Quel compito che rimandi da giorni, quel messaggio a cui non rispondi, quella email che eviti di aprire. Tutti sappiamo come funziona: il pensiero del lavoro è sempre lì, in sottofondo, mentre scrolliamo il telefono, ordiniamo la scrivania, "controlliamo solo una cosa in più". Un nuovo studio dell'Università della California, Santa Barbara, ha scoperto che esiste un esercizio guidato di meno di due minuti capace di ridurre la resistenza emotiva e aumentare drasticamente la probabilità di iniziare, trasformando quello che sembra un insormontabile muro psicologico in un ostacolo superabile. La ricerca è pubblicata in BMC Psychology e il team ha già trasformato i risultati in un'app gratuita, Dawdle AI, disponibile su App Store.

 

Immagina di ingoiare una pillola contenente batteri ingegnerizzati che si illuminano quando incontrano sangue, poi viene recuperata dalle feci con una calamita. Sembra fantascienza, ma è esattamente quello che un team di ricercatori cinesi ha realizzato, pubblicando i risultati su ACS Sensors. Questa innovazione potrebbe trasformare il modo in cui diagnostichiamo le malattie intestinali, offrendo un'alternativa non invasiva alla colonscopia—la procedura oggi considerata il gold standard, ma che milioni di persone temono e rimandano.


Perché abbiamo bisogno di alternative alla colonscopia
Ogni anno, decine di milioni di persone nel mondo si sottopongono a colonscopie per diagnosticare il cancro del colon-retto, la colite ulcerosa, il morbo di Crohn e altre malattie infiammatorie intestinali. Negli Stati Uniti, il numero di persone che vivono con queste condizioni è stimato in oltre 3 milioni, e continua a crescere. La colonscopia è straordinariamente efficace: consente ai medici di visualizzare direttamente l'intestino tenue e il colon, prelevare campioni tissutali e persino rimuovere polipi precancerosi in tempo reale.



Una capsula intelligente ingeribile è destinata a rivoluzionare il trattamento delle ulcere intestinali. Il dispositivo, basato sulla pionieristica tecnologia di stampa 4D, si apre autonomamente nell'intestino, trasformandosi in un vero e proprio "cerotto" per aderire e favorire la rigenerazione del tessuto danneggiato.

Questa promettente applicazione emerge dalla ricerca congiunta di diverse università italiane, con un focus particolare sulle applicazioni della stampa a quattro dimensioni per la medicina del futuro. Presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, i ricercatori hanno sviluppato una struttura auto-dispiegante realizzata con materiali completamente biocompatibili come seta e gelatina.


Le ondate di calore rappresentano una delle minacce più gravi per la biodiversità nell'ambito dei cambiamenti climatici. Oltre a provocare eventi di mortalità di massa (che includono anche gli esseri umani), questi fenomeni compromettono la capacità riproduttiva degli animali, rischiando di innescare effetti a cascata che si propagano tra le generazioni. Le ondate di calore – eventi estremi, brevi ma intensi, con temperature superiori alla media – stanno aumentando in frequenza, durata e intensità a livello globale.

Danni Nascosti al Ciclo Vitale
In passato, si sono verificati casi record in cui le ondate di calore hanno ucciso migliaia di animali in pochi giorni. Tuttavia, la sopravvivenza non significa assenza di conseguenze: il calore estremo influisce su numerosi aspetti del comportamento animale e, in particolare, sulla riproduzione, con gravi ripercussioni sulle popolazioni.


Studio congiunto UNIPD e VIMM pubblicato su «Nature Communications»

Nonostante l'aumento dell'aspettativa di vita, la sfida contemporanea è prolungare la vita in salute. Uno dei problemi più diffusi nell'invecchiamento è la sarcopenia, la progressiva perdita di massa e forza muscolare che riduce l'autonomia e aumenta il rischio di disabilità. Comprendere i meccanismi molecolari di questo declino è cruciale per la ricerca biomedica.

La Scoperta del Ruolo dei Perossisomi
Ricercatori del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM)—Marco Scalabrin ed Eloisa Turco, sotto la guida della Professoressa Vanina Romanello—hanno indagato questo tema. Lo studio, intitolato “Alterations in peroxisome-mitochondria interplay in skeletal muscle accelerate muscle dysfunction” e pubblicato su Nature Communications, ha svelato un meccanismo precedentemente sconosciuto: con l'avanzare dell'età, si registra una diminuzione del numero di perossisomi all'interno delle cellule muscolari.

 

Un recente studio condotto dall'Università svedese di Linköping ha ridefinito il ruolo dello spermatozoo nel concepimento, dimostrando che non si limita a fornire il materiale genetico. Molecole specifiche, denominate micro-RNA, veicolate dallo sperma, svolgono una funzione cruciale nello sviluppo embrionale nei primi giorni successivi alla fecondazione. Questi risultati, pubblicati su Nature Communications, aprono nuove prospettive per la diagnostica e l'approccio terapeutico nell'infertilità.

La Rilevanza del Contributo Maschile

Contrariamente a quanto ritenuto in passato, lo sperma contribuisce all'avvio dello sviluppo embrionale anche tramite altre molecole oltre al DNA. Questo suggerisce che il contributo maschile al concepimento è più significativo di quanto si comprendesse in precedenza," afferma Anita Öst, professoressa di biologia cellulare e molecolare a Linköping e leader della ricerca. L'infertilità colpisce circa il 15-17% della popolazione.

 

Uno studio condotto dall'Università Statale di Milano ha identificato un meccanismo sorprendente di immunosoppressione messo in atto dal parassita Leishmania infantum, l'agente eziologico della leishmaniosi viscerale. Questo meccanismo è in grado di inibire un fattore chiave della neuroinfiammazione associata alla malattia di Alzheimer (AD), proponendo il parassita come un modello biologico naturale per nuove strategie terapeutiche. I risultati sono stati pubblicati sul Journal of Neuroinflammation.

L'Inibizione dell'Inflammasoma NLRP3 nella MicrogliaLa ricerca dimostra che Leishmania infantum è capace di inibire uno dei principali motori infiammatori dell'Alzheimer. Questo avviene nelle cellule della microglia—i macrofagi residenti del cervello coinvolti nella risposta immunitaria.

Un'innovativa collaborazione di ricerca tra l'Università di Roma Tor Vergata e la Sapienza ha prodotto una promettente svolta nel campo dei biomateriali. Gli scienziati hanno messo a punto una nuova tecnologia che fonde la flessibilità della nanotecnologia del DNA con l'elevatissima selettività degli anticorpi, le molecole biologiche naturali responsabili del riconoscimento mirato. La scoperta è stata pubblicata sul Journal of the American Chemical Society (JACS).

Il team di ricercatori ha ideato un sistema molecolare inedito, capace di auto-assemblarsi in micro-compartimenti programmabili. Questo processo imita, in laboratorio, l'organizzazione interna delle cellule biologiche, le quali creano ambienti interni altamente regolati per gestire specifiche funzioni.

 

Un’indagine scientifica internazionale, guidata dall'Università di Padova e pubblicata sulla rivista «Advances in Nutrition», fa luce sul ruolo dei nutrienti epigenetici per un invecchiamento sano.

Mangiare in modo corretto è, in sostanza, un modo per "dialogare" con il nostro codice genetico. Alcuni alimenti contengono, infatti, molecole bioattive in grado di modulare i meccanismi epigenetici – quei processi che regolano l'attivazione o il silenziamento dei geni – influenzando così il ritmo dell'invecchiamento e offrendo protezione contro le patologie croniche.

Questo è il concetto chiave emerso dall'articolo intitolato A Systematic Review of Food-Derived DNA Methyltransferase Modulators: Mechanistic Insights and Perspectives for Healthy Aging, condotto da Sofia Pavanello, docente del Dipartimento di Scienze Cardio-Toraco-Vascolari e Sanità Pubblica dell’Università di Padova. La ricerca è stata ospitata su «Advances in Nutrition», una delle testate più autorevoli nel campo della nutrizione.

 

Giovedì 23 ottobre 2025, sono state presentate a Milano, presso Palazzo Isimbardi, le nuove stime sulle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) in Italia, frutto di uno studio congiunto delle Università di Milano-Bicocca e Bologna. La ricerca, promossa dai due atenei in collaborazione con Amref Health Africa, indica che nel Paese risiedono circa 88.500 donne che hanno subito le MGF. Questo dato rappresenta un aumento dell'1% rispetto alle stime del 2019, elaborate anch'esse dall'Università Bicocca.

 

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