Intervista a Giampaolo Perna

Davide Coero Borga 19 Nov 2008
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Da oltre vent’anni all’Ospedale San Raffaele di Milano, Giampaolo Perna è responsabile del Centro per i Disturbi d’Ansia e del Day Hospital Psichiatrico. È uno dei ricercatori più conosciuti a livello internazionale per quanto concerne le tematiche dei disturbi d’ansia e ha pubblicato oltre 100 articoli su riviste internazionali e nazionali. Fra pochi giorni partirà con la spedizione Oltre, Beyond the Edge, alla volta del Polo Nord. Lo abbiamo raggiunto nel suo studio milanese, in tempo per la partenza.


Il comportamento e le reazioni dell’organismo umano catapultato nell’ambiente estremo e palesemente ostile dell’Artide potranno offrire risposte importanti allo studio della psicologia e fisiologia umana in circostanze straordinarie. Il dipartimento di neuroscienze cliniche della Fondazione San Raffaele, diretto dal professor Enrico Smeraldi ha ora un distaccamento fra gli orsi bianchi.

 

Dottor Perna, perché l’ospedale San Raffaele ha deciso di partecipare alla spedizione?
Oltre è insieme un gigantesco esperimento e un viaggio ai confini del mondo. Il San Raffaele avrà la preziosa opportunità di coordinarne le attività scientifiche, definendo i protocolli e seguendo passo passo i risvolti medico-sanitari della spedizione mediante una équipe di specialisti e psicologi da me coordinati.

Che genere di sperimentazione viene condotta a bordo dei veicoli?
Sarà un lavoro continuo e il più possibile trasversale. Durante la spedizione verranno monitorati il sonno, i livelli di stress, le relazioni interpersonali. Ma anche i livelli di ansia e l’umore, mediante strumenti psicofisiologici e psicometrici validati scientificamente.

Quali sono le ricadute che possiamo attenderci da questo genere di ricerche?
La nostra speranza è che le ricadute siano davvero importanti e uniche. Valutare la risposta psicofisica di una persona comune in una situazione di questo tipo, dove l’individuo è sottoposto a elevatissimi livelli di stress ambientale, con temperature che vanno dai -25 ai -50°C, lunghe fasi alterne di buio e di luce, bianco intenso, spazi stretti e relazionali, potrebbe essere molto importante per comprendere le capacità di adattamento dell’uomo e quindi fornire informazioni utili per programmare interventi di gestione dello stress.
Ancora più decisivo potrebbe essere il ruolo di questi studi nel fornire informazioni utili sulla vita umana nello spazio (anche qui si parla di condizioni estreme) a sulla pianificazione dell’esplorazione dell’universo, dal momento che Oltre stabilisce di fatto, soprattutto a livello mentale, una simulazione di circostanze limite in tutto simili a quelle presenti durante le missioni spaziali. È questo il senso di una serie di studi che verranno condotti in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.

Davide Coero Borga

Ultima modifica il Martedì, 20 Novembre 2012 16:05
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