Angolo UE Marzo 2010
1. Il servizio sanitario dell'UE è di qualità?
L'Unione europea sostiene una nuova indagine sulle prestazioni dei sistemi sanitari in tutti gli Stati membri. Inizialmente lo studio di 3,99 milioni di euro riguarderà 7 paesi comunitari, ai quali se ne aggiungeranno altri nel corso dei 4 anni in cui sarà svolto il progetto.
Il progetto EUROHOPE ("European health care outcomes, performance and efficiency") è stato finanziato con 3 milioni di euro attraverso il tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° PQ) dell'UE ed è coordinato dal Centro per la salute e l'economia sociale presso l'Istituto nazionale finlandese per la salute e il welfare (THL).
Nel 2007 la direzione generale per la Salute e i consumatori (DG SANCO) della Commissione europea ha fatto svolgere un sondaggio su oltre 27.000 cittadini degli Stati membri per misurare il loro interesse nei trattamenti sanitari di altri paesi comunitari (ovvero, la sanità transfrontaliera).
Tra le persone che dichiaravano di non essere disposte a recarsi in altri paesi UE per ricevere cure sanitarie, il livello di soddisfazione rispetto ai servizi sanitari nazionali ha mostrato notevoli differenze nei diversi Stati membri. In generale, si sono detti soddisfatti delle cure disponibili nel proprio paese l'89% dei cittadini degli Stati membri dell'UE-15 e il 59% di quelli dei nuovi Stati membri dell'UE, con quindi una differenza del 30%.
Mentre il sondaggio era basato su colloqui individuali e affrontava solo indirettamente la questione nazionale, il progetto EUROHOPE si propone di indagare l'efficacia dei sistemi nazionali in modo più esaustivo. L'obiettivo è di sviluppare metodi che possano essere usati per la valutazione regolare delle cure sanitarie nell'UE e di migliorare gli standard di monitoraggio attuali.
I ricercatori useranno speciali metodi di mircroeconomia per misurare le prestazioni, la qualità, l'uso delle risorse e i costi sanitari. Questi settori saranno misurati in riferimento al trattamento di cinque problemi di salute specifici: l'infarto acuto del miocardio, l'ictus, la rottura dell'anca, il cancro al seno e i neonati prematuri sottopeso alla nascita.
Filamenti di gelida polvere nell’arazzo di Planck
Planck compie un cielo. Il suo primo cielo. Il satellite dell’Agenzia spaziale europea, progettato per fotografare l’alba dell’universo, ha infatti appena completato la prima survey, la sua prima ricognizione completa dell’intera volta celeste (per essere precisi, il 98% di essa: il 100% è atteso per la fine di maggio).
Lanciato in orbita il 14 maggio 2009, Planck ha iniziato a mappare il cosmo a microonde a metà agosto. E proprio in questi giorni sta iniziando a ripercorrere porzioni di cielo già visitate, zone dell’universo primordiale che d’ora in avanti torneranno a riflettersi nel suo specchio più e più volte, per un totale di quattro survey a tutto cielo. A ogni passaggio, la qualità dei dati diventerà sempre migliore. Ma già in questa prima ricognizione Planck ha collezionato una quantità d’informazioni tale da dar lavoro per anni a cosmologi e astrofisici.
Che cosa ha dunque raccolto, Planck, in questo suo primo cielo di vita? Il team internazionale di scienziati che lo ha progettato si attendeva una mappa. E gli è arrivato un arazzo. Un cielo che, nei falsi colori a tinte espressioniste con i quali i ricercatori codificano le impercettibili variazioni di temperatura alle quali è sensibile Planck, pare rubato a una tela di Edvard Munch. Un kilim dall’intreccio complesso e sorprendente, nel quale spettacolari filamenti di polvere gelida, fino a circa 260 gradi sotto lo zero, sembrano estendersi dalla nostra galassia come lingue infuocate.
Strutture di filamenti di polvere fredda (cold dust) assai suggestive, quelle immortalate dagli occhi sensibili alle microonde di Planck, ma soprattutto ricche di contenuto scientifico: i ricercatori si attendono che studiarle a fondo possa essere di grande aiuto per determinare le forze che hanno dato forma alla nostra galassia e innescato la formazione stellare.
«Non siamo ancora riusciti a comprendere pienamente il motivo della forma caratteristica di queste strutture», dice Jan Tauber, dell’Esa, che di Planck è il project scientist. E fra le tante domande che questi primi dati sollevano, una particolarmente affascinante riguarda la singolare somiglianza fra i filamenti a grande scala osservati da Planck e quelli a scala assai più ridotta osservati dal suo “satellite gemello”, Herschel, sempre dell’Esa (Planck e Herschel sono stati lanciati in orbita insieme, a bordo dello stesso razzo Ariane V).
Quanto CO2 fossile e` presente nella atmosfera?
Riassunto
La concentrazione di CO2 nella atmosfera è aumentata di circa 100 ppm (36%) negli ultimi 250 anni, con una velocità di 1.5 ppm per anno negli anni '90. Si ritiene comunemente che questo aumento e la elevata rapidità di crescita siano dovuti principalmente all'uso di combustibili fossili e alla deforestazione. Essendo il CO2 un gas serra, l'uomo è considerato il principale responsabile del recente riscaldamento globale. In questo lavoro, la frazione di CO2 antropogenico in atmosfera è stata ricavata dalle note misure del rapporto isotopico 13C/12C ottenute con la spettrometria di massa nel periodo 1981-2002. I risultati indicano che la quantità di CO2 di origine umana rimanente in atmosfera, sebbene aumentata con le emissioni, non supera 64 GtC nel 2002, corrispondente ad una concentrazione di 30 ppm, cioè 5 volte inferiore al CO2 finora emesso e 3 volte inferiore all'aumento di CO2 del '900. Usando la concentrazione di CO2 antropogenico rimanente e le note emissioni da combustibili fossili è stato stimato un tempo di permanenza del CO2 in atmosfera di circa 10 anni. Questi risultati sono in contrasto con il quarto rapporto dell'IPCC in cui si sostiene che la concentrazione atmosferica di CO2 antropogenico rimanente è pressoché uguale al suo incremento a partire dall'era pre-industriale, e che il tempo medio di permanenza del CO2 in atmosfera è di 44 anni.
Digitale terrestre, guida all’uso
La Tv digitale è la nuova frontiera tecnologica che ci poterà entro il 12 dicembre 2012 alla completa sostituzione della televisione analogica verso l’era digitale. Tuttavia la Tv digitale è una multipiattaforma, che riesce a trasmettere quello che riceve da tre differenti sistemi: satellitare, digitale terrestre e IPTV (la televisione via internet). Inoltre la Tv digitale può permettere l’accesso ad un palinsesto in “chiaro” e quindi gratuito o “criptato” a pagamento, accessibile acquistando un’apposita una scheda. Tra le offerte a pagamento troviamo le programmazioni di SKY (satellite), Mediaset Premium e Dahalia Tv (digitale terrestre), Alice, Fastweb, Infostrada e Tiscali (internet tv). Le differenze tra i vari sistemi sono evidenti, e al momento il digitale terrestre sembra essere il sistema preferito dagli italiani, infatti ha il vantaggio di essere economico, circa 30 euro il costo di un decoder “zapper” che abilita la ricezione dei canali in “chiaro” e la possibilità di servizi interattivi tra cui il teletext. Il digitale terrestre concede ai telespettatori due opzioni, l’acquisto di un nuovo televisore dotato di un decoder interno o di un decoder esterno da collegare ad un televisore già esistente.
Il procedimento legislativo digitale: vincoli normativi e soluzioni tecniche
Edizioni: STUDIO AD. ES - Il galletto
Anno di pubblicazione: 2009 / Pagine: 134
Codice ISBN: 978-88-904520-0-0
È stato pubblicato "Il procedimento legislativo digitale: vincoli normativi e soluzioni tecniche" di Francesco Romano. Il testo affronta le problematiche inerenti lo sviluppo della pubblica amministrazione digitale, sottolineando tanto le soluzioni già in atto o in fase di adozione quanto gli ostacoli normativi ancora vigenti, attraverso una meticolosa analisi dell'iter legislativo a livello costituzionale, parlamentare, regionale e locale.
Multilinguismo e sistemi di accesso all’informazione giuridica
Milano, Giuffré, 2009; Collana: Informatica e Ordinamento giuridico; 232 pag.; (ISBN: 8814148740); € 24.00
Il volume mostra un quadro esaustivo dei problemi dell’accesso all’informazione giuridica in un contesto multilingue e delle soluzioni che si stanno sperimentando a livello europeo e internazionale. Una attenzione particolare è rivolta all’analisi degli aspetti linguistici e giuridico-comparatistici che devono essere presi in conto nella costruzione di sistemi di recupero multilingue dell’informazione giuridica. L’opera è suddivisa in sei capitoli. I primi tre capitoli si concentrano sul principio del multilinguismo e sugli aspetti metodologici relative all’information retrieval, i successivi due si focalizzano sul linguaggio giuridico, sulle tecniche e sugli strumenti a supporto della traduzione. L’ultimo capitolo riguarda le prospettive future del fenomeno del multilinguismo giuridico applicato ai sistemi di recupero dell’informazione. In allegato, è presentata una lista selezionata di dizionari giuridici unidirezionali da una lingua ad un’altra e pluridirezionali da una o più lingue.
PREFAZIONE
In una società globalizzata, qual è quella nella quale viviamo, l’accesso all’informazione è un’esigenza che sarà tutelata adeguatamente solo quando sarà possibile a ciascun cittadino accedere all’informazione nella molteplicità di lingue in cui si manifesta, e allo stesso tempo ricercarla nella sua lingua preferita. E’ questa un’esigenza imprescindibile con la quale i governi e le istituzioni sovranazionali devono fare i conti sin da ora. Scorciatoie improbabili, quali quelle, che pur sono state proposte, di usare una lingua franca mondiale, quale l’anglo-americano globish, o l’esperanto, se non addirittura il latino, o utopiche posizioni di principio, quale la scelta fatta cinquant’anni fa ed ancora utilizzata – con enorme dispendio di denaro - nell’Unione Europea, di tradurre tutti i documenti ufficiali in tutte le lingue comunitarie, non risolvono certo il problema, ma anzi ne creano altri più gravi. Se questo è vero in generale, ed oggi tende ad esserlo in maniera più pressante a causa dell’espansione del fenomeno migratorio, rispetto al quale la diversità linguistica è spesso il principale ostacolo per l’accesso ai servizi pubblici, il problema presenta aspetti molto più complessi relativamente all’informazione giuridica nelle sue varie componenti (legislazione, giurisprudenza, dottrina).
Scienzaonline Anno 7° n. 73 Febbraio 2010
Scienzaonline Anno 7° n. 73 Febbraio 2010
Scelta la cinquina del premio Galileo 2010
Quella del 2010 sarà la quarta edizione del Premio letterario Galileo per la divulgazione scientifica che di anno in anno tende sempre più a radicarsi nel panorama culturale italiano, nell’interesse delle case editrici, nell’attenzione dei lettori, soprattutto giovani, nella considerazione della cittadinanza.
Il Premio Galileo per la divulgazione scientifica 2010 viene assegnato a un’opera di diffusione scientifica, in lingua italiana, pubblicata dal 1 gennaio 2008 al 31 dicembre 2009, secondo una formula che si ispira a quella già ampiamente sperimentata del Premio Campiello. Una Giuria Scientifica, quest’anno presieduta dal Prof. Paolo Rossi e composta da scienziati, ricercatori, giornalisti e scrittori, seleziona una cinquina di opere che saranno sottoposte al giudizio di una Giuria Popolare composta da una classe di studenti per ciascuna Provincia italiana, scelta fra le quarte classi delle scuole superiori.
Le immigrate africane del veneto e le iniziative di prevenzione alle MGF
In Italia, per contrastare le MGF si è giunti nel 2006 alla formulazione della legge “Consolo”, n.7 (www.camera.it, 2006).
Essa si articola complessivamente su due piani, negativo e positivo diretti rispettivamente all’eliminazione dell’aspetto traumatico ai genitali e alla prevenzione. Quest’ultima è costituita di un corpus propositivo, molto realistico, perché comprensivo anche del corrispondente budget per attuare le iniziative previste.
In data 13/08/2007 sulla gazzetta Ufficiale n.187 in risposta all’art.3 della legge (sulla predisposizione di campagne informative e di sensibilizzazione rivolte agli immigrati, alle strutture sanitarie e ai servizi sociali), il Ministro per i Diritti e le Pari Opportunità ha pubblicato un bando ad hoc per il finanziamento di progetti volti alla prevenzione e al contrasto delle MGF (www.retepariopportunità.it, 2007). L’ammontare delle risorse per gli stessi è stato precisato in 4 Milioni di Euro ed erano rivolte a specifici soggetti proponenti (soprattutto Regioni, Enti Locali e Amministrazioni del Servizio sanitario Nazionale).
Tra i progetti che hanno risposto al bando, dieci hanno ottenuto la approvazione del ministeriale ed hanno svolto l’impegno previsto entro il 2009, concludendosi con conferenze di chiusura dove venivano presentati sia le iniziative come i risultati ottenuti e/o previsti.
L’artista è pazzo?
È detto comune che gli artisti abbiano una vena di pazzia, o meglio che il loro temperamento artistico sia il motivo della loro condotta di vita insolita, sregolata e talvolta eccessiva. Naturalmente le cose non stanno affatto così, ma il fatto è che i certi pensieri o certe sensibilità spiccate dal punto di vista artistico non sono comprese da tutti, e così, ascoltando musiche d’avanguardia oppure osservando certe opere d’arte di non facile comprensione immediata, qualcuno lo afferma ancora.
E chiaro quindi che, nonostante tutto, la persistenza dell’associazione genialità-follia - più spesso declinata come genialità- malinconia – sussiste tuttora, ed è curioso trovarne traccia fin dai tempi antichissimi.
Un primo esempio lo troviamo infatti in alcuni scritti di Aristotele, che disse: “gli eccessi che la bile determina fanno sì che tutti i melanconici si distinguano dagli altri uomini, non a causa di una malattia, ma a causa della loro natura originale” (pertanto malinconia = originalità).
Interesse per l’argomento lo svilupparono anche gli uomini del Rinascimento a proposito di artisti come Raffaello e Michelangelo, il quale affermò “La mia allegrez’è la malinconia”, e poi raccontando a proposito di una cena cui aveva partecipato raccontò “ebbi grandissimo piacere, perché uscì un poco del mio malinconico, ovvero del mio pazzo” (qui invece malinconia = pazzia).
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