Teotihuacan. La città degli dei In evidenza

Veronica Rocco 21 Dic 2010
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Nel 2010 il Messico festeggia un doppio anniversario: il bicentenario dell'indipendenza e il centenario della Rivoluzione Messicana. Per l'occasione il Palazzo delle Esposizioni di Roma propone un tris di mostre interamente dedicate alla storia e alla cultura di questo straordinario Paese dell'America centrale: Teotihuacan. La città degli Dei, visitabile fino al 27 febbraio, Mexico. Immagini di una rivoluzione, che si potrà ammirare fino al 9 gennaio, e una personale del visionario artista Carlos Amorales che presenta fino al 27 febbraio, per la prima volta in Italia, 6 installazioni realizzate tra il 2005 e il 2010.

Roma è una delle tappe europee della mostra“Teotihuacan. La città degli dei”,  allestita fino al 10 ottobre al Martin-Gropius-Bau di Berlino. Il progetto, a cura del Consejo Nacional para la Cultura y las Artes e l'Instituto Nacional de Antropología e Historia del Messico, espone centinaia di preziosi reperti rinvenuti in uno dei più importanti siti archeologici del Messico per ricostruire la storia, l'arte e la cultura della più imponente, misteriosa ed affascinante delle civiltà precolombiane, il cui declino rimane ancora oggi avvolto nel mistero, così come misteriosa ed enigmatica ci appare la sua fioritura.

 

Lo skyline di Teotihuacan, che gli Aztechi molti secoli dopo la sua nascita avrebbero battezzato “luogo dove gli uomini divengono dei”, viene proiettato a tutto campo su una parete della sala espositiva, mentre un filmato tridimensionale ci mostra come doveva apparire l'antica città di Teotihuacan nel pieno del suo splendore, accompagnadoci tra palazzi nobiliari, residenze regali e quartieri popolari, alla scoperta dell'originario assetto urbanistico della città. Sviluppata su un'area relativamente poco estesa, circa 20 kmq, ma con una popolazione di 100.000 abitanti che nel tempo si sarebbe raddoppiata, Teotihuacan sorse con molta probabilità nel II secolo a.C. a circa 45 km a nord-est dell'odierna Città del Messico e si estendeva in una valle orlata da imponenti montagne, che per gli antichi abitanti simboleggiavano l'origine dell'acqua e della vita.

Pur avendo raggiunto un notevole livello tecnico-scientifico e una incredibile raffinatezza artistico-artigianale, come dimostra la collezione di oggetti, ornamenti e dettagli architettonici in mostra al Palazzo delle Esposizioni, di questa civiltà mesoamericana non ci è rimasta nessuna iscrizione storica e commemorativa che consenta agli studiosi di penetrare più a fondo nella cultura di Teotihuacan. Le testimonianze presentate all'interno della mostra sembrano descrivere un immaginario mitopoietico popolato da personaggi “bidimensionali”, privi di tratti individuali caratterizzanti che permettano di identificarli, ad esempio, per il loro ruolo nella società o per il loro rango. Essi appaiono, piuttosto, “figure” senza tempo, simboli eterni che evocano le forze oscure e impenetrabili della Natura e dell'Uomo. Molti dei reperti scoperti durante gli scavi rivelano il ruolo centrale che riveste l'animale, quasi sempre associato alla forza, all'oscurità e alla guerra, intesa come preservazione ed espansione del proprio territorio. Uno degli animali più frequentemente raffigurati nelle pitture parietali e nelle sculture votive di Teotihuacan è il giaguaro,  che vive in totale simbiosi con la natura ed è un cacciatore perfetto, quindi esempio ideale per ogni guerriero, che di questo astuto felino dovrà assimilare la forza, la destrezza, la serena determinazione. Il coyote è simbolo di morte, il gufo rappresenta la notte e l'oscurità mentre l'aquila il sole e la forza militare.

La mostra ricostruisce con perizia la monumentalità e i fasti dell'antico centro mesoamericano attraverso l'esposizone di imponenti reperti archeologici. L'illustrazione delle tecniche usate da architetti e artigiani nella progettazione, costruzione e decorazione dei Templi sacri o dei complessi residenziali  rivela la sorprendente raffinatezza tecnologica ed estetica raggiunta da questa civiltà precolombiana, il cui assetto urbanistico nulla ha da invidiare alle città coeve del Mediterraneo e dell'Asia. Il centro di Teotihuacan era costituito da ampie strade ed era dotato di un efficiente sistema idrico e fognario. Le piramidi, i templi e gli edifici pubblici, costruiti utilizzando materie prime come il basalto, l'arenaria, il calcare e il tufo vulcanico, erano decorati da stucchi e pitture parietali simili ad affreschi con  colori brillanti fra i quali spiccavano il rosso e il verde, sui quali venivano stesi intonaci di calce, sabbia e linfa di fico d'India, ritenuto un ottimo fissante.

Accanto alla rappresentazione dei simboli del potere religioso e militare, che certamente rivestirono un ruolo primario nello sviluppo storico di Teotihuacan, la mostra ci accompagna in un viaggio attraverso la vita quotidiana dei suoi abitanti, mostrandoci gli oggetti, gli utensili, gli elementi ornamentali, le urne cinerarie rinvenuti negli ambienti domestici . Uno dei materiali più diffusi per forgiare utensili e coltelli era l'ossidiana, che gli abitanti di Teotihuacan estraevano dal vicino giacimento di Los Navajos e che spesso serviva per levigare altri materiali preziosi quali dioriti, giadeiti, basalti, pietre verdi. Una particolare menzione merita la collezione di “figurine ospiti” incluse nei corredi funerari. Si tratta di statuine cave, curate in ogni dettaglio, che all'interno del petto contengono altre figurine più piccole, dette appunto “ospiti”, il cui significato non è ancora molto chiaro, ma che probabilmente indica la molteplicità dell'essere umano, che al suo interno comprende tante anime o addirittura l'intero “cosmo”.

Nonostante i sacrifici animali e umani fossero ampiamente diffusi, come testimoniano i resti di centinaia di prigionieri rinvenuti in fosse comuni con le mani legate dietro la schiena, raramente se ne trovano tracce nell'arte ornamentale.

Il percorso espositivo prosegue con una sin troppo breve incursione nelle attività ludico-ricreative

che scandivano la vita degli abitanti di Teotihuacan e che forse meritavano una ricostruzione più approfondita: il gioco della palla e la musica. A differenza di molti altri siti archeologici mesoamericani, finora Teotihuacan non ha portato alla luce campi da gioco in muratura, ma questo sport doveva essere molto praticato, visto il risalto che gli viene dato nei dipinti, nei fregi, nei vasi e nelle statuine fittili,dove i giocatori vengono rappresentati nello sforzo di calciare una palla o intenti a lanciarla con mazze e cinturoni. I suoni profondi e gutturali emessi da conchiglie decorate, gli Strombus, accompagnavano danze e canti nelle cerimonie sacre e nei banchetti dei palazzi nobiliari. Vista l'importanza della musica nella vita della città, secondo me la diffusione in sala di suoni che riproducono quelli degli antichi strumenti a fiato sarebbe stato un elemento di grande suggestione e avrebbe aumentato il coinvolgimento del pubblico.

Particolarmente ricco e variegato appare, dalla ricostruzione proposta al Palazzo delle Esposizioni, il pantheon degli dei e delle loro innumerevoli raffigurazioni, tra cui il Serpente Piumato, che  incarna il vento portatore di pioggia e simboleggia la rigenerazione della Vita, il computo del Tempo (che tanta importanza riveste nella cosmogonia delle antiche civiltà andine) e la gestione del Potere.  A questa divinità, successivamente ribattezzata Quetzalcoatl, fu dedicato uno dei più importanti templi della città. E' di qualche mese fa la notizia che gli archeologici hanno riportato alla luce un tunnel di 12 metri che conduce proprio all'ingresso del Tempio del Serpente Piumato e che era rimasto chiuso per quasi 2000 anni. Nelle camere del canale potrebbero esserci i resti dei governatori dell'antica città messicana: questa scoperta aggiungerebbe un nuovo importante tassello alla ricostruzione dell'assetto sociale e politico della civiltà precolombiana.

La fine di Teotihuacan, che viene fatta risalire intorno al 650 d.C. è ancora un enigma per i ricercatori. Sulle cause di questo improvviso declino si sono fatte molte ipotesi, tra cui una rivolta interna contro le vessazioni del governo centrale, l'incremento demografico, i cambiamenti climatici, il blocco delle rotte commerciali o l'invasione di popoli confinanti. Quello che è certo è l'accanimento sistematico e la feroce violenza devastatrice con cui il centro della città venne messo a ferro e fuoco. Le opere d'arte e i luoghi del potere furono dilaniati e i loro frammenti sparsi per tutta la città, mentre le statue dei capi politici e religiosi subirono orrende mutilazioni, come se di quella civiltà e di quella cultura non si volesse lasciare nessuna traccia.

La mostra in corso al Palazzo delle Esposizioni ci offre forse un'immagine ancora incompleta e frammentaria della “città degli dei”, ma è sicuramente un passo importante verso la la comprensione dei misteri che avvolgono questa antica “civiltà sepolta”. Speriamo sia anche un incentivo per il pubblico ad approfondire la conoscenza del Messico e della sua storia e, magari, ad approfittare di un volo low cost per andare a visitare un Paese ricco di tradizioni e di cultura.

La mostra, realizzata sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sarà accompagnata da un ciclo di conferenze settimanali tenute dai maggiori esperti di culture indigene americane per raccontare la storia di una civiltà affascinante e misteriosa attraverso percorsi spesso fatti di intuizioni ed ipotesi: la vita rituale della città, le forme del potere, la religione, il pensiero e la logica, la cucina, la cosmologia, la vita quotidiana, i simboli dell'arte.

 

Orario delle visite: tutti i giorni tranne il lunedì ore 10-20. Venerdì e sabato ore 10-22,30.

Biglietti: intero €12,50 – ridotto €10,00 – scuole €4,00. il biglietto permette di visitare tutte le mostre in corso al Palazzo delle Esposizioni. Per informazioni e prenotazioni: T. 06 39967500

www.palazzoesposizioni.it

 

Veronica Rocco

 

Photo: photographer = Michael Wassmer |photographer_location=France. The image was originally posted to Flickr by mike 23 at http://flickr.com/photos/37981247@N00/12493818. It was reviewed on 09:27, 6 April 2007 (UTC) by theFlickreviewR robot and confirmed to be licensed under the terms of the cc-by-2.0.

 

Ultima modifica il Martedì, 06 Marzo 2012 14:05
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