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Mercoledì, 30 Maggio 2018
Mercoledì, 30 Maggio 2018 07:05

First direct dating of Homo antecessor

 

 
 Fossils of Homo antecessor found at level TD6 of Gran Dolina /J.M. Bermúdez de Castro, M.N.C.N. (29)
 
The Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana (CENIEH) has led a new international study published in the journal Quaternary Geochronology, about the direct dating of a fossil tooth of Homo antecessor from the unit TD6 of the archaeological site of Gran Dolina in the Sierra de Atapuerca (Burgos, Spain). In the work, a time range of between 772,000 and 949,000 years was found for this species of the Lower Pleistocene, so confirming earlier indirect datings.

In order to carry out this dating, a leading-edge methodology was employed, combining high-resolution Uranium-Thorium analysis using laser ablation coupled to a mass spectrometer and measurements of a fragment of enamel by Electron Spin Resonance (ESR). “We used the same special protocol that had previously worked successfully with the fossil remains of Homo naledi and the oldest Homo sapiens found outside Africa” says Mathieu Duval, member of the Geochronology and Geology Program of the CENIEH and now at the Australian Research Center for Human Evolution at Griffith University (Australia)

“By combining direct dating of the piece with a new, more precise paleomagnetic study of the deposits of the stratigraphic unit TD6, it was possible to obtain a dating which is consistent with the previous indirect estimates based on the sediment or fauna associated to the hominin remains”, the researcher adds.
Pubblicato in Scienceonline

Meno agile del ghepardo, ma potente come una pantera e con il peso di un leone: le peculiarità dell’antico felino sono emerse dall’analisi del cranio effettuata con un acceleratore di particelle presso l’European synchrotron radiation facility (ESFR) di Grenoble, con la collaborazione di Sapienza. Lo studio è pubblicato sulla rivista Scientific Reports

Un nuovo studio, coordinato da Raffaele Sardella e Dawid Adam Iurino del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza con l’Università di Perugia e in collaborazione con l’ESRF di Grenoble e l’Università di Verona, ha permesso di rivelare, a partire da un frammento di cranio fossile, l’identikit di un ghepardo gigante. Si tratta di uno dei più feroci predatori che i primi uomini entrati in Europa hanno dovuto fronteggiare un milione e mezzo di anni fa.

Il frammento, rinvenuto nella prima metà del ’900 alle pendici del Monte Argentario, era inglobato in una dura matrice rocciosa, costituendo per decenni un enigma per gli studiosi: classificato come leopardo a metà degli anni ’50 e successivamente come giaguaro eurasiatico pleistocenico nel primo decennio degli anni 2000, solo pochi anni fa, quando il fossile è divenuto disponibile per studi scientifici, ne è stata identificata la vera natura. Il cranio è quello di Acinonyx pardinensis, meglio conosciuto come ghepardo gigante, l’antenato dell’attuale felino.

Pubblicato in Paleontologia

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