Alle Radici delle Modificazioni Etniche dei Genitali Femminili

GRASSIVARO GALLO P., TITA E., VIVIANI F 17 Apr 2005
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ABSTRACT

Si auspica di sostituire Mutilazioni Genitali Femminili con l'espressione Modificazioni Etniche dei Genitali Femminili (MEGF), perchè ha minore connotazione semantica negativa e perchè meglio espressiva della dualità riduttivo/espansiva degli interventi.

Tutte le MEGF hanno un chiaro rapporto con l'accoppiamento e quindi anche con la fecondità (manifestazione concreta della facoltà di procreare), che ne è il suo risultato.

La fecondità è l'elemento fondamentale che unisce i primi abitatori dell'Africa agli ultimi loro discendenti (DE RACHEWILTZ,1963).Incrementare la fecondità è lo scopo delle MEGF (reale o presunto a livello popolare): esso viene raggiunto sia con la valorizzazione del rapporto sessuale (modificazioni espansive: es., il longininfismo); sia con la mortificazione dello stesso (modificazioni riduttive: es., l'infibulazione).

Sia il longininfismo, come l'infibulazione fanno riferimento, per la loro origine, ad una stessa popolazione del passato: i Boscimani/Ottentotti. Essi presentavano "il grembiule" come carattere morfologico congenito, che è rimasto come carattere manipolato, per es., tra le Baganda dell'Uganda. Mentre in Somalia , le Midgan, operatrici di infibulazione appartengono ad un gruppo etnico di "cacciatori" (i Bon), probabile residuo di antico popolamento Khoisanide.

PREMESSA

Fin dal 1996 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) adotta l'espressione Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) e quindi classifica un insieme di interventi permanenti sui genitali esterni femminili estremamente eterogenei anche per le sequele che comportano e per i sistemi socio-culturali delle popolazioni cui si riferiscono. Inoltre il vocabolo "mutilazione" non è appropriato per molti di questi (4° tipo) ed assume una connotazione fortemente negativa soprattutto per le immigrate est- africane escisse, che non si sentono assolutamente mutilate. Ciò premesso, il disagio dei ricercatori ed operatori nei confronti di tale espressione di uso praticamente generalizzato, ormai risulta più che evidente negli studi più recenti (SHELL-DUNCAN & HERNULD, 2000; GRUEMBAUM, 2001; FUSASCHI, 2003), dove si formulano come sostitutive le proposte più diverse.

RIDEFINIZIONE DELLE MGF

A nostro avviso, l'espressione alternativa che ci sembra più addatta, è la seguente: Modificazioni Etniche Genitali Femminili (MEGF), ripresa da lavori più o meno recenti (PUCCIONI, 1904; ERLICH,1986; FUSASCHI, 2003). Il termine "modificazione" può essere accettato dalle donne occidentali, come dalle immigrate africane; l'aggettivo "etnico", oltre alla pluralità delle popolazioni escissorie, sottolinea le motivazioni culturali, non terapeutiche degli interventi modificatori stessi, aspetto questo focale nella definizione del WHO.

L'espressione proposta può riferirsi alla dualità riduttivo/espansiva degli interventi sui genitali (FUSASCHI,2003). Tale dicotomia delle MEGF è confermata ancora dalla distribuzione geografica degli interventi in Africa, che noi abbiamo esemplificato per il longininfismo (ipertrofia rituale delle piccole labbra) (Mappa ....), ridisegnando la ben nota distribuzione delle forme riduttive, ripresa da HOSKEN (1982; 1994); nonchè a livello psicolinguistico ed ecologico. Infatti i popoli espansori fruiscono di un vocabolario inerente alla sfera sessuale, ricco e articolato (KASHAMURA,1973; DE RACHEWILTZ, 1963; GRASSIVARO GALLO & VILLA, 2003, in press); i popoli riduttori hanno un vocabolario essenziale, dove mancano molte espressioni e concetti legati alla vita sessuale (TAHA BAASHER, 1982).

Dal punto di vista ecologico: gli infibulatori dell'Est Africa sono essenzialmente dei pastori nomadi (HICKS, 1986; GRASSIVARO GALLO & VIVIANI, 1992); gli espansori della regione dei Grandi Laghi sono degli agricoltori (GRASSIVARO GALLO &VILLA, 2003 in press).

LE RADICI CULTURALI DELLE MEGF

Tutte le MEGF sono premessa indispensabile al matrimonio. Come tali hanno un chiaro rapporto con la fertilità e quindi con la sua realizzazione pratica a livello di ogni donna, la fecondità, definita come la manifestazione concreta della capacità procreativa (LIVI BACCI, 1990).

Lo scopo delle MEFG è quello di aumentare la fecondità (il numero dei figli). Ciò si verifica realmente negli interventi espansivi (per es.. nel longininfismo), ma viene creduto a livello popolare anche per gli interventi riduttivi, che agiscono mortificando i genitali esterni e quindi anche il rapporto sessuale ( per es.: nell'infibulazione).

La fecondità è il legame più significativo che connette i primi abitatori dell'Africa con i loro ultimi eredi: gli attuali rappresentanti nel continente nero (DE RACHEWILTZ, 1963). Le MEGF sono un chiaro esempio di eredità dei caratteri culturali, che si tramanda attraverso le generazioni con leggi altrettanto ferree come quelle dell'eredità biologica (CAVALLI SFORZA, 2002).

Le MEGF, sia espansive che riduttive, fanno riferimento ad un comune raggruppamento umano del passato, quello dei boscimani/ottentotti, la cui presenza in Africa viene fatta risalire al paleolitico (BATTAGLIA, 1954).

I BOSCIMANI/OTTENTOTTI (B/O) E LA LORO EREDITA'

Questi primi abitatori descritti dagli antropologi fin dal '700 ed '800 come gruppi di raccoglitori/cacciatori dell'Africa nord-orientale (BAUMANN & WESTERMANN, 1948), attualmente puri non esistono più. I rappresentanti della razza boscopoide, che si presume li abbiano preceduti, sono totalmente sconosciuti nella loro antropologia. I B/O invece sono stati descritti dettagliatamente soprattutto nelle loro particolarità morfologiche e nel loro specifico ambiente di vita (LE VAILLANT,1790; CUVIER,1817; STOW,1905; PERON & LESUEUR,1883; SCHULTZE-JENA,1928; RUGIU,1931).

Tra le prime, risalta la struttura dell'apparato genitale esterno sia maschile che femminile, assolutamente funzionale al rapporto sessuale. I maschi erano dotati del penis rictus (molto accorciato in lunghezza e normalmente in posizione di erezione); le femmine presentavano una ipertrofia congenita delle piccole labbra (grembiule, tablier, apron) che si accompagnava alla riduzione delle grandi labbra e alla poca salienza del Monte di Venere, cosicchè la ridondanza labiale femmnile suffragava la riduzione del pene, nell'efficacia del coito (DE RACHEWILTZ, 1963).

I B/O., iniziarono a spostarsi verso il centro fino al sud del continente, sempre nella regione orientale, premuti a tergo da raggruppamenti più recenti (STOW,1905; SCHAPERA,1930; SELIGMAN,1930; BLEEK & LLOYD,1968). Al contatto con queste popolazioni, essi si ibridarono fino a scomparire come gruppo puro. Attualmente residuano in piccoli nuclei dispersi in tutta l'Africa orientale, inclusi tra le etnie più recenti molto spesso anche relegati ed asserviti nei lavori manuali più umili (Kindiga e Sandawe, del Tanganika; Ndorobo, Midgan e Bon, della Somalia; Wata del Nord-Est; Sanye-Ariangolou, in Africa Orientale; Gow del Niger; Mahalbi, del Niger e Chad; Nemadi del Giuf. BAUMANN & WESTERMANN,1948; BATTAGLIA,1954; GROTTANELLI, 1976).

Con l'ibridazione il tablier come carattere recessivo (PERON & LESUEUR, 1883; DART,1937) venne perduto, (così pure il penis rictus, per i maschi). Ma rimase come eredità culturale il ricordo della sua efficacia nella procreazione. Attualmente tutte le popolazioni dei Grandi Laghi ottengono ritualmente l'allungamento delle piccole labbra, cui si associa spesso anche quello del clitoride e l'ampliamento del canale vaginale, fino a realizzare una struttura manipolata (longininfismo) che ha lo stesso significato del tablier: ottenere la massima soddisfazione dal rapporto sessuale, per il successo riproduttivo.

Quindi, il legame tra B/O e MEGF è praticamente incontrovertibile.

Il passaggio alle forme riduttive delle modificazioni genitali è meno evidente e richiede una premessa.

Le piccole labbra sono una struttura erettile (del tutto simile al clitoride), caratterizzata da ampie variazioni individuali nelle dimensioni. Eccezionalmente anche in popolazioni europee attuali può verificarsi il fenomeno della ipertrofia labiale (che nei trattati di ginecologia viene considerata tra le forme patologiche (JEFFCOATE,1967); quando questo avviene, la moderna chirurgia estetica ha imparato a ridurla con la labiaplasty (GUTH & VON SAMSONOV, 2001) se la paziente si lamenta per ipersensibilità di queste labbra ridondanti (che possono realizzarsi anche a seguito di masturbazione abituale).

Nello stesso modo è possibile che i popoli peri-sahariani abbiano incominciato a ridurre sistematicamente piccole labbra e clitoride, diventando degli escissori ed abbiano conservato nella tradizione orale tutta una serie di considerazioni negative nei riguardi dei genitali esterni intatti.

Apromuovere questa evoluzione può essere stata determinante anche la paura nei riguardi della donna diventata così potente nel gestire praticamente il successo del rapporto sessuale (FUSASCHI, 2003). Certo è che in Etiopia (BRUCE, 1791), e in Egitto (SONNINI,1798) l'escissione è stata descritta in passato come un intervento necessario finalizzato a ridurre lo sviluppo "abnorme" dei genitali femminili intatti.

In tutto l'Est-Africa questi sono considerati brutti, osceni; in particolare si crede che le labbra e il clitoride non escissi, potrebbero accrescersi a dismisura sino a pendere tra le gambe (come un pene); ancora, il contatto con il clitoride da parte dell'organo maschile nel coito, o del bambino alla nascita potrebbe essere fatale. Mentre la donna non-escissa potrebbe rivelarsi incontrollabile dal punto di vista sessuale.

In realtà recenti studi non sono riusciti a trovare alcuna prova a favore della presunta ipertrofia labiale congenita delle genti africane del Nord-Est (ERLICH,1986; HOSKEN,1992).

Concludendo anche l'origine dell'escissione si connetterebbe attraverso il longininfismo ai B/O, unico gruppo in cui sia stata descritta come struttura congenita.

L'infibulazione infine, il cui focus si trova nel Corno d'Africa, da dove i B/O hanno iniziato le loro migrazioni, può essere stata scoperta casualmente come conseguenza indesiderata della pratica escissoria (fatto non raro anche attualmente -GRASSIVARO GALLO,1986: Intervista F, pag.186). Secondariamente può essere stata addottata sistematicamente come particolarmente funzionale in ambiente pastorale, per preservare donne, bambini e greggi di ovo/caprini dalle fiere (GRASSIVARO GALLO & VIVIANI, 1992).

Inoltre occorre considerare che, almeno per la Somalia, le operatrici tradizionali di infibulazione -le Midgan- appartengono ad un gruppo di cacciatori del Basso Giuba, i Bon, discendenti dai Boscimani. Esse intervengono sulle figlie delle loro padrone, ma lasciano intatte le proprie. Può essere che siano state proprio loro, profonde conoscitrici della natura in generale, delle erbe e delle loro proprietà e dell'arte medicale, le inventrici della modificazione genitale più severa.

Da quanto detto, ogni volta che si tenta un'analisi delle modificazioni genitali, in qualchemodo si arriva anche ai B/O.

CONCLUSIONI

Dall'analisi espletata risulta prima di tutto quanto siano profonde nel tempo le radici delle MEGF, che si propagano attraverso le generazioni come carattere culturale, fin dal paleolitico.

Fondamentale a queste pratiche è l'accesso al matrimonio, che tutte prevedono per la donna escissa; la centralità di questo aspetto era già stata evidenziata in recenti studi che però avevano seguito direttive socio-politiche estranee alla nostra analisi (MACKIE, 2000), arrivando alla stessa conclusione. Il matrimonio è visto come l'istituzione nella quale si sviluppa la prole legittima, che deve essere la più estesa ed ampia possibile.

La fertilità in generale e la fecondità per ogni singola donna è quindi il motore delle MEGF, sia riduttive che espansive. Tenendo presenti queste considerazioni, forse possiamo anche capire la tenace affezione della donna africana per queste pratiche, del tutto inspiegabile altrimenti all'osservatore occidentale. Essa sente in modo ancestrale di dovervi sottostare, altrimenti la sua progenie potrebbe estinguersi e la sua etnia scomparire. Su questo punto la sostanziale incomprensione della società occidentale ormai completamente estranea a questi valori, e tra le donne occidentali, la massima incomprensione può attribuirsi alla donna italiana che ha l'indice di natalità il più basso in assoluto.

Precursori di tali tradizioni, i B/O le cui direttive migratorie in Africa sono perfettamente sovrapponibili ai territori orientali dove vengono attuate ai nostri giorni le modificazioni genitali (Mappa), che risultano quindi essere un caso di evoluzione culturale convergente; mentre la dualità della modalità (riduttiva/espansiva) nella quale esse si realizzano appare piuttosto come carattere evolutivo culturale divergente. A confermare la precocità della separazione tra popoli riduttori ed espansori, significative differenze a livello psicolinguistico e a livello ecologico. Per cui si può pensare che siano state proprio le caratteristiche etniche ed ambientali a determinare la scissione nelle due forme di intervento.

LINK

Recente evoluzione delle MGF in Occidente e nei paesi d'origine

La Psicolinguistica delle Modificazioni Genitali Femminili

Modificazioni Etniche dei Genitali Femminili




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Autore: di GRASSIVARO GALLO P., TITA E., VIVIANI F.
Gruppo di Lavoro sulle MGF di Padova. Diptm. di Psicol. Gen
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