Antropologia

Antropologia (15)

 

(Clamorose scoperte sull’età del bronzo siciliano: quasi tutti gli abitanti della Sicilia di quel tempo provenivano dal centro Europa)

Sull’origine dei Siculi, già presenti in Sicilia quando nell' VIII sec. a.C. vi giunsero i Greci, sembra che si stiano per squarciare le nebulose del tempo, grazie alle ricerche dell'archeologo Alessandro Bonfanti, esperto di Preistoria indoeuropea e autore di due corposi saggi sul loro conto, di prossima pubblicazione.

Mi occupo dei Siculi da una decina di anni – dice il ricercatore – e mi sono presto reso conto che i pochi studi condotti su di essi, ma in generale sulle popolazioni siciliane dell'età del bronzo e della prima età del ferro, giungono spesso a conclusioni superficiali e prive di obiettività scientifica. Per questo ho riletto le fonti che li riguardano nelle lingue originali greche e latine, imponendomi di indagare su di loro senza condizionamenti di sorta. Le analisi linguistica e antropologica hanno fatto il resto. Non dico nulla di nuovo – spiega Bonfanti – quando affermo che gli storici antichi hanno parecchio confuso sull'origine di questo popolo, a volte presentato come ligure, altre come enotrio o italico, oppure, così come per i Sicani, originari dell’isola, quasi fossero apparsi dal nulla. 

I Siculi, invece, erano una popolazione di stirpe indoeuropea e di ceppo illirico, i quali, intorno al IV millennio a.C., erano un tutt’uno con altre genti illiriche stanziate nel centro dell'Europa, sopra il corso medio del Danubio, al confine di altri macro gruppi indoeuropei: a ovest, con quelli da cui deriveranno i proto-Latini, gli Osco-umbri e i Veneti (Paleoveneti o Venetici), a est e sud-est con i precursori degli Elleni, dei Macedoni e dei Frigi, a nord con il gruppo celto-germanico. Qualche rapporto osmotico i Siculi lo avranno anche con gruppi ''Altoeuropei'' o ''Paleo-europei'' e, ancora, con ''Indoeuropei A'', a cui appartenevano i Sicani, con i quali non ebbero alcun rapporto, in quanto ostacolati dal Danubio che li divideva e lungo il quale quell’originario gruppo carpatico, detto ''A'', era stanziato a partire dalla riva meridionale del fiume.

 

I cebi dai cornetti, specie separatasi dall’uomo circa 35 milioni di anni fa, sono in grado di riconoscere quali oggetti hanno maggior valore per essere utilizzati come moneta di scambio e ottenere cibo. È quanto risulta da uno studio condotto dal Cnr-Istc, pubblicato sulla rivista Animal Cognition

 

L’uso del denaro da parte dell’uomo sostituisce il baratto all’incirca 6 secoli prima di Cristo e rapidamente diventa il mezzo più efficiente per ottenere beni e servizi, condizionando ogni aspetto della nostra vita. Per comprendere quali fattori abbiano permesso la transizione dal baratto al sistema economico attuale è importante indagare le origini evolutive dell’utilizzo del denaro, studiando il comportamento di alcuni primati non umani, le specie animali evolutivamente più vicine a noi.

In uno studio pubblicato sulla rivista Animal Cognition, i ricercatori dell’Unità di primatologia cognitiva dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Istc) di Roma e dell’Institute for Advanced Study (Iast) di Tolosa, in collaborazione con l’Institute Jean Nicod, Ecole Normale Superieure di Parigi, hanno preso in esame il comportamento di ‘baratto’ dei cebi dai cornetti, piccole scimmie sudamericane la cui linea evolutiva si è separata da quella umana circa 35 milioni di anni fa. “Abbiamo coinvolto sei cebi dai cornetti in due esperimenti di scambio di token, gettoni colorati ma anche bulloni e oggetti vari di ferramenta”, spiega Elsa Addessi, ricercatrice Cnr-Istc. “A ogni scimmia è stato consegnato un set di quattro diversi token: token familiari (a loro già noti) e non familiari (introdotti nel presente studio) che, nello scambio con lo sperimentatore, portano a una ricompensa alimentare; token non validi, usati in precedenti esperimenti, ma che perdono valore di scambio e oggetti, a loro sconosciuti, senza valore di scambio”.

I ricercatori hanno scoperto che le scimmie riconoscevano prontamente la validità dei token come mezzo di scambio indipendentemente dalla loro familiarità. “Abbiamo dimostrato che i cebi sono in grado di categorizzare i token in base alla loro validità, cioè al loro essere ‘in corso’, come lo è l’euro rispetto alla vecchia lira”, prosegue Francesca De Petrillo, ricercatrice Iast a Tolosa. “Analogamente a quanto avviene negli esseri umani, i cebi hanno scambiato per primi e in maggior numero i token ‘in corso’ rispetto a quelli ‘fuori corso’ e agli oggetti privi di valore, a prescindere dalla loro familiarità. Pertanto, i cebi sono in grado di categorizzare e utilizzare i token in modo simile a quanto noi facciamo con il denaro”.

 


 

Una Ricerca della Sapienza ha analizzato lo smalto dei denti da latte rinvenuti a Velia

Lo smalto prenatale, studiato in relazione con il successivo sviluppo postnatale, costituisce il principale oggetto di ricerca del progetto condotto da un team della Sapienza in collaborazione con il Museo delle Civiltà di Roma, l’Université di Toulouse III e l’University College London. La ricerca, realizzata per la Sapienza da Alessia Nava e coordinata da Alfredo Coppa nell’ambito del corso di dottorato in Biologia ambientale ed evoluzionistica, è pubblicata sulla prestigiosa rivista PLoS ONE.
I denti umani sono importanti archivi paleobiologici che raccontano la storia di un individuo; quelli decidui, la cui formazione comincia già dai primi mesi in utero, possono costituire l’unica finestra di conoscenza sullo sviluppo intrauterino, un momento cruciale nella vita, che ha inevitabili ricadute sulla salute anche in età adulta.
A oggi molti studi si sono focalizzati sulle porzioni di smalto dei denti decidui sviluppate dopo la nascita, ma è l’analisi delle porzioni prenatali che è cruciale nella conoscenza dello sviluppo intrauterino: permette infatti di identificare eventuali eventi stressanti e può rivelare informazioni utili circa lo stato di salute della madre durante la gravidanza.

L’Istituto Italiano di Paleontologia Umana nell’ambito del Progetto MIUR per la diffusione della cultura scientifica “Valorizzazione e virtuale dei siti preistorici del bacino di Anagni” ha organizzato due PaleoConferenze presso il Convitto Principe di Piemonte ad Anagni (Frosinone).

La prima conferenza si terrà alle ore 10 di venerdì 22 Novembre. Interverrà il Prof. Italo Biddittu che illustrerà la storia delle più importanti scoperte archeologiche e paleontologiche degli ultimi anni del Lazio meridionale, in particolare quella dell’”Uomo di Ceprano”.

La seconda conferenza si svolgerà alle ore 10 di venerdì 29 Novembre e giovani paleontologi e archeologi della “Sapienza – Università di Roma” presenteranno le loro ricerche.

Le due PaleoConferenze sono rivolte agli studenti della scuola primaria e secondaria. La partecipazione è gratuita previa prenotazione.

http://www.isipu.org/

Progetto MIUR Diffusione Cultura (legge 6/2000)

Il progetto finanziato dal MIUR prevede nella sua parte “fisica” l’allestimento di uno spazio espositivo presso il Laboratorio dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana ad Anagni in cui verranno presentati alcuni dei più importanti reperti paleontologici e archeologici pleistocenici rinvenuti nel Bacino.

Inoltre i visitatori potranno osservare da vicino l’attività dei paleontologi e archeologi durante le fasi di catalogazione e studio dei reperti. I ricercatori illustreranno le tecniche di scavo con l’allestimento di un Laboratorio di attività “simulate” dove verranno mostrate “le tecniche e gli strumenti del mestiere”. In questo modo i visitatori avranno la possibilità di seguire le metodologie di indagine degli studiosi dalla parte della “scoperta” fino allo studio e valorizzazione. Saranno organizzate delle attività divulgative anche in situ durante le operazioni di survey da parte dei ricercatori.

Si è appena conclusa la prima campagna di ricerche sul paleolitico della Valle dello Zarqa, condotta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana insieme alla Universidade de Sao Paulo (Brasile) e alla Hashemite University di Zarqa (Giordania). L’obbiettivo è quello di datare i siti archeologici paleolitici scoperti negli anni ’90 dalla missione dell’Università di Roma coordinanata da Gaetano Palumbo. A quel tempo vennero trovati numerosi giacimenti del Pleistocene inferiore e medio, con grandi quantità di industrie litiche di modo 1 e 2. Una prima attribuzione cronologica, basata sui dati archeologici e biostratigrafici attribuiva al giacimento più antico un’età di un milione di anni.

Si è appena conclusa la prima campagna di ricerche sul paleolitico della Valle dello Zarqa, condotta dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana insieme alla Universidade de Sao Paulo (Brasile) e alla Hashemite University di Zarqa (Giordania). L’obbiettivo è quello di datare i siti archeologici paleolitici scoperti negli anni ’90 dalla missione dell’Università di Roma coordinanata da Gaetano Palumbo. A quel tempo vennero trovati numerosi giacimenti del Pleistocene inferiore e medio, con grandi quantità di industrie litiche di modo 1 e 2.

Una prima attribuzione cronologica, basata sui dati archeologici e biostratigrafici attribuiva al giacimento più antico un’età di un milione di anni (scarica l’articolo). Successivamente non è stato possibile ritornare sul posto, ma da quest’anno, grazie alla collaborazione tra il nostro Istituto e l’Università di Sao Paulo, si sono create le condizioni minime per la ripresa delle ricerche. Vi partecipano Fabio Parenti (archeologo e coordinatore), Giancarlo Scardia (geologo) Walter Neves (Paleoantropologo), Astolfo Araujo (Geoarcheologo), Bilal Khreishat (geoarcheologo) e Fareed Al-Shishani (studente in gestione dei beni culturali). L’équipe sta lavorando nei dintorni del villaggio di sukhne, prelevando campioni per le datazioni al paleomagntismo, industrie litiche in affioramento e facendo analisi stratigrafichje e geomorfologiche.

La missione è terminata il 12 ottobre 2013.

http://www.isipu.org/

Si sono conclusi il 22 settembre 2013 gli scavi dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana nel sito pleistocenico di Coste San Giacomo (Anagni) coodiretti da Fabio Parenti e Raffaele Sardella. Nel corso dello scavo, condotto in collaborazione con il  Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza – Università di Roma, sono venuti in luce  numerosissimi fossili di grandi e piccoli mammiferi di circa due milioni di anni fa. Fra essi spiccano per importanza  paleontologica due diverse specie di proboscidati, tre specie di cervi, gazzelle, ippopotami, carnivori come la tigre dai denti a sciabola e iene e, per la prima volta in Europa mediterranea, il lupo etrusco.

 

La mummia del Similaun (nota anche come Uomo venuto dal ghiaccio o, generalmente, Ötzi, Oetzi) è un reperto antropologico scoperto il 19 settembre 1991 sulle Alpi Venoste (ghiacciaio del Similaun, 3.210 m s.l.m.) al confine fra l'Italia e l'Austria.
La scoperta di tale mummia ha permesso ai ricercatori di affacciarsi ad un mondo fino ad ora poco conosciuto,  un'epoca compresa tra il 3300 e il 3200 a.C chiamata anche Età del Rame, momento di transizione tra il Neolitico e l'Età del Bronzo.

La cosa più importante della scoperta era dato che insieme alla mummia si erano ritrovati una notevole quantità di manufatti e vestiario, il chè permetteva di conoscere e di studiare come gli uomini di quel tempo vivevano e si procuravano cibo e suppellettili.

ABSTRACT

Background. There is fMRI evidence that women are neurally predisposed to process infant laughter and crying. Other findings show that women might be more empathic and sensitive than men to emotional facial expressions. However, no gender difference in the brain responses to persons and unanimated scenes has hitherto been demonstrated.
Results. Twenty-four men and women viewed 220 images portraying persons or landscapes and ERPs were recorded from 128 sites. In women, but not in men, the N2 component (210-270) was much larger to persons than to scenes. swLORETA showed significant bilateral activation of FG (BA19/37) in both genders when viewing persons as opposed to scenes. Only women showed a source of activity in the STG and in the right MOG (extra-striate body area, EBA), and only men in the left parahippocampal area (PPA).
Conclusions. A significant gender difference was found in activation of the left and right STG (BA22) and the cingulate cortex for the subtractive condition women minus men, thus indicating that women might have a greater preference or interest for social stimuli (faces and persons).

 

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