Tor Vergata: Chiariti i meccanismi molecolari alla base dell’azione di Omomyc, un polipeptide che interferisce con l’azione della proteina oncogenica Myc, inibendola

Università Tor Vergata 19 Dic 2016
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In collaborazione con il gruppo del Dott. Nasi, al CNR di Roma, Il gruppo della Prof.ssa Ciafrè ha chiarito i meccanismi molecolari alla base dell’azione di Omomyc, un polipeptide che interferisce con l’azione della proteina oncogenica Myc, inibendola. Lo studio si è specificamente svolto nel contesto delle cellule staminali cancerose del glioblastoma, un tumore cerebrale ad oggi incurabile, e ha rivelato che Omomyc è in grado di modificare la localizzazione di Myc sul genoma, con la contestuale inibizione delle principali caratteristiche tumorigeniche delle cellule staminali di glioblastoma, da tempo riconosciute come le iniziatrici del processo tumorigenico. I risultati ottenuti hanno aperto un’importante prospettiva sul funzionamento di Myc come fattore “apicale” della tumorigenesi del glioblastoma, e quindi sulle potenzialità terapeutiche offerte dalla sua inibizione tramite Omomyc o approcci analogamente mirati a destabilizzare l’azione di Myc. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista EMBO reports (Galardi s., et al., Resetting cancer stem cell regulatory nodes upon MYC inhibition. EMBO Rep. 2016 Dec;17(12):1872-1889).

Il Glioblastoma multiforme (GBM) è tra i più comuni tumori cerebrali, con un’incidenza di più di 3-4 casi per 100.000 per anno. Con un’età di insorgenza media di 64 anni, è chiaramente un tumore dell’adulto, che mostra una leve prevalenza nei maschi (rapporto M/F di circa 1,5).Il GBM è un tumore inesorabilmente letale, con una prognosi che varia dai 5 ai 30 mesi dalla diagnosi, il che lo rende naturalmente uno dei tumori umani più mortali.

Fin dai primi anni 2000, la maggioranza della comunità scientifica si è trovata d’accordo nel definire le cosiddette “cellule staminali di glioblastoma” (anche chiamate “cellule iniziatrici del glioblastoma”) come cellule di origine di questa neoplasia. Questa loro proprietà si affianca alla resistenza alla chemio- ed alla radioterapia, e alla capacità di indurre angiogenesi tumorale, oltre che al loro ruolo fondamentale nell’induzione delle recidive e quindi nella prognosi inevitabilmente infausta della storia clinica del glioblastoma.
Malgrado i recenti avanzamenti nelle tecniche chirurgiche e in radioterapia, la terapia standard per il glioblastoma, che comprende la resezione chirurgica massima e sicura unita a chemioterapia con temozolomide (TMZ), e seguita poi da trattamento adiuvante con lo stesso TMZ, riesce ad ottenere solo minimi incrementi nella sopravvivenza media (14,6 mesi) e comunque un tempo di sopravvivenza a due anni di solo il 25,6%.

E’ ormai chiaro quindi che c’è un’estrema necessità di nuovi approcci terapeutici, mirati specificamente contro le GSC, per poter ottenere risultati terapeutici stabili contro la crescita e le recidive del glioblastoma.

http://biomedicinaeprevenzione.uniroma2.it/news/previous/8

http://biomedicinaeprevenzione.uniroma2.it/uploads/9/3/7/9/93798184/omomyc_synopsis.pdf

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