Il respiro della musica

Marina Pinto 22 Apr 2009
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I benefici della musicoterapia nella cura della malattia ossessiva

La musica ha una fortissima influenza sull’essere umano, ad iniziare dal corpo. Il nostro respiro è la prima cosa ad essere influenzata all’ascolto di una qualsiasi musica, tanto che l’ispirazione e l’espirazione vanno all’unisono con il ritmo, e il nostro corpo è rilassato (o eccitato) e stimolato durante tutta la durata della musica.
Ma questo è solo l’inizio di un processo ben più profondo che coinvolge tutto l’organismo.
La respirazione polmonare si ripercuote sulla circolazione del sangue, e di conseguenza sul liquido cerebro-spinale che giunge al cervello ad ogni battito del cuore e che ne regola le funzioni. Ad ogni ispirazione il liquido giunge in alto, ad ogni espirazione scende verso il basso, e questa alternanza viene modificata dalle impressioni musicali. Così il pensiero è accompagnato dalla musica, che allo stesso modo segue ogni nostro movimento e sentimento.


Da questo principio generale è nata la Musicoterapia, e tramite questa esperienza si è evidenziata l’influenza e l’effetto dell’arte dei suoni nella cura della malattia ossessiva.

La musica, infatti, è quella che più di tutte le arti stimola l’interiorizzazione, il pensiero del sé, ossia la base dell’anima affettiva, e non si ferma alla sensibilità visiva (come invece fa la pittura, che apre verso il mondo esterno attraverso una stimolazione visiva), così che il movimento alternato del respiro si imprime nel liquido cefalo-rachidiano apportando benessere ed ordine in tutto l’organismo.
Infatti l’ordine insito nella musica (la battuta, i rapporti numerici degli intervalli, il ritmo regolare, l’armonia generale e le proporzioni di un brano) sa dare una regola al flusso dei sentimenti ed alla volontà affettiva dell’individuo, che ne riceve chiarezza e distensione. Se l’anima è “scordata” o “stonata” è perché non riceve gli stimoli giusti, e allora si parla di depressione, ma anche di ossessione, di manie persecutorie, di paure, di angosce, di tutta una serie di situazioni che fanno star male, perché sono vere e proprie patologie, ed anche serie.

Il quadro clinico di un depresso o di un maniaco ossessivo ha una propria musica, ed una tonalità minore lo aiuterà ad esteriorizzare la sua tristezza per oggettivizzarla e cercare di superarla, ed il successivo passaggio al tono maggiore lo aiuterà a rischiarare la situazione e a trovare serenità.
Se invece si troviamo dinanzi ad un soggetto esaltato in cui l’estroversione ha assunto dimensioni patologiche (un iperattivo, per esempio, ma anche un maniaco o un isterico) la prassi terapeutica-musicale dovrà seguire il percorso inverso, ossia partire da una musica in tonalità maggiore (che esalta ed oggettivizza al massimo il suo stato) per poi passare ad una tonalità minore, che lo aiuterà a rilassarsi e a riequilibrarsi.


Inoltre, nei casi di isteria diffusa, la risoluzione di una dissonanza in una consonanza è un passaggio fondamentale per la cura della patologia, perché l’ascolto di una musica ricca di dissonanze può portare ad una serie di disturbi fisici anche importanti (per esempio un tipo di cefalea permanente di cui spesso soffrono i pazienti isterici), e l’azione di riportare nella musica che si ascolta ordine ed armonia attraverso la risoluzione degli intervalli, si ripercuote positivamente sull’organismo: ecco che, al momento della consonanza, il respiro si fa ordinato, il cuore batte con regolarità, il sangue porta ossigeno al liquido cerebro-spinale che alimenta il cervello, e il soggetto ritrova il benessere che credeva perduto.

Tra gli strumenti che la musicoterapia utilizza per i processi terapeutici volti a risolvere problemi di isteria o depressione c’è l’antica e nobile lira, un semplice strumento a corde in uso sin dai tempi dell’antica Roma le cui sonorità lievi e perfette sono le più adatte alla trasmissione del suono in connessione con il ritmo respiratorio. Forse non è un caso che le coppie dei nervi rachidiani ai lati della colonna vertebrali abbiano una forma simile a quella di una doppia lira. Quando questi nervi sono bagnati dal liquido cefalo-rachidiano vibrano come le corde di uno strumento (la lira, ovviamente), ed il soggetto può sentirsi come attraversato dalla musica, e, quindi, avvertire un’immediata sensazione di serenità.

Dati i fatti è chiaro che la musica non solo solleva l’anima dal punto di vista psicologico, ma esercita un’azione ristrutturante e benefica sull’intero organismo, dal midollo spinale a tutto il corpo, e quindi possiamo affermare che ogni disturbo corporeo può trovare giovamento da un’adeguata scelta musicale.
Così, partendo da una respirazione profonda e regolare, il liquido cefalo-rachidiano, arricchito di ossigeno, apporta il giusto equilibrio, il corpo ritrova l’armonia, e la melodia (l’elemento principale del pensiero musicale) diventa il centro dell’attenzione del soggetto, mentre il ritmo riequilibra il sistema delle membra, le quali, in casi di pazienti iper-agitati, ritrovano il loro controllo nei movimenti altrimenti difficile da governare. Il soggetto conquista così un equilibrio dinamico e rinnova la propria interiorità, che, abbiamo detto, è la prima peculiarità umana stimolata dalla musica.

 

Marina Pinto

Ultima modifica il Mercoledì, 09 Settembre 2009 10:26
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