Sauri delle Dolomiti

18 Ott 2011 Scritto da

Fino a trenta anni fa, nessun paleontologo avrebbe mai pensato di trovare tracce di dinosauri nell'area dolomitica. L´apparente mancanza di dinosauri sul territorio fu spiegata con la ricostruzione paleoambientale che collocava l´area dell'odierna Italia in un vasto mare (la Tetide), in parte profondo, in cui crescevano barriere coralline e in cui si depositarono marne e limi - però nessuna estesa terraferma che poteva ospitare i dinosauri.

Fig.1. La mostra temporanea "Sauri delle Dolomiti" organizzata dal Museo Scienze Naturali Alto Adige (BZ) dedicata ai vertebrati fossili delle Dolomiti e il loro antico ambiente.

 

In queste ore le agenzie stampa estere stanno trasmettendo la notizia che è stato scoperto l'uccello più antico del mondo, nel Nord-Est della Cina.

Le notizie che vengono rilasciate dalle varie agenzie stampa sono confuse e si basano tutte su un dispaccio molto breve rilasciato dall'Istituto di Paleontologia dei Vertebrati dell'Accademia Cinese di Scienza.

In Cina vengono ritrovati 34 cuccioli di dinosauro fossilizzati con ancora l'adulto che li covava!Nido Dinosauro

Questa scoperta getta una luce quasi definitiva sul fatto che i Dinosauri possedevano cure Il fossile proviene dal famoso giacimento fossilifero di Liaoning, nel nord-ovest della Cina, ma ora è conservato presso il Museo Dalian di Storia Naturale.

 

E' un nido di Psittacosaurus (Fotografia a destra e sotto, Image: David Varricchio, Copyright http://www.nature.com), un piccolo dinosauro erbivoro dal becco, vissuto 110 milioni di anni fa (Cretacico). Il suo peso poteva variare da 25 a 80 chilogrammi, raggiungeva l'altezza di poco più di un metro e poteva raggiungere i due metri di lunghezza.

Le orme scoperte a Zone sono fossili-guida per datare le rocce in tutto il mondo
L'articolo pubblicato il 5 gennaio 2008 sul portale Paleofox.com (Orme di Dinosauro nel comune di Zone) ha avuto il suo epilogo il 16 aprile 2009 nella conferenza stampa tenuta presso il Museo di Storia Naturale di Milano. Le orme, studiate ora da un team scientifico, hanno fatto luce su una parte della storia geologica della nostra Italia considerata sempre povera da questo punto di vista ma che riserva sorprese continue con il progredire degli studi.

Impronte digitali per i detectives del passato
Il comune di Zone (Brescia), che si affaccia sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, era già noto a studiosi e appassionati di geologia per le “piramidi di terra”, spettacolari forme di erosione risalenti alla fine dell’ultima glaciazione. Una approfondita indagine paleontologica conferma ora che, a meno di due chilometri dalle piramidi, su una parete di roccia formatasi nel Triassico superiore (220 milioni di anni fa), sono conservate le orme di grandi rettili arcosauri, antenati di coccodrilli e dinosauri.

Era un piccolo animale a quattro zampe grosso più o meno come un gatto, aveva dieci anni alla sua morte ed arriva da un passato lontano 47 milioni di anni. Al Museo di Storia Naturale di New York con toni trionfalistici è stato dato l’annuncio che finalmente è stato scoperto l’anello mancante tra uomo e scimmia.

Dinosauri in Italia

17 Set 2008 Scritto da

Per piú di 200 anni l´Italia rappresentava una „eccezione“ tra i paesi europei – non restituendo prove fossili della presenza dei dinosauri sul territorio. Solo negli ultimi anni si è visto che l´Italia (come molti altri paesi) era anche terra di (per) dinosauri.

Un particolare “pomeriggio al museo”. Sabato 5 settembre, ore 16.00: gli esperti di paleontologia e il direttore del Museo Capellini  di Bologna, il professor Gian Battista Vai, sono intenti negli ultimi preparativi prima di aprire le porte al pubblico - oltre 500 persone tra cui moltissimi bambini - per la mostra dedicata ai “Dinosauri italiani ed altri vertebrati fossili del nostro Paese”, che resterà aperta fino a gennaio 2010.

Cista dolmenica a Butera, Sicilia

 

Nell'antica età del bronzo (fine III millennio a.C.) si diffusero in Europa grandi costruzioni in pietra, i dolmen, rinvenuti da poco anche in Sicilia, seppure con dimensioni più ridotte. Dei loro costruttori si conosce quasi nulla, ma lo studio di due archeologi preistorici siciliani, Salvo Piccolo e Alessandro Bonfanti, tenta  di dissolvere la nebbia che aleggia sul popolo che li ha realizzati nella nostra isola più grande. Da anni, infatti, i due studiosi indagano i contesti che gravitano sui piccoli megaliti siciliani, giungendo a evidenti risultati: “Dolmen, menhir e cromlech – dice Piccolo – sono monumenti preistorici in pietra diffusi un po' ovunque in Europa. I primi, sono costituiti da due pilastri e un lastrone orizzontale sovrapposto, dentro i quali si inumavano i defunti; i secondi erano  segnacoli funerari, allineati e infissi verticalmente nel terreno a indicare, probabilmente, la via siderale per l'aldilà (ad esempio i menhir di Carnac, in Francia). I cromlech, invece, erano costruzioni di forma circolare al cui interno si celebravano riti arcani sollecitati dalle osservazioni astrali. Com'è facile intuire si trattava di architetture parecchio elaborate, testimoni di conoscenze astronomiche sorprendenti che ben si prestavano agli esoterismi religiosi”.

 

Il dolmen di Monte Bubbonia

 

La Sicilia ha avuto una Preistoria talmente intricata, che risulta difficile orientarsi nel guazzabuglio di “Culture” che si sono succedute; e ciò per la sua posizione geografica, al centro del Mediterraneo, che le ha assicurato per millenni un ruolo alquanto dinamico, fatto di frequenti ondate migratorie da cui traspare sempre l'impatto tra due influenze: una mediterranea, di chiara matrice orientale, e l'altra europea, proveniente da nord-ovest e dalla stessa penisola italica.

Questo eterogeneo panorama si fa più chiaro a partire dalla fine del III millennio a.C., quando l'isola viene investita da un ulteriore movimento proveniente dall'Egeo e dalle coste anatoliche, che vi apporta nuove concezioni sociali, artistiche e spirituali. I segni di questo cambiamento si riconoscono nella necropoli di “Castelluccio” (tra Noto e Siracusa), che dà nome alla facies culturale più conosciuta e diffusa della Sicilia del bronzo antico (fine III millennio/prima metà II millennio a.C.). Le numerose tombe a “grotticella” scavate nelle pareti rocciose dei monti circostanti, documentano il culto dei morti, la pratica dell'inumazione collettiva, la devozione alla Madre terra.

 

Si chiama Machimosaurus rex, è lungo quasi 10 metri per poco meno di 3 tonnellate di peso. Nuovi studi datano lo scheletro, rinvenuto nella regione di Tataouine in Tunisia, a 130 milioni di anni fa, indicando che questi grandi animali erano ancora in vita durante il Cretaceo
Il governatorato di Tataouine nella Tunisia meridionale si è rivelata una regione fondamentale per poter comprendere "l'età di mezzo" del periodo dei dinosauri. Dal 2009, un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali e del Museo Geologico "Giovanni Capellini" dell’Università di Bologna, coordinato dal professor Federico Fanti, in collaborazione con l’Office National des Mines di Tunisi, ha riportato alla luce i resti fossilizzati di diverse specie di pesci, tartarughe, rettili volanti e dinosauri, rivelando un incredibile ecosistema risalente a oltre 100 milioni di anni fa.

 

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