Settembre 2021


Una ricerca congiunta Milano-Bicocca e San Raffaele, ha registrato la “voce” del talamo visivo nell’essere umano, per la prima volta e in modo non invasivo, cioè mediante sensori appoggiati all’esterno del capo. Una ricerca che fa luce sul ruolo di questa struttura fondamentale per la nostra attività sensoriale, in quanto trasmette al cervello le immagini che provengono dalla retina, svelando anche come esso influisca sulla nostra capacità attentiva.

Lo studio “Scalp-recorded N40 visual evoked potential: Sensory and attentional properties”, che è stato condotto presso il laboratorio di Elettrofisiologia cognitiva da Alice Mado Proverbio, docente di psicobiologia del Dipartimento di Psicologia di Milano-Bicocca, insieme a Veronica Broido e Francesco De Benedetto, in collaborazione con Alberto Zani, docente di psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, è stato appena pubblicato sull’European Journal of Neuroscience. In questo studio viene presentato un nuovo marker bioelettrico dell’attività neurale chiamato N40 perché negativo e perché raggiunge l’apice in 40 ms.

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Un team internazionale di astronomi, coordinato da Michael Romano, dottorando presso l’Università degli Studi di Padova e associato all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha scoperto che circa il 40% delle galassie nell’Universo primordiale si trova in sistemi in fase di fusione.
Viene così confermato lo scenario secondo cui, nelle prime fasi della loro evoluzione, le galassie hanno accresciuto in modo significativo la loro massa fondendosi tra loro Tra gli eventi più spettacolari che si possono osservare nell'Universo locale ci sono sicuramente gli “scontri tra galassie” (galactic mergers, in gergo tecnico): questi avvengono quando due o più galassie si avvicinano a tal punto da iniziare a spiraleggiare l'una sull'altra a causa della gravità, fino a fondersi in un'unica galassia più grande. Se le due galassie hanno più o meno lo stesso numero di stelle (quindi la stessa massa stellare), la galassia risultante avrà circa il doppio della massa di quelle individuali: questo infatti è il meccanismo più veloce con cui le galassie possono crescere.

Tuttavia, solo l’1% delle galassie nell’Universo locale sono osservate nell’atto di fondersi: al giorno d’oggi le galassie crescono prevalentemente perché accrescono gas freddo trasformandolo in stelle (il cosiddetto meccanismo di “formazione stellare”).

Pubblicato in Astrofisica


L’analisi dei resti umani di 132 individui vissuti in diverse necropoli del Centro Italia a partire da circa 12.000 anni fa ha permesso di rilevare i tassi di produzione di piombo e il rischio di esposizione per la salute a questo metallo nel corso del tempo e di confrontarli con quelli odierni. Lo studio, pubblicato sulla rivista Environmental Science and Technology con la partecipazione di ricercatori della Sapienza, suggerisce che senza una regolamentazione adeguata continueremo a sperimentare gli impatti dannosi sulla salute della contaminazione da metalli tossici.


Pensare al piombo in relazione a vernici e tubi è una associazione piuttosto riduttiva se si considera che la produzione di questo metallo pesante ha una ricca e lunga storia iniziata millenni fa, come documentano numerosi studi geochimici e archeo-metallurgici condotti negli ultimi decenni: la produzione di monete ha dato una grande spinta alla produzione di piombo 2.500 anni fa, raggiungendo il suo picco in epoca romana, per poi diminuire nel Medioevo. A partire da 1.000 anni fa, la produzione di piombo è di nuovo aumentata, congiuntamente all’estrazione dell’argento in Germania e poi nel Nuovo Mondo e, in seguito, per soddisfare le necessità della rivoluzione industriale. Ma qual è l’impatto generato dall’industrializzazione e dall’inquinamento da metalli sul corpo umano?

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In contrast to intramuscular vaccines, only nasal vaccines are able to block the virus in the nose by inducing local immunity in the nasal mucosa, i.e. the portal of entry and multiplication of the virus. The vaccine candidate, developed by the BioMAP team[1], would take position as the eighth nasal vaccine currently starting clinical testing in the world, and the only one based on viral proteins in France.

This technology for nasal vaccine has already proven to be an efficient barrier against toxoplasmosis infection in primates


This SARS-CoV-2 protein vaccine candidate builds on the BioMap team's expertise in mucosal vaccine design. In partnership with the biotech company Vaxinano, the team has already successfully developed an effective candidate vaccine to protect monkeys from toxoplasmosis. This stable, non-toxic and adjuvant-free nasal vaccine is based on a total protein extract from Toxoplasma gondii the infectious agent being produced by the team and further encapsulated in starch and lipid-based nanoparticles (Vaxinano technology). The SARS-CoV-2 nasal vaccine candidate is based on similar technology.

In a similar strategy, the SARS-CoV-2 vaccine protein component was designed and produced by the team, and then encapsulated by Vaxinano. The vaccine, consisting of the Spike protein with other viral proteins that are not prone to mutations, would protect vaccinated individuals regardless of the mutated circulating coronavirus variant strains.

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Politecnico di Milano partner dello studio pubblicato su Nature Photonics.
I ricercatori del progetto Graphene Flagship hanno dimostrato per la prima volta una rivoluzionaria proprietà dei materiali bidimensionali: la possibilità di realizzare interruttori ottici ultraveloci, in grado di accendere e spegnere fasci luminosi a velocità prima inimmaginabili. Lo studio è stato pubblicato il 9 settembre 2021 sulla rivista Nature Photonics.
A partire dalla scoperta del grafene, il materiale più sottile esistente perché ha lo spessore di un solo strato di atomi, sono stati introdotti numerosi materiali cosiddetti bidimensionali, anch’essi di spessore atomico, che mostrano straordinarie proprietà fisiche e consentono la realizzazione di nuove tecnologie. I ricercatori della Friedrich Schiller University Jena, in collaborazione con il Politecnico di Milano, hanno mostrato che un semiconduttore bidimensionale, il MOS2, ha la capacità di generare luce alla seconda armonica con efficienza controllata otticamente.

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Lunedì, 20 Settembre 2021 08:08

IL DELTA DEL MEKONG SPROFONDA

 

Pubblicata sulla rivista scientifica statunitense «PNAS» la ricerca Strategic basin and delta planning increases the resilience of the Mekong Delta under future uncertainty che evidenzia il rischio per il delta del Mekong di finire sotto il livello del mare entro il 2100
Il delta del Mekong, nel sud del Vietnam, è popolato da circa 21 milioni di persone e costituisce una risorsa di importanza globale: il fiume Mekong, infatti, è il settimo al mondo per lunghezza, il dodicesimo per portata e il corso d'acqua più lungo dell’Indocina con circa 4.880 km, uno dei maggiori dell’Asia.


Un team internazionale di ricercatori, tra cui Simone Bizzi del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, ha osservato che a causa dell’innalzamento del livello dei mari, della subsidenza incentivata da un utilizzo non sostenibile delle acque sotterranee e del ridotto apporto di sedimenti fluviali al delta dovuto alla costruzione di numerose dighe per lo sviluppo di energia idroelettrica, una percentuale variabile dal 23% fino al 90% del delta del Mekong rischia di finire sotto il livello del mare entro il 2100. Questa grande incertezza è dovuta alla complessità di comprendere il funzionamento del sistema nella sua totalità: infatti, i processi del bacino fluviale a monte interagiscono con processi del delta e costieri. Lo studio integra modelli matematici di diversi componenti del sistema – trasporto solido fluviale, subsidenza, scenari climatici e innalzamento del livello del mare – e dimostra come, a causa del forte impatto antropico, la sopravvivenza stessa del delta sia a rischio.

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In occasione della Giornata Internazionale dei Microrganismi, l’Università di Torino inaugura all’Orto Botanico la mostra Microrganismi straordinari, che raccoglie le fotografie scattate dai più importanti centri di ricerca europei, e presenta i propri progetti di ricerca, evidenziando come la biodiversità microbica sia una risorsa preziosa per la scienza e per l'industria

 Oggi, venerdì 17 settembre, Giornata Internazionale dei Microrganismi, l’Università di Torino presenta alla stampa, all’Orto Botanico di Torino (Auletta 1, Viale Mattioli 25), l’impegno nella ricerca sul tema, che coinvolge diversi dipartimenti (Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi, Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari, Dipartimento di Scienze Veterinarie Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche) e la Turin University Collection (TUCC). La TUCC riunisce tutte le collezioni di microrganismi dell’Ateneo e afferisce al network europeo MIRRI (il Microbial Resource Research Infrastructure, formato da oltre 50 centri di ricerca), di cui ambisce a diventare lo snodo italiano con spazi dedicati nella prossima Città delle Scienze e dell’Ambiente di Grugliasco.

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Venerdì, 17 Settembre 2021 12:19

21 mesi di pandemia: come è cambiato il virus?

 

Una ricerca dell’IRCCS Eugenio Medea e dell’Università degli Studi di Milano analizza la variabilità di 800.000 sequenze di SARS-CoV-2. I dati suggeriscono che tra i fattori alla base delle mutazioni ci siano anche le risposte antivirali delle cellule umane. Lo studio, finanziato da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, è stato pubblicato su “Briefings in Bioinformatics”.

La pandemia di SARS-CoV-2 ha innescato uno sforzo internazionale senza precedenti che ha portato al sequenziamento di un numero enorme di genomi virali completi. Questo ha spinto i ricercatori dell’IRCCS Eugenio Medea, in collaborazione con i colleghi dell’Università degli Studi di Milano, ad analizzare la variabilità di circa 800.000 sequenze di SARSCoV-2, il virus che causa il COVID-19, e di altri coronavirus umani, responsabili di banali raffreddori. Questo lavoro è stato reso possibile da finanziamenti di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia, che all’inizio della pandemia hanno deciso di promuovere la ricerca sul virus.

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Un team di studenti dell’Università degli Studi di Milano ha scoperto la prima menzione dell’America nell’area mediterranea in un’opera inedita medievale scritta attorno al 1340, oltre cento anni prima che l’America venisse scoperta dall’esploratore genovese. Lo studio è stato pubblicato su Terrae incognitae.


Una clamorosa menzione di una terra situata al di là dell’Atlantico è stata individuata in un’opera inedita medievale, scritta dal domenicano Galvano Fiamma intorno al 1340: la scoperta è nata all’interno di un progetto didattico della Statale di Milano, cui hanno collaborato numerosi studenti di Lettere, ed è stata pubblicata sulla rivista statunitense Terrae incognitae, dedicata alla storia delle esplorazioni.
Tutti sanno che il continente americano entrò nell’orbita delle conoscenze degli Europei con la spedizione di Cristoforo Colombo, effettuata nel 1492. In realtà esplorazioni sulle coste settentrionali dell’Atlantico erano già state compiute nei secoli precedenti da navigatori vichinghi, e hanno lasciato sporadiche tracce nei racconti semileggendari di alcune saghe norrene. La notizia dell’esistenza di terre al di là dell’Atlantico non era però mai stata documentata fino a questo momento fuori dalla Scandinavia. Una ricerca in corso presso la Statale dimostra ora che qualcosa se ne sapeva anche più a sud.

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Venerdì, 17 Settembre 2021 12:05

Un integratore per la distrofia miotonica


Un team internazionale di ricercatori coordinato da Sapienza, in collaborazione con l’Istituto Pasteur Italia - Fondazione Cenci Bolognetti e altri centri di ricerca stranieri, ha pubblicato su eLife uno studio che contribuisce alla comprensione dei meccanismi alla base della distrofia miotonica, aprendo a nuove possibili prospettive terapeutiche
Un gruppo di ricercatori internazionali, guidato dai dipartimenti di Medicina molecolare e di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza, insieme all’Istituto Pasteur Italia - Fondazione Cenci Bolognetti e ad altri centri di ricerca internazionali, ha pubblicato sulla rivista e-Life un lavoro che contribuisce alla comprensione delle basi patogenetiche della distrofia miotonica di tipo 2 (DM2), aprendo anche nuove possibili frontiere diagnostiche e terapeutiche.

Pubblicato in Medicina
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