il nostro Paese, fanno parte di una strategia economica e sociale, orientata allo sviluppo sostenibile.”

Pubblicato in Geologia
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Scienzaonline Anno 7° n. 75 Aprile 2010

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Pubblicato in Numero uscita
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Il male oscuro di Robert Schumann

Il compositore Robert Schumann fu afflitto da disturbi mentali importanti, e la sua situazione fu talmente grave da dover essere ricoverato in una casa di cura dalla quale non uscì più. La causa di una tale dolorosa condizione non ha ancor oggi una risposta certa, perché è certo che non si trattò di una demenza senile o di una malattia di Alzheimer non riconosciuta, ma piuttosto di un disturbo manifestatosi assai precocemente, iniziato nell’adolescenza e poi sempre più aggravato nell’età adulta.
Schumann ebbe una famiglia normale, padre, madre ed una sorella maggiore. Il padre era un uomo schivo e tendenzialmente depresso, ma che comunque egli amò molto e che gli mancò terribilmente allorquando morì a breve distanza dalla sorella, la quale, minata da una malattia mentale congenita, si suicidò. La tragedia familiare, accaduta quando Schumann aveva 16 anni, scosse terribilmente la sua psiche, e fu uno choc dal quale non si riprese mai.

Pubblicato in Medicina
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Musica e depressione

È cosa sicura: la musica può guarire dalla depressione. Non parliamo di generiche condizioni di tristezza, stanchezza o apatia, ma di uno stato patologico clinicamente accertato con il quale non si può assolutamente vivere.
Di compositori depressi la letteratura musicale è piena. Soffrirono di depressioni serie e profonde artisti del calibro di Beethoven, Mozart, Rossini, Berlioz, Paganini, Ciajkovskij, Shostakovich (ma la lista sarebbe ancora lunga), e tutti per gravi motivazioni. Beethoven ebbe come causa della depressione la sordità, Mozart ebbe dei periodi bui a causa dell’incomprensione degli altri nei confronti della sua musica, troppo all’avanguardia per il suo tempo, Rossini si ritrovò depresso ed obeso dopo una lunga vita dedicata alla musica, Berlioz e Paganini allo stesso modo sentirono il male di vivere nonostante i grandi successi delle loro opere, perché nessuno le capiva fino in fondo. Ciajkovskij dal canto suo fu depresso per motivi personali, ma ugualmente compose opere meravigliose, ed infine il grande Shostakovich si ritrovò incupito e triste per problemi derivanti da un’infanzia non certo felice ed una carriera irta di difficoltà.

Pubblicato in Medicina
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Ti ricordi quella canzone?

L’importanza della musica nel ricordo di eventi, situazioni e persone è grandissima, così come la sua forza emotiva. Il motivo è che il cervello umano immagazzina suoni e ricordi in un’area ben precisa, la quale, sollecitata dai suoni, ritrova pensieri, ricordi ed emozioni legate alla musica.
Così ascoltare una canzone può essere come fare un tuffo nel passato, una situazione che è capitata e capita a tutti, una cosa talmente comune da suscitare la curiosità e l’interesse da parte di alcuni ricercatori americani dell’Università di Davis, in California, che, non accontentandosi della semplice esperienza, hanno cercato una spiegazione scientifica al legame tra musica e ricordi.

Un esperimento su un gruppo di 13 studenti sottoposto ad una risonanza magnetica funzionale nel momento dell’ascolto di alcune canzoni, è stato così condotto: le canzoni (un campione di 100 fra le più famose degli ultimi anni) sono state scelte fra quelle del periodo in cui i soggetti avevano un’età compresa fra gli 8 ed i 18 anni, prendendo in esame quindi un periodo fondamentale della loro vita di bambini ed adolescenti, ed il loro ascolto doveva essere in seguito riferito in collegamento ad uno o più ricordi.
Ogni giovane ha riconosciuto una media tra le 17 e le 30 canzoni del campione proposto, di cui una media di 13 legate a ricordi familiari o personali in genere piacevoli (canzoni imparate a scuola o a casa, quelle legate alle vacanze, al primo innamoramento e così via).

Pubblicato in Medicina
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Vivere di musica

Vivere a contatto con la musica significa vivere meglio, e questa è una certezza assoluta.
Lasciando per un attimo da parte tutto ciò nella Musicoterapia viene ormai da anni praticato per molte patologie (fisiche e psichiche), è certo che con la musica la nostra esistenza compie senz’altro un salto di qualità, tant’è che è ormai risaputo che la pratica musicale aiuta ad alleggerire la pesantezza della quotidianità, aumenta la creatività, placa il dolore, rafforza il coraggio, raffina il gusto, stimola l’intelletto, protegge gli affetti e rinvigorisce la salute, agendo inoltre sullo sviluppo fisico e psichico di ogni soggetto influenzandolo positivamente dal punto di vista personale e sociale, divenendo in tal modo una risorsa importante della vita umana.

Il potere evocativo della musica è immenso, ed è certo la prima qualità che le si riconosce. Infatti, indipendentemente dalla nostra volontà, ogni musica sa far emergere in noi ricordi ed emozioni più o meno sopite, ci fa abbozzare riflessioni, ci sussurra idee e pensieri esaltandoci ed emozionandoci, e ci racconta storie, ci libera dalle oppressioni, ci porta messaggi universali, insomma, è una forza grandissima, nessun’altra arte può e sa fare tanto. Insomma, la musica è la panacea della vita, tutti ne abbiamo bisogno, dal concepimento alla morte.

Pubblicato in Medicina
Martedì, 20 Aprile 2010 00:00

Swift, 500 di questi lampi!

Il satellite NASA Swift, dedicato allo studio dei lampi di raggi gamma, le più potenti esplosioni che avvengono nell’Universo, ha fatto cinquecento. Il 13 aprile scorso gli strumenti a bordo dell’osservatorio orbitante hanno infatti registrato il cinquecentesimo evento dall’inizio della missione, che ha preso il via nel novembre del 2004.

Nella sua lunga e prolifica "caccia" ai lampi gamma, Swift ha finora dato agli astronomi di tutto il mondo grandi soddisfazioni. “Dall’identificazione dei lampi di raggi gamma "brevi" allo studio "in diretta" dell’esplosione di una Supernova fino alla scoperta del GRB più distante mai identificato, ad otre 13 miliardi di anni luce da noi, solo per citarne alcuni, Swift ha collezionato una lunga serie di successi” dice Guido Chincarini, Responsabile scientifico italiano per la missione. “Oggi l’enorme mole di dati accumulati è una miniera di informazioni preziosissime per comprendere in dettaglio i processi fisici che stanno alla base dei fenomeni più violenti del nostro Universo”.
Il merito di questi risultati, fondamentali per la ricerca astrofisica, è anche di scienziati, tecnici e industrie del nostro Paese. L'Italia con l’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera ha collaborato con i partner statunitensi e inglesi all’ideazione e alla realizzazione della missione, producendo anche gli specchi del telescopio a bordo di Swift dedicato alle osservazioni nei raggi X, che è fondamentale per individuare con precisione la posizione nel cielo dei lampi gamma e, quindi, determinarne con certezza la loro distanza. “Swift ha rappresentato per l'Italia non solo un grande successo scientifico, ma anche tecnologico” sottolinea Giovanni Pareschi, direttore dell’INAF-Osseratorio Astronomico di Brera. “Il modulo ottico con specchi in nichel elettroformato, sviluppato per ASI sotto la responsabilità INAF-Osservatorio Astronomico di Brera in collaborazione con Media Lario, ha funzionato secondo le aspettative”. L'Agenzia Spaziale Italiana fornisce inoltre al progetto Swift l'utilizzo della stazione di Malindi in Kenia, una struttura decisiva per il corretto svolgimento della missione. Italiano è anche il consorzio responsabile dello sviluppo delle procedure di analisi dei dati raccolti dal telescopio X. Nel nostro Paese tutti i dati registrati da Swift sono sotto la responsabilità del Centro Dati denominato Italian Swift Archive Center (ISAC), che è composto da due soggetti: l'ASI Science Data Center (ASDC) a Roma e l'INAF-Osservatorio Astronomico di Brera.

Pubblicato in Cosmologia

E’ piena estate nell’emisfero sud della luna di Nettuno, Tritone, come dimostra la prima analisi in assoluto ad infrarossi fin qui effettuata. Usando il VLT dell’ESO il team europeo di osservazione ha scoperto monossido di Carbonio e fatto una prima rilevazione di Metano nella sottile atmosfera di Tritone. Queste osservazioni rivelano che lo spessore dell’atmosfera varia stagionalmente aumentando nelle stagioni calde.

“Abbiamo trovato una evidenza reale di come il Sole faccia sentire la sua presenza su Tritone anche se così lontano. Questa fredda luna, a dire il vero, ha le stagioni come noi le abbiamo sulla terra, solo che cambiano molto più lentamente, “ dice Emmanuel Lellouch, primo autore della pubblicazione che riporta questa scoperta in Astronomy & Astrophysics.

Su Tritone, dove la temperatura media è di circa -235 gradi è attualmente estate nell’emisfero sud e inverno in quello nord. Come l’emisfero sud di Tritone aumenta di temperatura, un sottile strato di azoto ghiacciato, metano e monossido di carbonio sublima in gas, inspessendo la fredda atmosfera con l’avanzare della stagione durante l’orbita di Nettuno intorno al Sole lunga 165 anni. Una stagione che su Tritone dura almeno 40 anni e Tritone ha passato il solstizio d’estate nel suo emisfero sud nel 2000.

Pubblicato in Planetologia

Ieri, 19 Aprile, la nube del vulcano “E” (Eyjafjallajokull) è stata avvistata per la prima volta sull’Italia da alcuni dei gruppi della rete Aeroclouds, un progetto di ricerca italiano coordinato dall’ISAC-CNR. La nube è stata rilevata in mattinata su Firenze e a Monte Cimone (Appennino Modenese) e nel pomeriggio su Roma. Il fenomeno prosegue tuttora (20 APR ore 12) con caratteristiche non dissimili da quelle di ieri. Finora la concentrazione del particolato nella nube è nettamente più bassa di quella generalmente mostrata, ad esempio, dai trasporti di sabbie sahariane che interessano la nostra regione il 25% dei giorni dell’anno.

Il radar-laser (Lidar) dell’IFAC-CNR di Firenze ha rilevato la presenza della nube tra i 2000 e i 3000 m di altezza il 19 aprile. Simulazioni modellistiche delle traiettorie a queste quote confermano la provenienza di quest’aria dall’Islanda. Cattive condizioni meteo hanno ridotto l’operatività del Lidar nel pomeriggio e nella mattinata del 20. Tuttavia oggi la nube è visibile a circa 1500 m di quota.

Le osservazioni condotte dall'ISAC-CNR presso la Stazione "O. Vittori" di Monte Cimone hanno evidenziato, a partire dalle ore 11:00 del  19 Aprile, un aumento della concentrazione del particolato atmosferico sia nella frazione fine che grossolana. Il fenomeno si è intensificato a partire dalle ore 22:00 dello stesso giorno, con  punte massime di PM10 pari a circa 30 μg/m3 nel corso della mattinata del 20-4. Tali valori non sono tuttavia più elevati di quelli che si registrano a Monte Cimone in concomitanza dei fenomeni di trasporto di sabbia sahariana che regolarmente interessano il Sud Europa.

Pubblicato in Geologia

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