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Mercoledì, 26 Novembre 2025

 

Quel compito che rimandi da giorni, quel messaggio a cui non rispondi, quella email che eviti di aprire. Tutti sappiamo come funziona: il pensiero del lavoro è sempre lì, in sottofondo, mentre scrolliamo il telefono, ordiniamo la scrivania, "controlliamo solo una cosa in più". Un nuovo studio dell'Università della California, Santa Barbara, ha scoperto che esiste un esercizio guidato di meno di due minuti capace di ridurre la resistenza emotiva e aumentare drasticamente la probabilità di iniziare, trasformando quello che sembra un insormontabile muro psicologico in un ostacolo superabile. La ricerca è pubblicata in BMC Psychology e il team ha già trasformato i risultati in un'app gratuita, Dawdle AI, disponibile su App Store.

Pubblicato in Medicina


Uno studio di rilievo, frutto della collaborazione tra l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) di Pisa, ha analizzato l'efficacia di un protocollo d'intervento concepito per la prevenzione delle malattie neurodegenerative. Il programma, basato sulla combinazione di attività fisica e stimolazione mentale in un ambiente socialmente attivo, ha dimostrato di potenziare la produzione di molecole con funzioni antinfiammatorie che esercitano un effetto protettivo sul tessuto cerebrale.

L’integrazione di esercizio motorio, allenamento cognitivo e la coltivazione di rapporti interpersonali può esercitare un’influenza notevole sul benessere del cervello in fase di invecchiamento. La recente pubblicazione su Brain, Behavior & Immunity – Health illustra come il programma multifattoriale, denominato "Train the Brain", non solo sia in grado di affinare le capacità cognitive in individui con Disturbo Cognitivo Lieve (MCI), ma anche di regolare la risposta infiammatoria del sistema immunitario, con risultati quantificabili attraverso esami ematici.

Pubblicato in Medicina

 

Da decenni gli scienziati avvertono che il pianeta sta vivendo una sesta estinzione di massa, paragonabile a quelle che hanno cancellato i dinosauri o innescato la fine del Permiano. Ma un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society of London dall'Università dell'Arizona, guidato da Kristen Saban e John Wiens, sfida questa narrativa con dati sorprendenti: i tassi di estinzione di piante e animali hanno raggiunto il picco circa 100 anni fa e da allora sono in declino.​

Analizzando 912 specie estinte negli ultimi 500 anni e integrando dati su quasi 2 milioni di specie, i ricercatori hanno rivelato che le cause delle estinzioni passate – principalmente specie invasive sulle isole – differiscono profondamente dalle minacce attuali, dominate dalla perdita di habitat e dai cambiamenti climatici.​

Pubblicato in Antropologia

 

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