TUTELA DEL PATRIMONIO ARCHEOLOGICO SOMMERSO

Sara Piccardi - Responsabile della Comunicazione della Fondazione AzioneMare. 24 Lug 2020
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Dott. Trigona con anfore

 


La capitaneria di porto di La Spezia emette un’ordinanza a protezione dei relitti scoperti dall’ing. Guido Gay della Fondazione Azionemare

Nel 2012 e nel 2014 l’ing. Guido Gay, della fondazione Azionemare, grazie al sonar a scansione laterale del suo catamarano Daedalus e all’impiego del ROV abissale PlutoPalla, aveva individuato due relitti di navi romane al largo dell’Isola del Tino, rispettivamente a 400 e 500 m di profondità.
Il più profondo, denominato Daedalus 21, si è conservato sostanzialmente intatto, con il suo carico di oltre 2000 anfore vinarie Dressel 1 (di cui 878 visibili in superficie) e vasi, databili intorno al II sec. a.C. Il relitto è lungo circa 25 metri e le immagini scattate dal ROV filoguidato PlutoPalla mostrano chiaramente 4 ceppi d’ancora che hanno permesso di definire la posizione della prua.
Il secondo ritrovamento, denominato Daedalus12, è apparso avvolto in una nuvola di sospensione, gravemente danneggiato dai solchi delle reti a strascico che hanno ridotto le anfore ad un ammasso caotico di frammenti, sparsi su un’area molto vasta.

 


Una perdita significativa per l’archeologia subacquea che, a causa del passaggio dei pescherecci sui siti dei relitti, ha perso la possibilità di studiare ed, eventualmente, recuperare manufatti importanti per approfondire la conoscenza della storia e delle rotte dei commerci nel Mediterraneo.
I due relitti e il precario stato di conservazione degli stessi, sono stati debitamente segnalati alle autorità competenti. La Capitaneria di Porto di La Spezia si è immediatamente attivata per mettere in sicurezza i due ritrovamenti, emettendo un’ordinanza (Ordinanza n. 68/2020 del 13 maggio 2020) per la salvaguardia dei siti archeologici profondi ed ha attivato un sistema automatico di sorveglianza a distanza che permette di rilevare le violazioni del divieto di pesca e di sanzionare le imbarcazioni responsabili.

 


Grazie al Vessel Traffic Service (VTS – il sistema marittimo di controllo) la Capitaneria ha potuto inserire nel sistema un’area di 0,6 miglia di raggio completamente interdetta alla pesca a strascico e un’are di ‘pre-allarme’, del raggio di 1,4 miglia, in grado di attivare un sistema di allarme acustico per segnalare la presenza nell’area dei pescherecci che verranno immediatamente avvertiti dalla sala radio con l’indicazione di cambiare rotta.
È la prima volta in Italia che si realizza un sistema efficace di tutela del patrimonio archeologico sommerso. Adesso, il prossimo passo, sarà quello di cercare di farlo adottare anche dalla Capitaneria di porto di Livorno, nella cui area marina di competenza sono stati scoperti altri 22 relitti romani.

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