Celebrazione del Capodanno cinese a Piazza del Popolo In evidenza

La celebrazione del Capodanno cinese avvenuta a Roma in Piazza del Popolo il 6 febbraio appena trascorso ha rappresentato un giorno di festa, un'occasione per conoscere un popolo di grande cultura e per creare un momento di aggregazione sociale.
In una Piazza riscaldata da un sole quasi primaverile, le bandiere cinesi raffiguranti  il coniglio, animale simbolo dell'anno appena iniziato, hanno sventolato tra i numerosissimi spettatori della manifestazione. Un pubblico costituito da individui di tutte le età ha assistito entusiasta alle performance degli artisti che si sono esibiti sul grande palco allestito per l'occasione. Particolarmente numerosi i bambini, sia italiani che cinesi, nei cui occhi era palese la gioia di partecipare alla festa ed di ammirare uno spettacolo tanto originale. 
Musica, danza ed arti marziali. Tradizioni che la Cina di oggi, superpotenza economica tecnologica e militare, esibisce con giustificato orgoglio, per ricordare a tutti i fasti di una cultura millenaria.

La celebrazione del Capodanno Cinese ha dato modo a romani e turisti di ammirare la grande tecnica di musicisti, ballerini ed atleti, acquisita anche grazie alle ferree regole d'insegnamento delle scuole cinesi. Il risultato è  una sintesi di grazia e forza, un connubio tra tecnica e libertà artistica.
La festa ha rappresentato un giorno speciale per i cittadini italiani e per i numerosi cinesi che abitano il nostro paese ed in special modo la Capitale. I primi hanno potuto incontrare una cultura per alcuni ancora sconosciuta. L'apertura verso altre culture rappresenta una esperienza accrescente oltre che un esercizio necessario per dei cittadini di uno stato civile e moderno, meta di flussi migratori, come l'Italia.
Per i cittadini cinesi è stato un momento di orgoglio mostrare la ricchezza delle proprie tradizioni. Una comunità, quella cinese in Italia, che oggi, nonostante abbia raggiunto un numero elevato di individui, stenta a conseguire una piena integrazione nella nostra società. Molto spesso la comunità dei cittadini cinesi in Italia è accusata di essere chiusa in se stessa e di non perseguire una integrazione attiva con il tessuto sociale italiano. Problema che ha un fondo di verità e le cui cause devono essere ricercate nel pregiudizio che alcuni organi di informazione non aiutano ad attenuare. Ecco dunque come il festeggiamento del Capodanno cinese ha rappresentato una opportunità per entrambe le comunità di conoscersi. Solo la conoscenza reciproca ed il dialogo consentono di superare i pre-giudizi, favorendo l'integrazione di altre culture. La differenza culturale non è, e non deve rappresentare, un ostacolo all'integrazione, ma una risorsa ed un patrimonio che la  società moderna deve saper cogliere. Un reale processo di integrazione potrà essere avviato solo se le differenti anime e culture di tutti i cittadini saranno discusse, comprese e valorizzate. Per integrazione, infatti, non si intende solo l'accoglimento delle regole stabilite dall'ordinamento dello Stato in cui si vive ma soprattutto la condivisione di un comune progetto di paese.
Nel caso specifico della comunità cinese in Italia, occorre ricordare che i nostri nuovi cittadini provengono certamente da un paese di grande cultura, ma in una condizione assai complessa per quello che riguarda la tutela dei diritti umani.
Un paese in cui, allo sviluppo economico, non ha seguito, come invece gli osservatori stranieri ritenevano fosse possibile, un rafforzamento della tutela dei diritti delle libertà individuali e collettive.
Basti al riguardo ricordare come il governo cinese attua il controllo delle nascite e la grave discriminazione dei dissidenti politici e delle minoranze culturali.
Per quanto concerne il controllo della natalità, dal 1979, con il pretesto di controllare la crescita demografica, il governo cinese ha emanato una legge che consente alle coppie di poter avere un solo figlio. Nella convinzione che nell'economia familiare un figlio maschio garantisca una efficenza produttiva maggiore, l'aborto, l'abbandono e l'uccisione di neonati femmine è un dramma quotidiano. Pratiche che il governo cinese favorisce attraverso atti intimidatori e che assumono, se possibile, un carattere ancora più spregevole perchè poste in essere in una prospettiva discriminatoria di genere. La percentuale di neonati di sesso femminile negli orfanotrofi cinesi è decisamente superiore a quella di sesso maschile.
Le organizzazioni umanitarie e le organizzazioni non governative impegnate nella tutela dei diritti umani denunciano ormai da anni una continua violazione dei principi sanciti dalla Dichiarazione Universale dei diritti e da numerose convenzioni internazionali, che la Cina ha sottoscritto ma non rispetta.
Allo stesso modo sul suolo cinese non è consentita alcuna opposizione alle politiche del governo. Chiunque manifesti un pensiero differente da quello ufficiale, viene osteggiato e rinchiuso nei Laogai, campi di lavoro ideati sul modello dei Gulag sovietici, dove si stima che dal 1949 vi siano state oltre 50 milioni di vittime.
Una condizione, quella dei dissidenti politici, che è addirittura peggiorata dopo il conferimento del premio Nobel per la pace a Liu Xiaobo.
Per paura di atti di proselitismo e nel timore che il conferimento del Nobel potesse stimolare l'emulazione, il governo cinese ha disposto la reclusione nei campi di lavoro di un alto numero di oppositori politici.
Non è differente la condizioni delle minoranze culturali. Note sono le violazioni dei diritti perpetrate nei confronti del pacifico popolo tibetano, costretto a vivere un continuo stato di occupazione militare. Anche i cristiani sono oggetto di politiche discriminatorie da parte del governo di Pechino, che si concretizzano, come denunciato dalle organizzazioni cristiane, con deportazioni di vescovi e di civili. Si tratta di atti che mostrano un disegno da parte del governo, mirante all'omologazione culturale ed alla negazione delle differenze di genere, politiche, religiose e culturali.
Alla luce della condizione della tutela dei diritti umani, il festeggiamento del Capodanno cinese a Roma assume un valore ancora più significativo.
Nell'era della globalizzazione e di internet, nonostante il controllo a cui la rete è sottoposta dal governo cinese, segnali di conciliazione, di rispetto e di dialogo tra differenti culture possono avere delle ripercussioni positive sulla società civile sia in Italia che in Cina.
Non v'è dubbio che credere che il governo cinese possa mutare il suo carattere autoritario in seguito alla celebrazione di una festa a migliaia di chilometri da Pechino è un eccesso di ottimismo. Ma la presa di coscienza da parte della popolazione cinese che vive all'estero in paesi democratici circa la gravità delle violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo di Pechino è un passaggio fondamentale per stimolare un processo di transizione verso la democrazia in Cina.
Gli altri elementi per il raggiungimento di questo obiettivo sono una costante attenzione da parte della società civile e dei media stranieri sulle violazione dei diritti umani in Cina e soprattutto un ruolo pressante e coraggioso da parte delle organizzazioni internazionali, finalizzato a richiamare la potenza asiatica all'assunzione delle proprie responsabilità.
La Cina, figlia di una grande tradizione culturale, oggi lanciata verso lo sviluppo delle tecnologie più avanzate, si trova in una allarmante condizione di arretramento per quanto concerne la cultura dei diritti umani. Un ritardo non più tollerabile.

Fabrizio Giangrande

 

Ultima modifica il Martedì, 06 Marzo 2012 14:06
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