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Luglio 2020
Venerdì, 17 Luglio 2020 09:12

Impero Romano: temperature marine da record

Una ricerca condotta dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) in collaborazione con l'Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) e l'Università di Barcellona, ha addotto nuovi dati sulla fase di eccezionale riscaldamento della superficie del Mediterraneo durante il primo mezzo millennio dell'era cristiana. Lo studio è pubblicato su Scientific Reports del gruppo Nature

Uno studio congiunto tra Consiglio nazionale delle ricerche, condotto dall'Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica (Cnr-Irpi) di Perugia in collaborazione con l'Istituto di scienze marine (Cnr-Ismar) di Napoli, e Università di Barcellona, basandosi sulla ricostruzione della temperatura della superficie del mare degli ultimi 5000 anni, ha permesso di quantificare l'entità del riscaldamento nella regione mediterranea durante il periodo romano (1-500 d.C.). La ricerca è stata pubblicata su Scientific Reports, del gruppo Nature.

Pubblicato in Ambiente


A 500 anni dalla scomparsa del genio del Rinascimento Raffaello Sanzio, avvenuta dopo giorni di malattia il 6 aprile 1520, quando il pittore aveva solamente 37 anni, la causa precisa della sua morte è ancora circondata da un alone di mistero e nel tempo si sono avanzate le più disparate ipotesi: sifilide, malaria, tifo, polmonite, avvelenamento. Ora una ricerca dell'Università di Milano-Bicocca, basandosi su testimonianze dirette e indirette dell'epoca, cerca di fare luce tra queste ipotesi, indicando la polmonite come la più plausibile. E inquadrando il trattamento terapeutico allora adottato – il salasso – all'interno di un dibattito medico-sanitario vivace e non così omologato come a volte si è portati a pensare.

Pubblicato in Storia


Pubblicati su Nature Communications i risultati di un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa


L’elettronica del futuro prende forma grazie a un progetto di ricerca condotto dall’Università di Pisa insieme all’Università di Manchester, all’IIT e alla TUW di Vienna: per la prima volta è stato infatti stampato su carta un transistor utilizzando materiali bidimensionali come il Solfuro di Molibdeno, attraverso un processo basato su stampa a getto di inchiostro. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications nell’articolo “Low-voltage 2D materials-based printed field-effect transistors for integrated digital and analog electronics on paper”.

Pubblicato in Tecnologia

 

Il presente rapporto, prodotto congiuntamente dall’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), presenta un’analisi approfondita delle malattie presenti sulle schede di morte di soggetti diagnosticati microbiologicamente tramite tampone rino/orofaringeo positivo al SARS-CoV-2. Se le precedenti diffusioni1 avevano l’obiettivo di descrivere l’impatto della pandemia sui livelli di mortalità totale nei primi mesi del 2020, qui vengono approfonditi gli aspetti epidemiologici legati alla presenza di malattie o gruppi di malattie che hanno contributo al decesso al fine di comprendere in quanti casi COVID-19 sia stato effettivamente la causa principale, direttamente responsabile del decesso e quale sia stato il ruolo di altre malattie.

 

Pubblicato in Medicina



Could a simple drug, that has been on the market for decades, be used to treat COVID-19? A research team led by Hebrew University of Jerusalem (HU)’s Professor Yaakov Nahmias says that early research looks promising; their findings appear in this week’s Cell Press’ Sneak Peak.

Over the last three-months, Nahmias and Dr. Benjamin tenOever at New York’s Icahn School of Medicine at Mount Sinai have focused on the ways in which the SARS-CoV-2 (aka, the coronavirus that’s causing our current pandemic) changes patients’ lungs in order to reproduce itself. Their major finding? This virus prevents the routine burning of carbohydrates. As a result, large amounts of fat accumulate inside lung cells, a condition the virus needs in order to reproduce. This new understanding of SARS CoV-2 may help explain why patients with high blood sugar and cholesterol levels are often at a particularly high risk to develop COVID-19.

Pubblicato in Scienceonline

Una risposta contro il Covid-19: la glicoproteina lattoferrina, una componente dell’immunità innata - pubblicato uno studio da un team di Clinici di Tor Vergata e della Sapienza, sulla rivista Journal of Molecular Sciences


La recente pandemia da SarsCov2 ha riunito gli sforzi della comunità scientifica per identificare i target virali, perfezionando terapie mirate al controllo della malattia, che ha causato più di cinquecentomila decessi nel mondo.
Tra le considerazioni e gli approfondimenti scientifici un dato è emerso durante la fase cruciale della pandemia, ossia che i bambini pur essendo contagiati dal virus, hanno avuto sintomi decisamente più lievi degli adulti, e solo in rarissimi casi l’infezione si è aggravata. Ancora molto c’è da capire su questo aspetto, ma tra le motivazioni si pone l’attenzione sul ruolo dell’immunità innata e umorale dei piccoli pazienti, con funzioni probabilmente più restrittive ed efficaci nei confronti del Covid-19 rispetto agli adulti. A ben vedere infatti il sistema di difesa dei bambini risponde rapidamente alle infezioni con l’immunità naturale aspecifica e con la produzione di anticorpi. Una proteina dell’immunità naturale, la lattoferrina presente già nel latte materno, protegge dalle infezioni come una rete a maglie strette, impedendo ai patogeni (virus, batteri, funghi) il passaggio nelle cellule della mucosa respiratoria e intestinale.

Pubblicato in Medicina

 

(a)Electron imaging of a CsMP with elemental maps. (b) Synchrotron micro-focus X-ray fluorescence (μXRF) elemental maps. (c) Image of uranium dioxide inclusion in the CsMP. (d) Uranium L3-edge X-ray absorption near-edge structure (XANES) of a discrete point, indicated by the red arrow in (b). The spectrum is plotted alongside U(IV) and U(VI) oxide standards. (e) Discrete-area Pu L3-edge XANES collected from the point indicated by the red arrow.

 



Small amounts of plutonium (Pu) were released from the damaged Fukushima Daiichi Nuclear Power Plant (FDNPP) reactors into the environment during the site’s 2011 nuclear disaster. However, the physical, chemical, and isotopic form of the released Pu has remained unknown.

Now, recent work published in the journal “Science of the Total Environment” has shown that Pu was included inside cesium-rich microparticles (CsMPs) that were emitted from the site. CsMPs are microscopic radioactive particles that formed inside the Fukushima reactors when the melting nuclear fuel interacted with the reactor’s structural concrete. Due to loss of containment in the reactors, the particles were released into the atmosphere; many were then deposited across Japan.

Pubblicato in Scienceonline

 



Mass adoption of face coverings are an essential part of a control approach to minimise transmission of COVID-19. Mandatory use is now required in many situations. However, where use is not mandated, merely recommended, there is partial compliance due partly to a limited understanding of the differences and functions of face coverings, facemasks and respirators.

IOM, SOM, BOHS and CIEHF have developed a downloadable and printable guide for employers and the public to help identify and understand the use of face coverings, facemasks and disposable respirators. They are urging people to share and print this poster so employees across the UK understand the differences between face coverings, facemasks and respirators.

Pubblicato in Scienceonline

Nathusius's pipistrelle bat | Photo: René Janssen



Calling in the ultrasonic range enables small bats to orient themselves in the dark and track down tiny insects. Louder calls travel farther, improving a bat’s ability to detect their prey. It was long assumed that echolocation does not contribute much to energy expenditure in flight because individuals simply couple their calls with the beat of their wings. Scientists at the Leibniz Institute for Zoo and Wildlife Research (Leibniz-IZW) in Berlin have now shown that high intensity echolocation calls are by no means free and substantially contribute to energy expenditure. Bats must therefore find a balance between energy expenditure and effective echolocation and use the latter economically.

For many animals, vocalisations are essential for survival. With their calls, roars, croaks, chirps or songs, animals attract potential mating partners, repulse competitors or locate prey. These sounds can be deafening. A bison, for instance, roars at up to 127 decibels (dB), some birds reach 132 dB and sea lions even manage 137 dB! For comparison: a sound pressure level of 110dB is equivalent to the sound of jet engine 100m away. Despite their small size, bats can reach a sound pressure level of 137 dB, amongst the loudest animals in the world. But because of their high frequency, these sounds are inaudible to the human ear.

Pubblicato in Scienceonline

 

 


Presentato uno studio congiunto OGS e Università degli Studi di Trieste sul mare del FVG, il primo che dimostra l'assenza di segnali virali associati al COVID 19 nelle acque marine italiane.


Il Coronavirus (SARS-CoV-2) è presente nelle acque marine?


Se lo sono chiesto i ricercatori dell'Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale - OGS e del Dipartimento di Scienze della vita dell'Università di Trieste, che a maggio hanno avviato un progetto per valutare la qualità del mare del Friuli Venezia Giulia.

"I ricercatori hanno iniziato un lavoro di campionamento in 5 punti diversi lungo la costa del FVG" spiega Cosimo Solidoro, direttore della sezione di oceanografia di OGS. "Nonostante diversi ricercatori abbiano asserito l'assenza del virus SARS-CoV-2 nelle acque di mare, abbiamo voluto provarlo sperimentalmente" precisa. I siti di prelievo (Lignano, offshore nella laguna di Grado-Marano, Barcola, Brojenca-Filtri di Aurisina, Centro del Golfo di Trieste) sono stati selezionati in base all'esposizione alle fonti di contaminazione delle acque di scarico dei centri abitati I risultati sono confortanti perché in nessuno dei campioni analizzati è stata riscontata la presenza dell'RNA del virus SARS-CoV-2.

"Anche se non si può affermare con assoluta certezza l'assenza di Coronavirus nelle acque di mare dell'intero Adriatico - spiega ancora Solidoro – la non presenza di tracce di SARS-CoV-2 rivelata dal nostro studio è già una buona notizia per la popolazione, per i turisti e per gli operatori del settore". Lo Studio è il primo che dimostra l'assenza di segnali virali associati al COVID 19 nelle acque marine italiane.

Pubblicato in Ambiente

 

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