Ultimi Articoli

Ghiacciai tossici: anche le vette del Monte Rosa contaminate dai PFAS

Ghiacciai tossici: anche le vette del Monte Rosa contaminate dai PFAS

04 Febbraio 2026

Un recente monitoraggio condotto da Greenpeace Italia ha portato alla...

Autonomia a tavola: perché mangiare da soli accelera il linguaggio nei bambini

Autonomia a tavola: perché mangiare da soli accelera il linguaggio nei bambini

04 Febbraio 2026

Una ricerca innovativa, pubblicata su Child Development, rivela un legame...

Spreco alimentare in Italia: calano i numeri, ma il traguardo ONU resta un miraggio

Spreco alimentare in Italia: calano i numeri, ma il traguardo ONU resta un miraggio

03 Febbraio 2026

In occasione della Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare,...

L'Arsenale "rubato": come i batteri hanno imparato a colpire ogni cellula

L'Arsenale "rubato": come i batteri hanno imparato a colpire ogni cellula

03 Febbraio 2026

Uno studio dell'Università di Gerusalemme svela come i microbi abbiano...

Parkinson: l'immunoterapia potrebbe fermare la perdita di neuroni

Parkinson: l'immunoterapia potrebbe fermare la perdita di neuroni

03 Febbraio 2026

Uno studio dell'Università Autonoma di Barcellona rivela come il sistema...

Zone umide in pericolo: l’Italia rischia di perdere il 40% dei suoi paradisi d’acqua

Zone umide in pericolo: l’Italia rischia di perdere il 40% dei suoi paradisi d’acqua

02 Febbraio 2026

In occasione del World Wetlands Day, il WWF lancia l’allarme:...

Addio antibiotici in acquacoltura: l'Università di Pisa punta sugli oli essenziali

Addio antibiotici in acquacoltura: l'Università di Pisa punta sugli oli essenziali

02 Febbraio 2026

Al via il progetto SOURCE: una rivoluzione naturale a base...

Mandarini e Sostenibilità: il "prezzo" biologico della riduzione dei pesticidi

Mandarini e Sostenibilità: il "prezzo" biologico della riduzione dei pesticidi

31 Gennaio 2026

Un nuovo studio condotto dai ricercatori del RIKEN Center for...

Febbraio 2026
 
International research network publishes in the landmark 50th issue of the journal Internet Archaeology exploring new ways of processing millions of Roman artefacts associated with the consumption of food and drink
  • Research draws on datasets from sites such as Pompeii, well-preserved military sites such as Vindolanda and other urban sites including London and Colchester in the UK
  • Studies investigate social behaviour associated with how food and drink was consumed in the Roman world
  • New models are designed for investigating artefact assemblages that have, to date, been too large to investigate for understanding social behaviour
The landmark 50th issue of the journal Internet Archaeology highlights the pioneering research conducted by a network of academics, professional archaeologists and museum curators, led by the Universities of Leicester and Exeter, who are investigating new ways of analysing vast quantities of Roman artefacts in order to better understand eating and drinking habits across the Roman world.

Eating and drinking are core activities around which interactions within and between households and communities are structured.

Current knowledge of everyday consumption practices for the majority living in the Roman Empire remains uneven, however, and little is known about how, where and with whom most people ate their meals, or what aspects of this social practice might have conveyed a universal sense of shared behaviour.

The 'Big Data on the Roman Table' (BDRT) research network, which is led by Professor Penelope Allison from the University of Leicester’s School of Archaeology and Ancient History and Professor Martin Pitts from the University of Exeter, has explored theoretical and technological approaches to analysing the large amount of available artefactual data from the Roman world, so that social behaviour associated with food-consumption practices can indeed be investigated.
Pubblicato in Scienceonline

 


Il cervello delle donne è più bravo a riconoscere il linguaggio del corpo. Anche senza vedere le espressioni facciali. Lo studio, pubblicato sulla rivista Social Cognitive and Affective Neuroscience, intitolato “How face blurring affects body language processing of static gestures in women and men” (10.1093/scan/nsy033), potrebbe contribuire a spiegare la minore incidenza dell’autismo tra le donne (il rapporto con la popolazione maschile è di 1:4/5). I ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, coordinati da Alice Mado Proverbio, docente di Neuroscienze cognitive dei processi sociali ed affettivi, hanno analizzato come una codifica insufficiente del volto interferisca nella comprensione della gestualità e hanno dimostrato che le donne sono più resistenti alla mancanza di informazioni sul viso e comprendono meglio il linguaggio del corpo.

I ricercatori del Bicocca ERPlab hanno mostrato 800 fotografie ritraenti 6 diversi attori e attrici nell’atto di comunicare attraverso gesti simbolici familiari di vario tipo: deittici (l’indicazione di una direzione), iconici (il dito picchia sul polso opposto ad indicare che il tempo passa su un orologio immaginario) o emblematici (indice e medio formano una V a indicare ‘pace’). In metà delle foto l’espressione facciale dell’attore era stata oscurata (Foto 1).

Nascondendo le immagini delle informazioni facciali, i ricercatori hanno simulato la mancanza di input che si osserva in pazienti con disturbo dello spettro autistico (ASD), che tipicamente evitano di fissare gli occhi e di guardare in faccia le persone, probabilmente per evitare di sovreccitare l’amigdala (il centro della paura). L’esperimento consisteva nello stabilire se l’immagine mostrata era correttamente associata al significato del gesto (ad esempio “Brrr, che freddo!” nella foto n°1): metà delle volte non lo era (foto n°2).

Pubblicato in Medicina

 Al Fatebenefratelli all'Isola Tiberina e' operativo il nuovissimo acceleratore lineare per la Radioterapia "TrueBeam Varian", un macchinario di altissima precisione e velocita', che consentira' di ridurre notevolmente il tempo di esposizione alle radiazioni. Si passera' infatti dai 15-20 minuti attuali a 1 o 2, permettendo cosi' di effettuare anche trattamenti complessi in un massimo di 15 minuti contro i 30 attuali, migliorando drasticamente non solo il comfort del paziente, ma anche la sicurezza e l'accuratezza del trattamento. Insieme al macchinario "gemello", che arrivera' in Reparto ai primi di agosto, si potranno trattare a dovere e con estrema precisione oltre 80 pazienti al giorno, permettendo cosi' all'Unita' di Radioterapia del Fatebenefratelli all'Isola Tiberina di non avere liste di attesa e aprirsi alle necessita' di cura di tutto il Lazio. Inoltre, una navetta gratuita colleghera' a breve l'Ospedale con le stazioni FS e della Metro B di Piazzale Ostiense. Il nuovo acceleratore- appena giunto in Ospedale- e' il piu' completo fra tutti quelli presenti nelle altre strutture di Roma. Permettera' trattamenti di radiochirurgia, radioterapia guidata da immagini, trattamenti con controllo della respirazione. Grazie ad una Tac "on board" e' possibile verificare al millimetro la corretta posizione del paziente, visualizzare la neoplasia e colpire il bersaglio in maniera ancora piu' mirata, permettendo cosi' di preservare gli organi circostanti e di aumentare la percentuale di successo dei trattamenti.

Pubblicato in Medicina

 

Uno studio internazionale, al quale hanno partecipato l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Cnr e l’Università di Torino, dimostra che le dimensioni corporee degli animali invertebrati in futuro varieranno a causa del cambiamento climatico e dell’urbanizzazione. La scoperta, pubblicata su Nature, fornisce indicazioni per una pianificazione accurata delle aree verdi urbane che possa mitigare l’effetto del riscaldamento globale sulle comunità animali

 

Insetti, ragni e crostacei in un prossimo futuro andranno incontro a variazioni delle loro misure corporee a causa del riscaldamento globale, a seconda che si trovino in città, in aree naturali o in zone frammentate e questo avrà conseguenze per le specie che di essi si nutrono. A sostenerlo, uno studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature a cui hanno preso parte l’Istituto per lo studio degli ecosistemi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ise) e il Dipartimento di scienze della vita e biologia dei sistemi (Dbios) dell’Università di Torino. La ricerca, svolta in Belgio e finanziata dal governo belga, ha preso in considerazione dieci gruppi di invertebrati in habitat terrestri e acquatici con temperature diverse a seconda del livello di urbanizzazione, più calde in città, a temperature intermedie in habitat agricoli, e meno calde in habitat naturali.

“I risultati mostrano che in generale le comunità animali sono costituite da specie progressivamente sempre più piccole all’aumentare della temperatura”, spiega Elena Piano dell’Università di Torino. “Una temperatura ambientale più elevata, come quella che si trova in città, aumenta i tassi metabolici e le specie più piccole si riscaldano prima di quelle più grandi, raggiungendo le temperature corporee adatte alle loro attività: questo è vero soprattutto per gli animali invertebrati, la cui dimensione corporea è quindi legata all’intero ecosistema”.

Pubblicato in Ambiente
Mercoledì, 06 Giugno 2018 12:34

Gli ultimi tesori verdi d’Europa


La mappa/cartografia delle ultime foreste selvagge d’Europa è stata realizzata da un team di ricerca internazionale con la collaborazione del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza. Le aree vergini, sebbene molto rare, piccole e situate in zone remote, costituiscono un patrimonio naturale insostituibile in termini di valore ecologico e di conservazione. Lo studio è pubblicato sulla rivista Diversity&Distributions
Agricoltura e selvicoltura hanno trasformato gran parte del paesaggio forestale europeo, ma esistono ancora luoghi veramente incontaminati. A dimostrarlo uno studio sostenuto dal progetto europeo Horizon 2020 e coordinato dall’Università di Humboldt di Berlino in collaborazione con 29 istituzioni di ricerca, incluso il Dipartimento di Biologia ambientale della Sapienza.

Il team di ricerca internazionale ha creato una cartografia, la più completa e dettagliata mai realizzata finora, delle foreste primarie ancora presenti in Europa, identificandole in più di 1,4 milioni di ettari in 34 Paesi europei.

Pubblicato in Ambiente


Da un'indagine attuata negli ultimi cinque anni scolastici su 12.685 studenti emergono importanti limiti nelle conoscenze sulle modalita' di trasmissione del virus e di protezione individuale soprattutto negli istituti tecnici e nelle scuole professionali. Persiste, per quanto in calo (nei maschi dall'11 al 5.5% in cinque anni) una significativa percentuale di studenti che dichiarano di non aver mai sentito parlare di Hiv/Aids. Significativamente piu' a rischio di non disporre di alcuna informazione sono i ragazzi con uno o entrambi i genitori stranieri. Scuola e televisione, ma molto meno famiglia, internet o amici identificati come fonti di informazione. In incremento da un anno all'altro le conoscenze nelle scuole oggetto di interventi ripetuti, probabile effetto di un 'contagio positivo delle informazioni' attraverso un'educazione tra pari. In calo l'autostima, soprattutto tra le ragazze.

I LICEALI UN PO' MEGLIO, IN DIFFICOLTA' I FIGLI DI GENITORI STRANIERI

Un'indagine promossa dall'Associazione Nazionale per la Lotta contro l'Aids (Anlaids) ha permesso di analizzare 12685 questionari anonimi somministrati prima di un intervento formativo in 67 Istituti Scolastici pubblici in Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna (39% licei, 54% istituti tecnici, 7% istituti professionali), prevalentemente concentrati nelle aree metropolitane di Milano e di Roma. In 30 Istituti e' stato possibile disporre di dati riguardanti interventi effettuati consecutivamente sulle classi terze di anni successivi. L'eta' media dei ragazzi che hanno compilato il questionario era di 17 anni; 6473 (51%) erano di sesso femminile. I ragazzi che dichiaravano di non aver mai sentito parlare di Hiv/Aids prima dell'intervento in corso raggiungeva l'8% (l'11% nei maschi) nel 2013-2014, per poi scendere significativamente negli anni successivi (3,1% nelle femmine e 5,5% nei maschi nel 2017-2018). IGNORANZA, DISINFORMAZIONE, SCARSA COMUNICAZIONE NELLA SCUOLA MULTICULTURALE - Tra i fattori di rischio indipendentemente associati alla totale ignoranza del problema il sesso maschile, l'essere studenti di scuole professionali o di istituti tecnici rispetto ai liceali, avere uno o entrambi i genitori stranieri. "In una scuola che accoglie sempre piu' ragazzi provenienti da altre culture, anche gli interventi di prevenzione e di educazione alla salute devono tenere conto dei diversi percorsi individuali dei ragazzi- commenta il Professor Massimo Galli, Presidente Simit, che e' responsabile scientifico del Progetto Scuola di Anlaids fin dalla sua costituzione- Non deve poi stupire che il diradarsi degli interventi di prevenzione negli ultimi anni abbia generato sacche di totale non conoscenza del problema, specie nelle fasce piu' svantaggiate degli studenti. Va poi ricordato che l'indagine e' stata attuata prevalentemente in scuole di aree metropolitane e in cui spesso gli interventi formativi sono stati ripetuti per piu' anni consecutivi, facilitando la comunicazione tra pari. È quindi possibile che la totale ignoranza del problema tra i ragazzi sia fenomeno anche piu' diffuso di quanto emerga da questi dati". Come fonte di informazione su Hiv/Aids, la scuola viene citata dal 67,5% dei ragazzi. La televisione e' al secondo posto (62,7%), la famiglia solo al terzo (indicata solo dal 37%). Al quarto posto viene internet (34,8%), seguita dai giornali (22,1%). Gli amici sono solo all'ultimo posto (15,6%) con un trend decrescente nel tempo. Scuola ed internet vengono riconosciute come fonte d'informazione con un trend crescente nel tempo. Non cosi' la famiglia, che pero' e' considerata come fonte d'informazione piu' dalle femmine che dai maschi, mentre i maschi fanno riferimento ad amici, giornali e internet piu' delle femmine. "L'impressione- commenta il prof Galli- e' che i ragazzi considerino l'argomento come un tema scolastico, estraneo al loro vissuto e tale da meritare un approfondimento in internet o un confronto con gli amici solo per una minoranza. Il dato ribalta completamente i risultati ottenuti in un campione analogo in Milano negli anni tra il '98-'99 e il 2000-2001, in cui gli amici e in minor misura la famiglia occupavano i primi posti come fonti d'informazione e ambiti di confronto. La caduta di attenzione rispetto al problema emerge soprattutto sul dato riferito alla famiglia, che e' costante negli ultimi anni".

Pubblicato in Medicina


La scoperta di un team di etologi delle Università di Pisa e Parma e del CNRS francese pubblicata sulla rivista “Evolution and Human Behavior”


L’assistenza al parto, come evento sociale tutto al femminile, non è una caratteristica esclusiva degli umani come sinora ritenuto, ma un comportamento che condividiamo con i bonobo, una specie “cugina” molto vicina a noi dal punto di vista evolutivo. La scoperta arriva da una ricerca pubblicata sulla rivista americana “Evolution and Human Behavior” e condotta da Elisabetta Palagi dell’Università di Pisa, Elisa Demuru dell’Università di Parma e Pier Francesco Ferrari del CNRS francese.
Le studio etologico è stato realizzato presso il Parco Primati Apenheul nei Paesi Bassi e La Vallée des Singes in Francia dove i ricercatori sono riusciti a filmare tre nascite nel bonobo fin dalle prime fasi del travaglio, un’opportunità eccezionale che ha permesso di documentare non solo il comportamento della mamma, ma anche quello dell’intero gruppo sociale. Mai prima d’ora i comportamenti legati al parto in una grande scimmia erano stati descritti e analizzati in modo così dettagliato.
“Durante il parto di una loro compagna, le femmine di bonobo le si stringono intorno e mettono in atto comportamenti per proteggerla e supportarla in un momento di massima vulnerabilità, fino ad arrivare ad aiutare la partoriente a sorreggere il piccolo durante la fase espulsiva – spiega Elisabetta Palagi – Inoltre, gli scambi di espressioni facciali, vocalizzazioni e gesti raccontano una storia di intensa partecipazione emotiva che i ricercatori non hanno mai registrato in altre situazioni”.

Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 30 Maggio 2018 07:05

First direct dating of Homo antecessor

 

 
 Fossils of Homo antecessor found at level TD6 of Gran Dolina /J.M. Bermúdez de Castro, M.N.C.N. (29)
 
The Centro Nacional de Investigación sobre la Evolución Humana (CENIEH) has led a new international study published in the journal Quaternary Geochronology, about the direct dating of a fossil tooth of Homo antecessor from the unit TD6 of the archaeological site of Gran Dolina in the Sierra de Atapuerca (Burgos, Spain). In the work, a time range of between 772,000 and 949,000 years was found for this species of the Lower Pleistocene, so confirming earlier indirect datings.

In order to carry out this dating, a leading-edge methodology was employed, combining high-resolution Uranium-Thorium analysis using laser ablation coupled to a mass spectrometer and measurements of a fragment of enamel by Electron Spin Resonance (ESR). “We used the same special protocol that had previously worked successfully with the fossil remains of Homo naledi and the oldest Homo sapiens found outside Africa” says Mathieu Duval, member of the Geochronology and Geology Program of the CENIEH and now at the Australian Research Center for Human Evolution at Griffith University (Australia)

“By combining direct dating of the piece with a new, more precise paleomagnetic study of the deposits of the stratigraphic unit TD6, it was possible to obtain a dating which is consistent with the previous indirect estimates based on the sediment or fauna associated to the hominin remains”, the researcher adds.
Pubblicato in Scienceonline

Meno agile del ghepardo, ma potente come una pantera e con il peso di un leone: le peculiarità dell’antico felino sono emerse dall’analisi del cranio effettuata con un acceleratore di particelle presso l’European synchrotron radiation facility (ESFR) di Grenoble, con la collaborazione di Sapienza. Lo studio è pubblicato sulla rivista Scientific Reports

Un nuovo studio, coordinato da Raffaele Sardella e Dawid Adam Iurino del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza con l’Università di Perugia e in collaborazione con l’ESRF di Grenoble e l’Università di Verona, ha permesso di rivelare, a partire da un frammento di cranio fossile, l’identikit di un ghepardo gigante. Si tratta di uno dei più feroci predatori che i primi uomini entrati in Europa hanno dovuto fronteggiare un milione e mezzo di anni fa.

Il frammento, rinvenuto nella prima metà del ’900 alle pendici del Monte Argentario, era inglobato in una dura matrice rocciosa, costituendo per decenni un enigma per gli studiosi: classificato come leopardo a metà degli anni ’50 e successivamente come giaguaro eurasiatico pleistocenico nel primo decennio degli anni 2000, solo pochi anni fa, quando il fossile è divenuto disponibile per studi scientifici, ne è stata identificata la vera natura. Il cranio è quello di Acinonyx pardinensis, meglio conosciuto come ghepardo gigante, l’antenato dell’attuale felino.

Pubblicato in Paleontologia
Venerdì, 25 Maggio 2018 12:29

Bipedi con denti “strani”

Un nuovo studio Sapienza, svolto in collaborazione con le università di Napoli e Firenze, suggerisce che l’acquisizione della postura eretta nel corso dell’evoluzione umana avrebbe condizionato l’occlusione dentaria. La ricerca è pubblicata su Scientific Reports

Un nuovo studio coordinato da Giorgio Manzi per la Sapienza (Dipartimento di Biologia ambientale) in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Firenze, ha dimostrato una stretta relazione tra locomozione bipede e cambiamenti nell’occlusione dentaria, a partire dai nostri più antichi antenati di milioni di anni fa.
Questi risultati, pubblicati su Scientific Reports, contestano la diffusa convinzione secondo cui le caratteristiche della nostra dentatura sarebbero state una conseguenza diretta dei cambiamenti nella dieta avvenuti perlopiù con la comparsa dei primi strumenti del Paleolitico e con l’uso del fuoco per la cottura del cibo.

Pubblicato in Paleontologia

Medicina

L'Arsenale "rubato": come i batteri hanno imparato a colpire ogni cellula

L'Arsenale "rubato": come i batteri hanno imparato a colpire ogni cellula

03 Febbraio 2026

Uno studio dell'Università di Gerusalemme svela come i microbi abbiano...

Paleontologia

Greci di 430.000 anni fa: scoperti i più antichi utensili manuali in legno

Greci di 430.000 anni fa: scoperti i più antichi utensili manuali in legno

27 Gennaio 2026

Un team internazionale, guidato dalle Università di Tubinga e Reading insieme alla Senckenberg Nature...

Geografia e Storia

Dagli Ipogei del Tepui venezuelano ai terreni marziani: un protocollo innovativo per l'indagine di siti estremi

Dagli Ipogei del Tepui venezuelano ai terreni marziani: un protocollo innovativo per l'indagine di siti estremi

15 Dicembre 2025

Un team internazionale ha applicato metodologie analitiche portatili avanzate per esaminare in situ le...

Astronomia e Spazio

Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri

Destinazione Giove: a Roma nasce lo SWIM Lab per scovare oceani extraterrestri

30 Dicembre 2025

Inaugurato presso l'Università Roma Tre un centro di eccellenza mondiale: studierà...

Scienze Naturali e Ambiente

Ghiacciai tossici: anche le vette del Monte Rosa contaminate dai PFAS

Ghiacciai tossici: anche le vette del Monte Rosa contaminate dai PFAS

04 Febbraio 2026

Un recente monitoraggio condotto da Greenpeace Italia ha portato alla luce...

 

Scienzaonline con sottotitolo Sciencenew  - Periodico
Autorizzazioni del Tribunale di Roma – diffusioni:
telematica quotidiana 229/2006 del 08/06/2006
mensile per mezzo stampa 293/2003 del 07/07/2003
Scienceonline, Autorizzazione del Tribunale di Roma 228/2006 del 29/05/06
Pubblicato a Roma – Via A. De Viti de Marco, 50 – Direttore Responsabile Guido Donati

Photo Gallery