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Emergenze-Arte

08 Ott 2012 Scritto da

 

"Emergenze Arte", ossia le arti emergenti. E' giunta alla quarta edizione la rassegna "Emergenze Arte" che, promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, ogni anno presenta le ultime tendenze artistiche ed espressive.

Questa edizione, curata da Paola Consorti e dedicata all'artista vivente Eduardo Palumbo, si è tenuta nel cortile della Chiesa di Sant'Anselmo a Roma dal 9 al 22 giugno.  Il percorso espositivo, e non sarebbe potuto essere altrimenti, è caratterizzato da grande eterogeneità. Oltre infatti ad essere il fine ultimo della manifestazione, quello di offrire un palcoscenico a tutte le moderne forme di espressione, è la stessa arte contemporanea che sembrerebbe rifuggire da ogni possibilità di essere contenuta in categorie predefinite. Espressa in molteplici tendenze, l'arte contemporanea, in quanto tale, rispecchia la società attuale in cui linguaggi, stili, culture e tecniche si fondono e si contaminano a vicenda.

Ecco così che lungo il percorso della mostra sono esposte le tele dipinte da Barbara Calcei che rappresentano "icone pop" del cinema hollywoodiano degli anni '60 al fianco delle tele di Dario Caria che dipinge su acrilico linee colorate che si intersecano tra di loro costituendo, quasi fossero una proiezione cinetica, spazi di cui è difficile tracciare i confini.

 

Laudate Dominum

06 Ott 2012 Scritto da

 

Si è conclusa sulle note de "L'inno alla gioia" di Ludwig van Beethoven, e non sarebbe potuto essere altrimenti, la XXV edizione della rassegna "Cori per l'Europa-Cori per la Pace".

Tale rassegna internazionale, iniziata il giorno 5 maggio e conclusa ieri 10 giugno, richiama ogni anno artisti da tutto il mondo offrendo ad un pubblico qualificato musica corale e strumentale di alto livello.

Anche questa edizione della manifestazione si è tenuta nella meravigliosa cornice della Chiesa di Santa Prisca sulle pendici del colle Aventino ed è stata patrocinata dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea, dalla Regione Lazio, dalla Provincia e dal Comune di Roma.

Curatrice dell'organizzazione del ciclo di concerti è stata l'Associazione culturale "Canticorum Jubilo", il cui coro, fondato nel 1979 e diretto dal settembre del 2007 dal Maestro Maurizio Scarfò, è specializzato nella esecuzione di musica sacra, spaziando dalla polifonia rinascimentale alle grandi composizioni sinfoniche dell'800.

 

 

Anche quest'anno rigorosi giudici provenienti da tutto il Mondo si sono dati appuntamento, durante il mese di maggio, a Roma per valutare colore e profumo dei concorrenti ad un particolarissimo campionato internazionale. La competizione in questione è il "Premio Roma", gara floristica che in questa edizione, la settantesima, vede la partecipazione di centinaia di piante di rose, provenienti da ogni angolo della zona temperata del pianeta, che verranno giudicate sulla base di standard universalmente riconosciuti in campo internazionale. I giudici della manifestazione per assegnare il premio "Rosa dell'anno" debbono prendere in considerazione lo sviluppo della pianta e del fiore nelle diverse fasi: lo sboccio del fiore, la piena fioritura ed il momento dell'appassimento.

La cornice in cui la competizione si svolge è assolutamente unica. Il Roseto di Roma, sulle pendici del colle Aventino a ridosso del Circo Massimo, è infatti considerato il più bello e suggestivo del mondo. Un roseto che ha una storia lunga e curiosa. Il primo roseto della Capitale, risalente al 1932, era infatti posizionato sul Colle Oppio e contava 300 esemplari. Era stato istituito su pressioni di una caparbia ragazza americana, Mary Gayley che, divenuta nobile dopo il matrimonio con il Conte Giulio Senni, si era decisa a riprodurre un roseto a Roma simile a quello che aveva visitato in occasione di un viaggio a Bagatelle nei pressi di Parigi. Realizzato il Roseto, la Contessa si impegnò perchè fosse indetto un premio internazionale. La prima edizione risale al il 10 ottobre 1933 grazie al coinvolgimento di numerosi ibridatori italiani.

 

 

"Per amore. Solo per amore nei confronti della propria terra, la Sicilia, Giovanni Falcone ha sacrificato la propria vita". A pronunciare queste emblematiche parole è stato Paolo Borsellino all'indomani della strage di Capaci avvenuta il 23 maggio del 1992.  Solo 56 giorni dopo un terribile attentato toglieva la vita al Giudice Borsellino. La sorte dei due leali servitori dello Stato era così eternamente accomunata sia nella stessa scelta-missione di vita, sia nella medesima tragica scomparsa.

Per non dimenticare il prezzo in termini di vite umane pagato dal nostro Paese nei confronti della mafia, per far conoscere ai più giovani la propria storia e per suscitare, con rinnovato ardore, il diniego di tutti i cittadini contro ogni forma di malavita organizzata, il giorno 21 maggio è stata inaugurata, presso Palazzo Incontro a Roma, la mostra fotografica: "Il silenzio è mafia. Il tempo della lotta alla mafia".

Promossa dalla Provincia di Roma e realizzata in collaborazione con l'Associazione "Libera" fondata da don Luigi Ciotti e l'Agenzia fotografica "Contrasto", la mostra fotografica si inserisce in un più ampio progetto. Presentazione di volumi, convegni e lezioni vedranno protagonisti, fino al 18 luglio, magistrati, giornalisti, scrittori, registi, sociologi e politici uniti nell'intento di celebrare le vittime della mafia, rievocare vicende giudiziarie e tenere alto il livello di allarme nei confronti della malavita.

 

 

Tre giorni di salute, sport, benessere e soprattutto di sensibilizzazione dell'opinione pubblica riguardo all'importanza della prevenzione nella lotta ai tumori del seno. Questa è "Race for the cure", manifestazione sportiva giunta alla 13ª edizione che si è disputata dal 18 al 20 maggio a Roma, nella suggestiva sede dello Stadio delle Terme di Caracalla.

L'evento benefico, che quest'anno ha visto la partecipazione di ben 50.000 atleti, è stato patrocinato dalla Presidenza della Repubblica, dal Comune e dalla Provincia di Roma, dal Policlinico Gemelli, dal CONI e dalla Federazione Italiana di Atletica leggera.

La "Race for the cure" è la manifestazione principale della Susan G. Komen, organizzazione di volontariato e senza scopo di lucro che dal 2000 si mobilita nella lotta ai tumori del seno.

Numerose ed interessanti le iniziative realizzate durante i tre giorni nei quali si è svolta la manifestazione.

Laboratori educativi circa le norme di prevenzione dei tumori; incontri con gli esperti di alimentazione, attività fisica e stili di vita; aree dedicate al fitness ed allo svolgimento di altre attività sportive come il kick boxing; stand di meditazione, yoga riflessologia e agopuntura; spazio dedicato alla bellezza con esperte di make-up artist; aree per l'intrattenimento dei più piccoli.

 

 

In occasione della presentazione al pubblico del libro: "Libia: fine o rinascita di una nazione?", scritto da Karim Mezran e Arturo Varvelli, si è tenuto, il giorno 14 maggio presso il Centro di Studi Americani, uno stimolante convegno dal titolo: "La Libia ad un anno dalla rivolta: quale ruolo per Stati Uniti ed Europa?".

All'incontro hanno partecipato quali relatori il Prof.Lucio Caracciolo, Direttore di Limes, Alberto Negri, inviato in Medioriente de "Il Sole 24 Ore", Duilio Giammaria, giornalista RAI e gli autori del volume presentato.

Il Convegno si è aperto con una breve introduzione da parte del Presidente del Centro di Studi Americani, il Prof. Giuliano Amato, che ha illustrato i temi sui quali si sarebbero confrontati i relatori.

La politica comune europea, in particolare quella italiana ed il Diritto Internazionale sono, secondo Karim Mezran, i veri sconfitti della cosiddetta "primavera araba". Lo studioso ha dichiarato che, in occasione dei movimenti di protesta che hanno infiammato i Paesi del Nord Africa poco più di un anno fa, le istituzioni comunitarie responsabili della politica estera hanno dato dimostrazione della propria impreparazione e della mancanza di concertazione al loro interno. Una carenza resa evidente dalla indipendenza delle scelte prese dai singoli Stati europei e dalla mancata programmazione di un piano "post-Gheddafi". Mezran ha proseguito il proprio intervento sottolineando come, ad eccezione dell'ENI che ha interagito autonomamente con le nuove realtà politiche salvaguardando i propri interessi economici, la diplomazia italiana ha perso la posizione di forza detenuta precedentemente con le istituzioni libiche. Ciò ha pregiudicato inevitabilmente gli accordi antecedenti che vedevano il nostro Paese come fornitore principale di tecnologia, in cambio di parte dei proventi della estrazione degli idrocarburi. Le modalità, del tutto discutibili secondo Mezran, con cui il Leader libico è stato contrastato dalle potenze occidentali, ha creato un pericoloso precedente che mette a repentaglio le regole consuetudinarie proprie del Diritto internazionale.

 

 

Una versione della "Pietà" di Michelangelo in chiave moderna. Nel soggetto della foto scattata dallo spagnolo Samuel Aranda, vincitrice del primo premio del "World Press Photo 2012", appare la composta drammaticità e la struggente plasticità della celeberrima scultura del Buonarroti.

La foto, che ritrae una donna che tiene tra le sue braccia il figlio ferito, è stata scattata in una moschea di Sanaa, capitale dello Yemen, nell'ottobre del 2011 durante gli scontri tra oppositori e milizie del regime del Presidente Ali Abdul Saleh ed è stata presentata al pubblico italiano, insieme alle altre 160 fotografie vincitrici del prestigioso riconoscimento, il giorno 28 aprile presso il Museo di Roma in Trastevere.

L'esposizione del World Press Photo 2012, giunta alla 55ª edizione e considerato il più importante e famoso premio internazionale di foto-giornalismo, è stata promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico-Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale in collaborazione con l'Agenzia fotografica "Contrasto", la World Press Photo Foundation di Amsterdam e la Zètema Progetto Cultura.

 

 

Il giorno 4 maggio, presso il Centro di Studi Americani di Roma, si è tenuto un interessante Convegno intitolato "Stati Uniti e Iran: verso un confronto?". L'incontro, organizzato in collaborazione con l'Ambasciata statunitense in Italia, ha rappresentato una preziosa occasione per riflettere sullo stato delle relazioni diplomatiche che attualmente intercorrono tra gli Stati Uniti e l'Iran alla luce della cosiddetta "primavera araba" e dell'avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane.

Il gruppo di relatori che è intervenuto al Convegno ha garantito analisi di grande lucidità e intelligente acume.

Il Presidente del Centro Studi Americani, Prof. Giuliano Amato, ha introdotto i temi ed ha presentato  i relatori: Halen Esfandiari, Direttrice del  Programma per il Medioriente presso il Woodrow Wilson International Center, nonchè autrice del volume "La Mia Casa, La Mia Prigione, La Mia Patria: La voce di una donna dall'Iran in Rivolta", a causa della cui pubblicazione nel 2009 l'autrice ha conosciuto la triste esperienza del carcere per oltre tre mesi per decisione del Regime al governo; Meir Javedanfar, membro dell'Interdisciplinary Center di Herzliya considerato, come ha sottolineato il Prof. Amato, uno dei maggiori conoscitori della figura del Presidente iraniano Ahmadinejad; Rouzbeh Parsi, Ricercatore presso l'European Union Istitute for Security Studies; il Dott. Roberto Toscano, ex Ambasciatore italiano a Washington.

 

 

La collezione di acquerelli intitolata: "Roma pittoresca. Memorie di un'era che passa", oggi esposta permanentemente presso il Museo di Roma in Trastevere, è la testimonianza del timore di Ettore Roesler che gli interventi urbanistici pianificati nell'Italia appena unificata potessero cancellare inesorabilmente alcuni scorci più caratteristici e suggestivi della Roma antica.

Tale collezione, maturata nel decennio tra il 1870 ed il 1880, consta di 119 tele, originariamente 120 prima di un furto avvenuto nel 1996 durante una esposizione in Germania, opere che hanno contribuito in maniera significativa alla notorietà dell'artista in tutto il mondo.

 

 

Le elezioni presidenziali americane ormai alle porte pongono una serie di legittimi interrogativi relativi alla fine del Governo Obama. Un interesse, quello nei confronti della politica statunitense, che scaturisce non tanto da un fine meramente accademico quanto dalla necessità di prevedere i possibili sviluppi che la politica d'oltreoceano potrebbe assumere in una fase internazionale di forte instabilità finanziaria e politica. Necessità che appare quanto mai concreta per le ripercussioni che le scelte politiche americane, in ambito economico, hanno sia su quelle europee sia nelle relazioni internazionali degli alleati Nato.

Facendo riferimento alle proiezioni svolte di recente sulle elezioni, si paleserebbe un Partito Democratico indebolito ma comunque unito nel riconoscere la leadership del Presidente Obama ed un Partito Repubblicano in una condizione di "confusione" che sembrerebbe incapace di esprimere non solo una leadership ma anche una piattaforma di valori e di idee comuni.

Per analizzare e chiarire lo stato di fermento che vive attualmente la destra negli USA, il giorno 13 marzo, presso il Centro Studi Americani di Roma, è stato presentato un nuovo volume intitolato "Tea Party-La rivolta populista e la destra americana". L'evento è avvenuto alla presenza di Giovanni Borgognone, Docente di Storia delle Dottrine Politiche presso l'Università di Torino e autore del citato volume unitamente a Martino Mazzonis, Sergio Fabbrini, Direttore della School of Government presso l'Univerità Luiss di Roma, Pamela Harris, Docente della John Cabot University, Guido Moltedo giornalista di "Europa", Massimo Teodori, storico americanista, e Giancarlo Bosetti, direttore di "Reset".

La prima parte della conferenza è stata dedicata alla definizione dei Tea Parties, movimenti politici ispirati alla storica ribellione avvenuta nel 1773 a Boston durante la quale i coltivatori locali si ribellarono alle elites centraliste accusandole di avere tradito l'America. Espressione di sentimenti "antipolitici" ed anti-federali, favorevoli invece ad una tradizionale organizzazione confederale del sistema degli Stati, oggi i Tea Parties si ritengono paladini della middle class statunitense di cui incarnano umori e frustrazioni.

 

 

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